L'Istat illustra le prospettive economiche per l'Italia, falsamente positive, per il biennio 2017-2018

L'Istat illustra le prospettive economiche per l'Italia, falsamente positive, per il biennio 2017-2018

Martedì mattina l'Istat ha pubblicato un documento sulle prospettive dell'economia italiana per il biennio 2017-2018.

Quale sia stato l'andamento dell'economia nel 2017, ormai lo sappiamo. Il Pil è cresciuto dell’1,5% in termini reali, in aumento rispetto al +0,9% registrato nel 2016. Anche nel 2018 il Pil è visto sugli stessi livelli di crescita di quest'ultimo anno con una previsione del +1,4%.

La nota pubblicata dall'Istat prosegue riassumendo positivamente i vari aspetti dell'economia italiana con rafforzamenti futuri in base alle previsioni crescita.

Poi, la nota traccia un quadro più dettagliato dell'andamento dell'economia estera e di quella italiana. Per quanto riguarda l'estero, a parte il Giappone, il Pil dei prossimi due anni crescerà dal 2% dei paesi avanzati fino al quasi 5% dei paesi emergenti, con una media del 3%.

La crescita in Italia, invece, rimarrà sui livelli attuali. Comunque, a leggere il report dell'Istat, "la crescita dell’attività economica si accompagnerà al proseguimento del miglioramento delle dinamiche del mercato del lavoro, con un aumento dell’occupazione e una riduzione della disoccupazione. Nel biennio di previsione - però - l’inflazione si manterrà su ritmi moderati."

"In entrambi gli anni i consumi delle famiglie forniranno un apporto rilevante alla crescita mentre il contributo degli investimenti si rafforzerà a partire dal 2018."

L'Istat, però, ci ricorda che "nella prima metà del 2017, è proseguito il rallentamento della crescita dei consumi delle famiglie. Dopo l’incremento più intenso registrato nel primo trimestre (+0,5% su base congiunturale), la spesa delle famiglie si è attestata su ritmi più moderati (+0,2% in T2) per effetto del contributo negativo delle componenti dei beni durevoli (-0,6%), semi-durevoli (-0,6%) e non durevoli (-0,2%) solo parzialmente controbilanciato dalla ripresa dei consumi di servizi (+0,6%). |...|
Nel 2017, la spesa delle famiglie e delle ISP in termini reali è prevista in leggero rallentamento in Italia rispetto al 2016 (+1,4%) a fronte di una diminuzione del tasso di risparmio e del potere d’acquisto. La crescita della spesa è attesa proseguire con una intensità simile nel 2018 (+1,3%).

Ma "nel secondo trimestre del 2017 il processo di accumulazione di capitale è tornato a crescere (+0,9% su base congiunturale) dopo la temporanea flessione dei primi tre mesi dell’anno (-2,0%). La ripresa degli investimenti è stata sostenuta dalla spesa in macchine e attrezzature (+2,9% rispetto al primo trimestre) che ha controbilanciato il rallentamento di tutte le altre componenti. Nello stesso periodo, tra i principali paesi dell’area euro la dinamica degli investimenti è stata leggermente più sostenuta sia in Germania sia in Francia (+1,0% in entrambi i paesi) ed inferiore in Spagna (+0,4%)."

"Nell’orizzonte di previsione, il processo di accumulazione del capitale è atteso beneficiare del miglioramento delle condizioni sul mercato del credito associate al proseguimento della politica monetaria espansiva nell’area euro, delle misure di incentivo agli investimenti privati introdotte con il piano Industria 4.0 e del clima di fiducia positivo tra gli operatori."

"Anche nel mercato del lavoro, nel 2017, l’occupazione, espressa in termini di unità di lavoro, è previstacrescere (+1,2%) mentre il tasso di disoccupazione è atteso in moderata diminuzione (11,2%),mantenendosi ancora distante da quello della media dell’area euro. Il miglioramento del mercato del lavoro è stimato estendersi anche al 2018 con intensità più contenuta per l’occupazione
(+0,7%) mentre continuerà la riduzione della disoccupazione (10,8%). Nell’anno in corso, le retribuzioni per dipendente continueranno a mostrare una dinamica moderata in linea con quella dello scorso anno (+0,6%). Nel 2018 è prevista un’accelerazione (+1,1%)."

Quello sopra riportato, indicato dall'Istat è quello che Voltaire avrebbe fatto definire da uno dei suoi personaggi del Candide come il migliore dei mondi possibili, le cui sfumature in grigio potrebbero esser date solo da un peggioramento delle condizioni dell'economia mondiale.

Quindi tutto positivo? Sicuramente sarà così, ed in questi termini, nel giro di qualche ora, ci verrà prospettato dal Governo e dalla sua maggioranza. Ma c'è un però ed è quello che riguarda i risultati, fantastici o presunti tali, in rapporto a quanto speso dall'Italia dal 2014 ad oggi.

La politica dei bonus imposta da Renzi, dagli 80 euro ai circa venti miliardi per la defiscalizzazione dei lavoratori assunti a tempo permanente tramite il Jobs Act ci sono costati all'incirca 60 miliardi di euro. Volendo essere più che ottimisti, in pratica la stessa cifra che il Paese è riuscita a riprendere tramite il Pil. In sostanza, si è trattato di una partita di giro. Abbiamo fatto circolare dei soldi, ma senza che questi rendessero.

Infatti, quello che di strutturale l'Italia ha prodotto in questi anni con i bonus, in termini di investimenti è praticamente pari a zero. E per chi volesse rammentare l'industria 4.0 ricordo che quella ulteriore defiscalizzazione è servita soprattutto, se non soltanto, a qualche multinazionale che doveva riadattare anche in Italia i processi produttivi nei suoi stabilimenti in giro per il mondo sulla base del nuovo standard... sempre con la finalità di diminuire la manodopera ed aumentare i profitti... anche se non è ben chiaro a chi i prodotti, in futuro, potranno essere venduti.

Infine ci sarebbe anche la novella del lavoro che i bonus renziani avrebbero magicamente creato, tanto che il numero degli attuali occupati ha raggiunto quello massimo del 2008. Ma neanche in questo caso, ci viene raccontata sempre la parte più conveniente della realtà, e ci viene taciuto che il numero di ore lavorate è invece drammaticamente diminuito, per il fatto che i nuovi posti di lavoro, a tempo determinato, sono in realtà solo lavoretti di poche ore e mal pagati.

Queste considerazioni sono dovute all'antirenzismo da grillino bilioso o da nostalgico dei soviet? No, sono solo un semplice promemoria evidenziato da un dato di cui anche l'Istat sembra essersi dimenticato: il debito pubblico in Italia, nonostante Renzi, non è diminuito, ma è continuato a crescere.

E non perché lo statista toscano abbia speso dei soldi per creare degli investimenti che da qui in poi produrranno utili, ma solo per dare mance che hanno generato utili che verranno utilizzati per ulteriori mance in ragione di promuovere consenso. Specialmente nei prossimi mesi con le elezioni alle porte. Come tutto ciò possa produrre crescita è alquanto incomprensibile.

Categoria Economia
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