Caso D'Anna vs caso Bersani ovvero il doppiopesismo del Partito Democratico

Caso D'Anna vs caso Bersani ovvero il doppiopesismo del Partito Democratico

Il 25 maggio, nella trasmissione radiofonica Un Giorno Da Pecora, in onda su Rai Radio2, era ospite il senatore casertano Vincenzo D'Anna appartenente al gruppo Ala, costituitosi ad hoc per sostenere Renzi pur senza far parte, a parole ma non nei fatti, della maggioranza di Governo.

Rispondendo ad una domanda del conduttore che gli chiedeva che cosa ne pensasse della dichiarazione della senatrice PD, giornalista sotto scorta, Rosaria Capacchione che aveva detto che lei non si sarebbe mai fatta fotografare insieme a Verdini, D'Anna ha risposto: «Io sono amico della Capacchione, che però assomiglia a Saviano.

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Vive di rendita. Entrambi hanno la scorta, anche se processualmente è stato accertato che chi li minacciava era l'avvocato Santonastaso, perché tutti i boss che loro millantavano essere i mandanti, sono stati tutti assolti.
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Che dovrebbero posare la scorta e lasciarla ai magistrati o quanti altri fanno veramente la lotta alla malavita. Il motivo per cui è stata assegnata loro la scorta è stato dimostrato essere inesistente.
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Se fosse per me la toglierei, tutto sommato lui è uno che ha copiato la metà dell'unico libro che ha fatto.
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Ma chi lo deve uccidere? A chi vuole che dia fastidio Saviano? Lui è un'icona farlocca che non ha mai detto nulla che possa infastidire la camorra. La camorra viene infastidita dalla polizia, dai magistrati, dai carabinieri, non da lui che si è arricchito con un un libro che ha pure copiato per metà.»

La trascrizione è quella riportata dall'agenzia Ansa, senza le domande del conduttore. Le dichiarazioni di D'Anna hanno fatto scalpore, almeno per quanto riguarda la stampa, che le ha riprese e ha dato loro ampio rilievo.
Come conseguenza, dalla parte degli interessati, vi sono state le scuse di Denis Verdini a Rosaria Capacchione e le dichiarazioni indignate di Roberto Saviano su facebook: «Il senatore D'Anna, dannoso scherano di Verdini, renziano e cosentiniano insieme, impone a me di rinunciare alla scorta. A me che non vedo l'ora di tornare libero. Cosa debbo pensare: ha forse progetti per il mio futuro? Un "grazie" va anche a Radio Rai e al servizio pubblico che hanno consentito la diffusione delle solite porcherie.
E poi, sarebbe questa la comunicazione del PD? Sono questi gli alleati di Renzi a Roma e di Valeria Valente a Napoli? Sono queste le nuove risorse campane? Buona fortuna. E Vergogna.»
Il ministro dell'Interno Alfano, da parte sua, è intervenuto per dire che la revoca della scorta non era in discussione.

Adesso, facciamo un piccolo volo pindarico e passiamo alle dichiarazioni rilasciate da Bersani, sempre il 25 maggio, in un'altra trasmissione di Radio Rai, Radio Anch'io.
In merito alla riforma costituzionale, Bersani, dopo aver detto di essere intenzionato a votare Sì, ha anche aggiunto quali siano i suoi dubbi che potrebbero portarlo a votare No: «Se le cose vanno avanti così, tra quattro mesi ci troviamo tra le macerie del campo democratico. Renzi deve tener conto delle obiezioni non irragionevoli del no. In particolare dovrebbe annunciare una proposta di legge per l'elezione diretta del Senato e la disponibilità a modificare l'italicum. Renzi dovrebbe dire votate sì, e vi dico anche che rispondendo ad alcune obiezioni, sono disposto a riflettere sull'Italicum.
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Serve il doppio turno di collegio. Non si può scambiare un ballottaggio con il doppio turno.» Tra l'altro, la teoria del doppio turno era quella che Bersani aveva già espresso nella campagna elettorale delle ultime politiche.

In questo caso, le dichiarazioni di Bersani non sono passate inosservate all'interno del PD che ha ritenuto di dover replicare con i suoi dirigenti di primo piano, fino allo stesso Renzi.

Lorenzo Guerini, vicesegretario Pd: «Non ci sono le condizioni per aprire una discussione diversa. Non abbiamo la legge elettorale all'ordine del giorno.»

Debora Serracchiani, presidente del Friuli Venezia Giulia e vicesegretario del Pd: «Noi abbiamo detto che la legge elettorale è già stata fatta e approvata. Adesso stiamo parlando di un referendum sulla riforma costituzionale, chiederemo agli italiani se sono d'accordo, e io mi auguro davvero di sì, per avere un'Italia più semplice, più efficiente e anche più competitiva rispetto alle sfide che stiamo affrontando.»

Dario Franceschini, ministro dei Beni Culturali: «Mi fa tanta tristezza vedere tante persone in tutti i partiti, anche nel mio, che dopo aver chiesto per anni questa riforma oggi per ragioni solo personali e di lotta politica sono diventati improvvisamente contrari. Da ministro non parlo di politica, mi concedo una deroga.»

Ed infine, addirittura dal Giappone dove era impegnato per il G7, è arrivata anche la dichiarazione del presidente del Consiglio, Matteo Renzi:«L'Italicum non si discute, dà la certezza a chi arriva prima di governare. E' una legge molto semplice che dice che chi vince le elezioni può governare, è fondamentale nel rapporto tra politici e persone. Ed elimina il rischio degli inciuci permanenti.
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Non può esserci nessun collegamento tra legge elettorale e referendum costituzionale.»

Che cosa hanno in comune questi due fatti? Le dichiarazioni o più precisamente l'assenza di dichiarazioni da parte dei vertici del PD alle parole del senatore D'Anna. Ma come! Vicesegretari, ministri e presidenti si affannano a replicare a stretto giro appena sentono rilanciare dai media le parole di qualcuno che potrebbe, da sottolineare potrebbe, essere contrario alla riforma costituzionale, mentre non hanno nulla da dire se un loro (quasi) alleato di Governo da del farloco a delle persone che sono in pericolo di vita a causa della Camorra, auspicando che venga loro revocata la scorta?

È quello del senatore D'Anna il senso di legalità, libertà, giustizia che il Partito Democratico vuole proporre come esempio? Non è dato saperlo, perché Guerini, Serracchiani e Renzi, sempre prontissimi ad inviare repliche su qualsiasi argomento ed in qualsiasi momento, stavolta, curiosamente, non ci hanno fatto conoscere il loro parere.
E per fortuna il gruppo Ala non è nella maggioranza di Governo, altrimenti chissà che cosa non avrebbero detto!

Monica Maggiolini
nella categoria Politica
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