Cronaca

L’Eterna Trattativa

Personalmente la “cattura” di Matteo Messina Denaro non mi aveva convinto per niente. Quella di Riina ancor meno! Per Provenzano si è ripetuta la stessa storia.

Questa volta la mafia ha usato Salvatore Baiardo il “portavoce ufficiale del suo ufficio stampa” che circa due mesi prima della “cattura” dell'ultimo boss mafioso aveva rilasciato (non certo casualmente) un’intervista per “Non è l’Arena” a un Giletti sconvolto. L’intervista fa parte di un reportage di circa tre ore intitolato (provocatoriamente?) “Fantasmi di mafia” andato in onda su La7, in prima serata, il 5 novembre 2022.

Per chi non l'avesse vista è riportata di seguito. Si consiglia di ascoltarne con molta attenzione i contenuti, perché quello che sta accadendo, che lo si accetti o meno, condizionerà inevitabilmente il destino di ciascuno di noi, sia collettivo che individuale. 

Prima di tutto occorre conoscere il personaggio principale che dà inizio all’ultima scandalosa trattativa tra la mafia e la criminalità istituzionale che governa il nostro Paese: Salvatore Baiardo.

Uomo di fiducia dei fratelli Graviano, alleati ai corleonesi di Totò Riina, ne gestì per anni la latitanza con ottimi risultati fin quando Berlusconi entrò in politica nel ’94, vinse le lezioni e divenne premier. Risulta essere un elemento dinamico e ben informato sui personaggi di spicco della mafia e, in particolare, sugli affari intercorsi tra la famiglia dei Graviano e Berlusconi; vi è una video intervista risalente a molti anni fa durante la quale affermava di aver trasportato “navi” di danaro dalla Sicilia alla Sardegna destinate a cofinanziare le lottizzazioni che hanno sconvolto il meraviglioso paesaggio dell’isola.

Stando a molte testimonianze Berlusconi avrebbe avuto rapporti d’affari con la mafia sin dagli anni ’80; che la mafia fornisse capitali da riciclare all’imprenditoria del nord per realizzare villaggi turistici nei posti più suggestivi in varie parti del mondo oggi non è più un segreto, i giovani del nord per decenni hanno avuto a disposizione migliaia di posti di lavoro all’estero facendo gli animatori e personale addetto ai vari servizi in quei villaggi. Il patto sarebbe saltato del tutto nel 2002 perché Cosa Nostra non aveva ottenuto quanto richiesto: revisioni di processi di mafia e della legge sui sequestri di beni, modifiche all'articolo 41-bis relativo al regime carcerario duro.

Durante la deposizione di Giuseppe Graviano nel processo “’Ndrangheta stragista” tenutosi a Reggio Calabria nel febbraio 2020 sostiene che la sua famiglia sin dagli anni ’80 ha affidato enormi capitali a Berlusconi per investirli nel settore immobiliare, il nonno Filippo Quartararo iniziò con un investimento di 20 miliardi di vecchie lire, tale somma fu raccolta tra le famiglie palermitane. La prima riunione per definire gli accordi avvenne a Milano presso l’Hotel Quark nel 1983, vi parteciparono il nonno Filippo, il cugino Salvatore Graviano e Berlusconi.

Il testimone dichiara che gli affari proseguirono in pieno accordo per dieci anni durante i quali, ormai latitante, la sua vita a Milano trascorreva tranquilla senza alcuna precauzione fin quando nel dicembre del ’93 si incontrò di nuovo con Berlusconi per regolarizzare il rapporto finanziario con un atto redatto da un notaio e conservato nel segreto delle casseforti o cassette di sicurezza delle banche estere dove sarebbero stati riportati i nomi dei finanziatori che comparivano solo su di una scrittura privata priva di rilevanza giuridica in possesso del cugino Salvatore. Si intuisce che gli investimenti dovevano essere ingenti perché si erano estesi anche alla realizzazione di Milano 3 dove il cugino aveva ricevuto in regalo un appartamento nel quale si svolse una cena con Berlusconi che annunciò la sua “scesa in campo” in politica chiedendo un aiuto in Sicilia e, dati i risultati, si presume che l’ottenne.

È scontato che accordi e tradimenti avvengono sempre per un interesse, nel caso specifico, a detta del testimone, Berlusconi non voleva regolarizzare l’accordo concluso nel 1983: un atto pubblico di quel genere l’avrebbe esposto per sempre al ricatto della mafia invece i ruoli si invertirono perché secondo Graviano, Berlusconi curò la regia della sua cattura avvenuta nel gennaio del 1994 avvalendosi di un collaboratore di giustizia Totuccio Contorno. Durante l’udienza fa altre dichiarazioni “pesanti” nei confronti di Berlusconi che Ghedini neutralizzò liquidandole lapidariamente come segue: (…) “dichiarazioni totalmente e platealmente destituite di ogni fondamento, sconnesse dalla realtà nonché palesemente diffamatorie “, dette solamente con lo scopo di “ottenere benefici processuali o carcerari”. 

Giuseppe Graviano aveva accusato Berlusconi di tradimento (accusa già formulata in carcere parlando con Adinolfi) testualmente: "Berlusconi fu un traditore, perché quando si parlò della riforma del Codice penale - e si parlava di abolizione dell'ergastolo - mi hanno detto che lui chiese di non inserire gli imputati coinvolti nelle stragi mafiose". E continua: "Un avvocato di Forza Italia mi disse che stavano cambiando il Codice penale e che doveva darmi brutte notizie. Perché in Parlamento avevano avuto indicazioni da Berlusconi di non inserire quelli coinvolti nelle stragi. Lì ho avuto la conferma che era finito tutto. Mio cugino Salvo era morto nel frattempo per un tumore al cervello. E nella riforma del Codice penale non saremmo stati inseriti tra i destinatari dell'abolizione dell'ergastolo... Questo mi portò a dire che Berlusconi era un traditore".

