Fuocoammare, candidato a rappresentare l'Italia agli Oscar, testimone dell'ennesima contraddizione sui migranti

Fuocoammare, candidato a rappresentare l'Italia agli Oscar, testimone dell'ennesima contraddizione sui migranti

Realtà e spettacolo spesso si fondono per descrivere al meglio, anche involontariamente, non solo i fatti, ma anche le contraddizioni che stanno dietro ai fatti e, in molti casi le aumentano.

Per dimostrare questa banale considerazione è sufficiente mettere insieme due notizie che hanno lo stesso denominature comune: la migrazione.

E' di oggi la notizia che Fuocoammare, di Gianfranco Rosi, sarà il film scelto per rappresentare l'Italia agli Oscar nella categoria del miglior film in lingua non inglese.  Dopo il docufilm sul GRA e le vicende umane che racchiude, il racconto sui migranti, sulle tragedie in mare, il loro impatto - adesso indiretto - sulla vita degli abitanti della piccola isola di Lampedusa che sono circondati dalla tragedia senza più essere costretti a viverla direttamente, è stata la nuova sfida del regista italiano.

Una sfida vinta, perché il film, presentato all'estero ad eventi e festival internazionali, ha riscosso l'approvazione della critica e del pubblico nelle sale.

Quindi, la consapevolezza della tragedia attraverso gli schermi è vissuta da parte degli spettatori in modo convintamente paretecipativo, con commozione. Però, quando si passa ai fatti e la reltà non è più vissuta tramite l'intermedizione di uno schermo, ma direttamente, allora le cose cambiano.

L'ultima testimonianza in tal senso è il viaggio-studio di Caritas italiana tra Italia, Austria e Slovenia per conoscere la situazione dei migranti, che in questo caso vengono da est, il cui resoconto è stato pubblicato dall'Agenzia Sir.

Nonostante l’accordo tra Ue e Turchia, finanziato con 6 miliardi di euro, tra Grecia e Turchia ci sono centinaia di migliaia di profughi che premono per uscire dai campi e raggiungere i paesi dell'Europa del Nord. Austria, Slovenia, Ungheria, anche sulla base della ricerca del consenso politico, sono propensi, se non già quasi pronti, a chiudere le proprie frontiere.

Dovrebbe esistere un piano dell'UE, dovrebbero esistere degli accordi per ripartire i profughi tra i vari paesi, ma la tendenza è quella di chiudere i confini per scaricare i problemi a chi sta più a sud o più ad est.

L'iposcrisia generata dallo spettacolo che serve a lavare le coscienze e la realtà dei fatti che trova la giustificazione del prima i residenti e poi gli altri, questa è la realtà di oggi. Rispetto al passato, adesso conosciamo la democrazia, il benessere (più o meno), i diritti e le tragedie di due guerre che hanno distrutto gran parte dell'Europa con gli europei straccioni e migranti in fuga dai bombardamenti e dalla linea del fronte. Oggi, quello che è stato vissuto in passato e di cui ancora qualcuno è testimone è solo un fastidio, uno in più, mentre dovrebbe essere un incentivo per risolvere il problema dei profughi più in fretta possibile. Quello che viviamo è, senza ombra di dubbio, un nuovo periodo di follia collettiva.

Monica Maggiolini
nella categoria Esteri
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