Lo sforzo di Matteo Salvini per recuperare consensi nei confronti "dell'alleata" Giorgia Meloni in vista delle europee del prossimo giugno è talmente ostinato da esser pure commovente. Purtroppo per lui, però, non riesce a schiodarsi dalle percentuali di un anno fa... nonostante l'impegno, che lo vede sempre pronto e disponibile a sostenere tutto ciò che, a suo giudizio, dovrebbe esser condiviso dalla maggioranza degli italiani, scegliendo di volta in volta temi sempre diversi, di cui, poverino, non sa assolutamente nulla.

Lo dimostra una recente dichiarazione su quanto sta accadendo in Medio Oriente, in un suo intervento al Congresso Nazionale della "Federazione Associazioni Italia Israele", dove (i virgolettati sono de il Giornale) ha detto:

"Il terrorismo islamico è anche un business. Sono convinto che sui coni correnti di qualcuno di questi bestiali macellai ci siano decine di milioni di euro a cui altri paesi occidentali stanno contribuendo e sono stufo di contribuire all'arricchimento personale di gente che dovrebbe essere cancellata dalla faccia della terra. È necessario andare fino in fondo sulle fonti di finanziamento. Sono convinto che i terroristi abbiamo documentato la carneficina [del 7 ottobbre] per sollecitare una reazione e alimentando una divisione proprio in un momento in cui c'era un avvicinamento di alcuni Paesi islamici a Israele".

Ma oltre che con Hamas, Salvini se la prende anche con le ong, prima tra tutte Amnesty International:

"Dobbiamo anche scoperchiare il tema dei finanziamenti delle organizzazioni internazionali. Facciamo nomi e cognomi: Amnesty international".

Di quali finanziamenti parla Salvini? Non è dato sapere. Ma si capisce però che cosa a Salvini non vada giù... il fatto che Amnesty International denunci l'apartheid di Israele e il genocidio in atto a Gaza.

Ad esempio, in relazione all'apartheid, Amnesty ricorda che 

"il Servizio israeliano delle prigioni ha informato l’organizzazione per i diritti umani HaMoked che, alla data del 1° novembre, i detenuti palestinesi erano 6809.Il 31 ottobre le autorità israeliane hanno esteso di un mese lo “stato di emergenza nelle prigioni”, che conferisce al ministro per la Sicurezza nazionale poteri pressoché illimitati di negare ai prigionieri già condannati le visite di familiari e avvocati, di tenere i detenuti in celle sovraffollate, di negare loro esercizi all’aperto e di imporre crudeli punizioni collettive come non fornire acqua e luce per lunghe ore. Si tratta, di fatto, dell’intensificazione di trattamenti crudeli e inumani ai danni dei detenuti, in violazione del divieto di tortura e altri maltrattamenti.Il Comitato internazionale della Croce rossa ha confermato che, dal 7 ottobre, ai prigionieri palestinesi vengono negati i contatti con le famiglie e gli avvocati.Sanaa Salameh, moglie di Walid Daqqah, prigioniero palestinese malato terminale, ha dichiarato ad Amnesty International che dal 7 ottobre né lei né l’avvocato sono autorizzati a vederlo e non ricevono informazioni sul suo stato di salute.Secondo l’avvocato palestinese Hassan Abadi, ai detenuti palestinesi sono stati confiscati tutti i beni personali (libri, diari, vestiti, lettere, cibo e altro), che a volte sono stati bruciati. Una detenuta da lui difesa gli ha raccontato che, dopo essere stata arrestata e portata bendata alla stazione di polizia di Kiryat Arba, nei pressi di Hebron, è stata minacciata di stupro".

Per poi aggiungere di aver anche documentato da decenni il massiccio uso della tortura, da parte delle autorità israeliane, nei centri di detenzione della Cisgiordania occupata che, nelle ultime quattro settimane, tramite immagini diffuse online ha mostrato tremende scene di soldati che picchiano e umiliano palestinesi dopo averli bendati, denudati e  legati: 

"In un’immagine analizzata dal Crisis Evidence Lab di Amnesty International, tre palestinesi bendati e denudati sono accanto a un soldato con l’uniforme verde oliva tipica delle forze israeliane di terra. Un’indagine pubblicata il 19 ottobre dal quotidiano israeliano Haaretz ha concluso che quella fotografia è stata scattata il 12 ottobre a Wadi al-Seeq, un villaggio a est di Ramallah. Una delle tre vittime inquadrate nella foto ha detto ad Amnesty International di essere stato inizialmente fermato e picchiato dai coloni. Dopo due ore è arrivata una jeep dell’esercito israeliano:“Uno dei soldati si è avvicinato e mi ha preso a calci, è salito con entrambe le gambe sulla mia testa spingendo il mio volto a terra, poi, mentre avevo le mani legate dietro la schiena, ha continuato a prendermi a calci. Ha preso un coltello e mi ha strappato i vestiti, a eccezione delle mutande, e li ha usati per bendarmi. Poi ha continuato a picchiarmi su tutto il corpo. A un certo punto mi è saltato sulla schiena, tre o quattro volte, urlando: ‘Muori, spazzatura! Quando ha finito, è sopraggiunto un altro soldato che mi ha urinato in faccia e sul corpo urlando a sua volta  ‘Dovete morire’".

Ma Amnesty, occupandosi di diritti umani, denuncia qualsiasi crimine e qualsiasi violazione, compresi quelli commessi da Hamas: www.amnesty.it/hamas-e-gli-altri-gruppi-armati-liberino-gli-ostaggi-civili .

Ma uno come Salvini, impegnato a promuovere odio e contrapposizione in funzione del tornaconto elettorale (ha mai parlato dei civili palestinesi uccisi a Gaza?), di certi "dettagli" non può tenerne conto.  

Il guaio per Salvini, però, è che volendosi occupare di tutto, cercando di interpretare il tutto a supporto di ciò che sarebbe o dovrebbe essere il sentire comune dell'elettorato cui si rivolge, finisce per fare delle stupidaggini, come dimostra il post seguente in cui invita a vergognarsi coloro che sono "CONTRO" l'antisemitismo:

Ma perché Salvini invita a vergognarsi di un murales che, a suo dire, sarebbe contro l'antisemitismo? Ma non era un sostenitore di Israele, del sionismo ebraico e degli ebrei in generale... qualunque cosa dicano e facciano?




#Salvini  #MatteoSalvini  #antisemistismo