I Graviano per decenni hanno mantenuto fede al “voto del silenzio” ma dinanzi ai giudici di Firenze Giuseppe ha ribadito l’esistenza di una scrittura privata e, testualmente: "Sono convinto che io e mio cugino Salvatore siamo stati arrestati per impedirci di formalizzare l’accordo economico con Berlusconi, e le stragi sono cessate per addossare tutte le precedenti a me." 

Il primo “fantasma” che (ri)appare è il papello che Riina preparò per concludere la trattativa tra i due eroici ufficiali dei carabinieri Mori, De Donno e il nuovo capo mafioso Provenzano per ripristinare i tranquilli rapporti preesistenti sin dal 1947 e salvare la pelle ad alcuni politici DC che evidentemente non avevano mantenuto gli impegni presi con quei galantuomini.  

Il secondo fantasma rappresenta gli investimenti mafiosi confluiti dal 1984 in poi principalmente nelle attività immobiliari di Berlusconi.

Il terzo fantasma è l’ergastolo ostativo. 

Il quarto fantasma, a mio avviso il più temibile, sono i rapporti malati tra i vertici dello Stato italiano, la mafia e le entità politiche straniere che tengono le fila degli intrecci geopolitici, militari ed economici che ammorbano il Mediterraneo esponendo senza alcuna difesa il nostro Paese ad ogni sorta di ricatti, di pericoli, di malaffari, di ingiustizie e compromessi che stanno disintegrando l’identità e la dignità di un popolo politicamente immaturo e prono. 

Il quinto, più che un fantasma è un demone, l’arrivo dei fondi europei ottenuti dall’ex premier Conte. Il Pnrr ha risvegliato gli appetiti sopiti dei padrini se aggiungiamo la guerra tra l’Ucraina e la Russia, il quadro inquieto dei paesi del Medio Oriente e dell’Africa e li colleghiamo al traffico di armi il quadro è “abbastanza” esaustivo.

L’intervista rilasciata due mesi fa dal collaboratore di giustizia Salvatore Baiardo a Giletti non da adito ad equivoci: la mafia invia un messaggio chiaro ai suoi complici istituzionali e lo fa pubblicamente: offre uno scambio. Stante a quanto è accaduto, le presunzioni che hanno costellato l’intervista del collaboratore di giustizia in realtà erano già accordi “in corso d’opera”: la trattativa era già a buon punto, molto probabilmente condotta dallo stesso Messina Denaro che si è consegnato. Questo speciale sulla mafia a me è sembrato il primo atto di una commedia.  L’arresto e tutte le interviste, “il” premier che va stringere la mano al generale dei carabinieri è stato solo “teatro” per chi ci vuol credere. 

L'uomo che all'inizio degli anni '90 aveva gestito la latitanza dei fratelli Graviano aveva affermato tra l'altro nel corso dell'intervista: "L'unica speranza dei Graviano è che venga abrogato l'ergastolo ostativo" e sul nuovo governo: "Che arrivi un regalino? Magari presumiamo che un Matteo Messina Denaro sia molto malato e faccia una trattativa per consegnarsi lui stesso per fare un arresto clamoroso?"

Il regalino all’attuale governo dovrebbe costarci l’uscita dall’ergastolo ostativo - presumo – dei fratelli Graviano senza suscitare clamore tra la maggioranza dei cittadini di "bocca buona" di questo sfortunato Paese. Il “regalino” vene definito, testualmente: “Il fiore all’occhiello” per l’attuale governo. Per spiegare a Giletti come funzionano certe faccende Baiardo fa riferimento al generale dei carabinieri Delfino (che aveva la casa, guarda caso, vicino al lago d’Orta come il collaboratore ed altri suoi amici) che disse all’allora Ministro di Giustizia Martelli: “Le faccio un regalo, prima di Natale le consegnerò Toto Riina” infatti dopo 15/20 giorni dopo Natale Riina fu arrestato grazie alla trattativa tra gli “inquirenti” Mori, De Donno, Subranni e l'allora candidato-boss Provenzano. Sarei dell’opinione che questi signori ci facessero un “regalino”: sparissero dalla circolazione una volta per tutte anche se  l’intervistato sulla trattativa tra Istituzioni (deviate) e mafia é stato lapidario: “Non è mai finita e non finirà”, 

Queste brillanti operazioni vengono concordate e realizzate quando fa comodo al governo di turno, sono puro “marketing” per raccogliere consensi, gli arresti sono degli shows per la gente semplice e nel frattempo imporre autentici attentati alla Costituzione che minano la Repubblica democratica (presidenzialismo), l’unità territoriale dello Stato (secessione delle regioni con l’espediente delle autonomie speciali non previste dalla nostra Carta), restrizione delle libertà, inasprimento delle pene per dei reati minori e depenalizzazioni per reati gravi e contro la PA.

Noi rappresentiamo una pericolosa anomalia tra i Paesi del mondo: non si conosce il limite dove finisce lo Stato di diritto e inizia la barbarie dell’illegalità e dell’immoralità; non si distingue più ciò che è legittimo da ciò che è contrario alla coscienza; il bene e il male si equivalgono divenendo due elementi neutri che portano a sviluppare indifferenza e mancanza di solidarietà; ciò che è bianco da ciò che è nero perché si è creata un’immensa area grigia dove tutto è possibile e perdonabile da un certo livello sociale in su!

Autore Lucia Pomponi
Categoria Cronaca
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