Rettifica. Luigi Di Maio non è fascista, è solo confuso!

Rettifica. Luigi Di Maio non è fascista, è solo confuso!

Il presidente del Consiglio in pectore del Movimento 5 Stelle, sua Eccellenza il non ancora cavaliere Luigi Di Maio ieri, nel suo intervento al Festival del Lavoro a Torino, ha annunciato di voler riformare i sindacati.

Come era prevedibile, Luigi Di Maio è stato preso a pesci in faccia per due semplici motivi. Il primo di opportunità. Considerando che in Italia c'è stata una dittatura fascista che, per governare indisturbata, ha pensato bene anche di "riformare" i sindacati creandone uno per conto proprio, annunci simili sono da evitare come la peste. Il secondo motivo è di carattere pratico. L'iscrizione al sindacato è volontaria e non obbligatoria.

Pertanto, se un lavoratore ritiene che un sindacato non faccia correttamente i suoi interessi nel rappresentarlo, può non rinnovare la tessera in qualsiasi momento. Quindi, i lavoratori possono riformare i sindacati come e quando vogliono.

Se Luigi Di Maio fosse persona avveduta, oggi, ascoltate le critiche, ne avrebbe fatto tesoro tacendo sulla questione in modo che passasse nel dimenticatoio il più presto possibile. Ma Luigi Di Maio non è persona avveduta e, evidentemente, neppure coloro che gli stanno appresso e in momenti simili dovrebbero consigliarlo, se non addirittura trattenerlo.

Pertanto, invece di stare in silenzio o di chiarire e scusarsi, Di Maio ha ulteriormente attaccato i sindacati cercando di dimostrare come dovuto quanto da lui sostenuto sabato. Risultato? Una serie di affermazioni senza capo né coda con accuse a vanvera, senza neppure prendersi la briga di dimostrarle.

Per difendersi, il non ancora cavaliere candidato 5 Stelle, ha subito calato l'asso di briscola: «Più rappresentanza per i lavoratori e meno privilegi per i sindacati, maggiore tutela dei giovani precari e stop agli stipendi da capogiro dei sindacalisti che sfiorano (tempo presente indicativo) i 300mila euro all'anno», ha scritto in un post su facebook!



Ma naturalmente, Di Maio si è dimenticato di fare nomi e cognomi. Come riportato in un articolo de Il Giornale (non certo una fonte amica del sindacalismo) gli stipendi dei sindacalisti più in vista neppure sfiorano lontanamente la cifra indicata da Di Maio.

Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, guadagna 3.850 euro netti al mese; un componente della segreteria nazionale Cgil poco meno di 2.800 euro; il segretario generale della Cisl, Anna Maria Furlan, dovrebbe guadagnare intorno ai 4.000 euro; Maurizio Landini, quando era a capo dela Fiom, guadagnava 2.250 euro.

Su queste cifre si aggirano oggi gli stipendi dei sindacalisti. Ma forse Di Maio si riferiva ad alcuni anni fa quando a guidare la Cisl era un certo Bonanni che, insieme ad altri, ha effettivamente accumulato stipendi e buonuscite che si aggiravano sulla cifra indicata. Ma questo ha riguardato un sindacato ed alcuni suoi componenti in una vicenda che risale al 2011! Ma dopo sei anni Di Maio vuol far credere che questa sia ancora la realtà? Non molto aggiornato il giovane pentastellato.

Ma non gli è bastato aggiungere questa ulteriore brutta figura a quelle finora già inanellate. Di Maio ha voluto esagerare enumerando con vari STOP (sic!) le numerose colpe del sindacato e di chi vi lavora aggiungendo poi che i lavoratori dovrebbero:

- avere dei rappresentanti nei consigli di amministrazione per discutere la strategia e le risorse aziendali;
- partecipare agli utili dell'azienda e che possano dire la loro su com'è organizzato il lavoro anche attraverso proposte e suggerimenti di cui il management deve tenere conto;
- avere dei rappresentanti eletti direttamente per la gestione quotidiana dei problemi organizzativi con l'azienda.

In pratica, Di Maio, con la sua tirata, ha dimostrato che voleva dire che lui vorrà riformare le norme che regolano le aziende e non quelle che regolano i sindacati!

Il presidente del Consiglio in pectore del Movimento 5 Stelle, sua Eccellenza il non ancora cavaliere Luigi Di Maio, non solo non è preparato in geografia (Venezuela), ancor meno in storia (colpo di Stato in Cile) e soprattutto in italiano (nell'uso dei congiuntivi), ma è oltretutto persino completamente "rintronato", dal suo ego a 5 Stelle, tanto da voler dimostrare l'indimostrabile finendo persino per confondere le aziende con il sindacato!

E vuole fare il presidente del Consiglio!

Giuseppe Ballerini
nella categoria Politica
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