L'ultimo capitolo della guerra dei babbi: adesso è il turno di quello di Di Battista

L'ultimo capitolo della guerra dei babbi: adesso è il turno di quello di Di Battista

In Italia il senso della realtà è ormai andato perduto da tempo, forse in generale, ma in particolare nella politica è un fatto accertato. Il consenso, infatti, ha ormai preso il sopravvento su logica e contenuti e l'attività di un politico italiano è legata non tanto alle sue capacità, quanto alla sua visibilità sui media e al suo saper comunicare.

Quindi, nel nostro Paese non è indispensabile per un politico essere intelligente e preparato, è sufficiente che abbia una faccia "pulita", sia sempre sorridente, piaccia a tutti, sia disponibile e, soprattutto dica o faccia cose che tutti possano apprezzare e condividere.

Ecco perché un politico dedica gran parte del suo tempo ad inviare post sul cibo, sulle sue attività sportive, sugli animali, quelli con le mogli o le fidanzate, quelli sulla squadra del cuore, quelli di cordoglio, quelli di felicitazioni... e via dicendo. Confrontate i profili social di un personaggio dello spettacolo con quelli di uno dei politici che adesso "vanno per la maggiore". Al confronto i primi appaiono dei dilettanti allo sbaraglio. Persino i personaggi dello sport sono più riservati dei nostri politici.

E tutto questo è normale? Nell'Italia di oggi pensiamo che lo sia, ma negli altri Paesi non è assolutamente così.

E se l'anormalità è diventata normalità nella politica, come è possibile che anche tutto ciò che vi ruota attorno possa essere o continuare ad essere razionale e normale?

Ne è un buon esempio la guerra dei babbi, scelta da una parte della stampa per attaccare i vertici del Movimento 5 Stelle. Alla stregua di quella nei confronti di babbo Boschi e babbo Renzi, sebbene le loro vicende - a torto o a ragione - avessero comunque delle relazioni dirette con l'attività politica dei figli, alcuni giornali, in questi ultimi tempi, hanno pensato bene di tirare in ballo le attività, non floride, delle aziende dei babbi di Di Maio e Di Battista per attaccare i figli, come se un'azienda privata che va in malora sia un caso da portare alla ribalta della pubblica opinione come reato e caso politico.

E se i giornali vanno a raccattar documenti e scartoffie negli archivi per smerciare delle notizie che di pubblico interesse hanno poco o nulla, è evidente poi che le opposizioni cerchino di cavalcare l'onda trasformando dello pseudo giornalismo in pura e semplice bagarre.


Questa considerazione fa da cappello a quanto riportato dall'ex deputato 5 Stelle e ancora attivissimo promotore grillino Alessandro Di Battista che, dal Sud America, risponde così alla stampa nemica e all'opposizione per i fatti che riguardano il "suo babbo":

«Eccolo qua, puntualissimo, è arrivato l'attacco del Giornale di Sallusti/Berlusconi alla mia famiglia. Parliamo dello stesso giornale che mesi fa intitolò in prima pagina: “Furbata Di Battista, si ritira dalla politica ma piazza il padre in Parlamento”. Lo stesso giornale che l'anno scorso diede spazio - senza fare verifiche - al suo padrone Berlusconi quando disse che “non avevo studiato, non mi ero laureato etc etc”.

Oggi, udite udite, tramite una visura camerale - una roba pubblica insomma - scopre che la piccola azienda di famiglia (3 dipendenti tra cui mia sorella) ha difficoltà. Chapeau! A questo punto gli consiglio di fare altre decine di migliaia di visure camerali ad altrettante PMI per scoprire la situazione delle piccole imprese italiane. E gli consiglio di sbattere in prima pagina tutto ciò che scopriranno.

Ebbene sì, la nostra azienda va avanti, con enormi difficoltà. Mio padre, ad oltre 70 anni, lavora come un matto. Il carico fiscale è enorme. L’azienda ha avuto difficoltà a pagare puntualmente i 3 dipendenti (tra cui mia sorella). Ciononostante l’azienda tira avanti, così come tante altre, sperando che i colpevoli, che oltretutto oggi provano, in modo scomposto, a fare i carnefici, vengano cacciati, una volta per tutte, dalle Istituzioni. E adesso un paio di cosette:

1. Vi dico una cosa: Grazie. Pensate di indebolirmi ma ottenete il contrario. Oggi, grazie a voi, ogni piccolo imprenditore italiano sa che un ex-parlamentare, quando era in Parlamento, non si è occupato dell'azienda di famiglia.

2. Io sono così calmo e tranquillo ultimamente, ma se provocate mi tocca tornare ad Arcore sotto la villa del vostro padrone. Stavolta
però per leggere dei pezzi della sentenza sulla trattativa Stato-Mafia. L'avete voluto voi evidentemente.

3. Ho visto che Renzi ci si è subito buttato a pesce su questa stupidaggine. Caro Matteo, so che ti brucia ancora che uno come me, senza guru della comunicazione, senza TV dalla sua parte, solo con un motorino, ti ha fatto il “culo” al referendum costituzionale. Cerca però di essere più discreto, così si nota troppo.

4. Vi ricordate quando B. si burlò di me dicendo, per l'appunto, che non avevo studiato, che ero fuori corso etc etc. L'ho querelato e lui alla fine ha accettato di scrivere la letterina che vi allego qui sotto. Quando torno me la stampo, ci faccio una gigantografia e l'attacco al muro tra il diploma di laurea e quello del master. Ovviamente dopo averne mandata una copia a Sallusti chiedendogli, come sempre, di obbedire al suo padrone e di chiamarmi “Illustre Signor Dottor Di Battista”.»


Essendo ormai accertata la normalità dell'anormalità, perché non ritenere normale anche la risposta di Di Battista - con implicito ricatto - che non tanto "serenamente", come invece vorrebbe far credere, risponde in maniera scomposta a chi, sempre in maniera scomposta, ha tirato in ballo vicende private della sua famiglia?

Tale  risposta è normale, in special modo di questi tempi... ma è anche normale chiedersi fino a dove vorranno arrivare i nostri politici prima di accorgersi che quello che sta accadendo in Italia è unico e non appartiene certo alle cose del nostro Paese da promuovere e rivendere all'estero.

Categoria Cronaca
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