Toninelli riferisce alla Camera sul crollo del ponte Morandi e denuncia pressioni perché gli atti della concessione non fossero resi pubblici

Toninelli riferisce alla Camera sul crollo del ponte Morandi e denuncia pressioni perché gli atti della concessione non fossero resi pubblici

Questo martedì, il ministro delle Infrastrutture Toninelli si è presentato alla Camera per le comunicazioni del Governo sul crollo del "ponte Morandi" di Genova del 14 agosto 2018.

Il suo intervento si è concretizzato nel ripetere ciò che già aveva detto in Commissione. Un passaggio del discorso letto da Toninelli ha fatto però deviare il corso della seduta su un altro argomento.

«Nonostante questo, già venerdì scorso ho dato mandato alla dirigenza del mio ministero di tirare fuori tutti gli atti, gli allegati e il piano finanziario connesso alla convenzione, malgrado le fortissime pressioni interne ed esterne in senso contrario che stavo subendo e che continuo a subire.L'ho fatto in modo da dare davvero trasparenza all'opinione pubblica sui numeri grazie ai quali i padroni delle autostrade si sono arricchiti gestendo beni che appartengono ai cittadini, cioè a tutti noi. La trasparenza è il primo passo, ma non ci fermeremo certamente qui.»

Toninelli ha parlato di pressioni subite all'interno e all'esterno - si presume del suo ministero - perché non rendesse pubblici gli atti legati alla concessione di Autostrade.

Apriti cielo! Dato che il ministro ha pure invocato la trasparenza, giustamente le opposizioni si sono rivolte al presidente della Camera perché invitasse il ministro a fare i nomi di chi avesse cercato di ostacolarlo, di far sapere se già si fosse rivolto alla magistratura per una denuncia e che, in caso contrario, fosse il presidente Fico a farla a nome dei deputati dell'Aula che rappresenta.

Alle richieste non hanno fatto seguito né la promessa di Fico di portare il discorso di Toninelli in Procura, né l'intervento di Toninelli per chiarire le sue parole.


Il caso però, capita come il cacio sui maccheroni, perché in nome della trasparenza e della correttezza, il capo politico dei 5 Stelle, proprio nelle stesse ore ha pubblicato un post, molto poco istituzionale, in cui minaccia corrotti e corruttori che a breve arriverà per loro una legge che li "spazzerà" via!

"Praticamente non lascia alcuno scampo a chi corrompe - ha scritto Di Maio - e a chi viene corrotto. Per cui, in sostanza, corrompere non conviene più. A nessuno e in nessun caso.Prima dell'approvazione di questa legge voi corrotti, ad esempio, potevate contare sul fatto che chi viene a proporvi una mazzetta per truffare un concorso o un appalto sia senza dubbio alcuno un corruttore certificato e che nessuno possa scovarvi.Con lo Spazza Corrotti non sarà più così. Mentre ti propongono la tangente ci potrebbe essere un infiltrato delle forze dell'ordine proprio al tuo fianco perché pensi che faccia parte della combriccola.E invece è lì per arrestarti, un moderno Donnie Brasco. (sic!)"


Toninelli ha parlato di pressioni e non di mazzette, per cui le parole di Di Maio non lo riguardano direttamente, è vero... ma indirettamente, però, lo riguardano eccome. Infatti, l'azione politica dei 5 Stelle, così cruda e volgare anche nella propria comunicazione istituzionale come dimostrato dalle parole di Di Maio, si basa su legalità e trasparenza.

Se un ministro riceve pressioni, e soprattutto se questo avviene nell'esercizio delle sue funzioni, deve andare a denunciare chi le abbia fatte, ed è un obbligo ancor più pressante per un ministro di questo governo.

A meno che le pressioni cui Toninelli si riferiva non fossero altro che quelle suggerite dalla propaganda.

Categoria Politica
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