Lo sgombero di Casapound? Il Mef dice che non c'è fretta, ma anche la Raggi sarebbe d'accordo

Lo sgombero di Casapound? Il Mef dice che non c'è fretta, ma anche la Raggi sarebbe d'accordo

L'irreprensibilmente onesta Virginia Raggi deve sottomettersi all'evidenza del famoso detto "ubi maior, minor cessat".

Lo scorso 29 gennaio, il Campidoglio aveva votato, approvandola, una mozione presentata dal Partito Democratico in cui si chiedeva lo sgombero della sede di Casapound. La mozione impegnava la sindaca Virginia Raggi a farsi promotrice di tale istanza presso il ministero degli Interni, il prefetto e il questore.

In risposta alla Sindaca ha scritto il capo di gabinetto del ministero dell'Economia, dicendole che lo sgombero del palazzo di via Napoleone III occupato da Casapound, non è una priorità.

Per quale motivo? Per il ministero guidato da Tria, il palazzo di proprietà del Demanio occupato dagli estremisti di destra dal 27 dicembre 2003, non è tra i primi edifici da sgomberare nella lunga lista dei palazzi occupati della capitale, perché dopo un consulto con il Demanio e la prefettura, il Mef ha stabilito che il palazzo è in buone condizioni igieniche e non è a rischio crollo.

Secondo la Cgil di Roma e del Lazio, la decisione di Tria è, al tempo stesso, grottesca e preoccupante: "Grottesca, perché nella città della delibera 140 che prevedeva lo sgombero delle realtà associative romane, l'unica tutela arriva per Casa Pound, con il placet del governo nazionale", mentre decine di realtà che nel corso degli anni hanno svolto una funzione di sussidiarietà e di sostegno civile e sociale a Roma oggi sono sotto attacco, come dimostra il caso della Casa internazionale delle donne.

Inoltre, la notizia è anche "preoccupante, perché invece di procedere allo scioglimento di una formazione dichiaratamente e orgogliosamente fascista, la si tutela in spregio anche al dettato costituzionale.

Per quanto ci riguarda – conclude la nota della Cgil romana – continueremo a svolgere la nostra attività a sostegno dei più deboli e dei valori fondanti della nostra comunità, fra i quali è da annoverare senza dubbio l'antifascismo. Questo concetto lo riproporremo in piazza il prossimo 25 aprile, proprio nella città medaglia d'oro della Resistenza".


Nella vicenda c'è poi anche chi vede, da parte di Virginia Raggi solo la volontà di mettere in scena una commedia in relazione all'immobile occupato da Casapound, dato che sono mesi che, "con cadenza quasi settimanale", la sindaca chiede lo sgombero dello stabile di via Napoleone III.

Anche in questo caso dobbiamo chiederci perché? Questa è la risposta di Davide Di Stefano.

"Il 24 ottobre scorso la Raggi ha partecipato ad una riunione insieme al ministro dell'Interno Salvini. La riunione, indetta pochi giorni dopo il brutale omicidio di Desireè, era quella del comitato per l'ordine e la sicurezza.

Il risultato di questa riunione è la redazione di una lista di sgomberi prioritari. Degli oltre 100 stabili occupati nella Capitale ne vengono individuati 4 da sgomberare con priorità a causa dello stato di fatiscenza e dei problemi per la sicurezza.

Altri 23 interessati da procedimento giudiziario rientrano nella seconda fascia. Lo stabile di via Napoleone III [quello occupato da Casapound] viene DOPO. È la stessa sindaca, di fatto, a spiegarlo (pur non nominandolo), nelle interviste all'uscita della riunione."


Quindi, da una parte la sindaca sa che lo stabile non verrà di fatto mai sgomberato, anche per quanto da lei deciso il 24 ottobre, dall'altra fa credere di impegnarsi per lo sgombero verso quella componente della sinistra che ancora guarda al Movimento 5 Stelle.

A proposito... Davide Di Stefano che sostiene questa tesi è il "responsabile romano di Casapound Italia".

Categoria Cronaca
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