Reddito di cittadinanza: da noi la si butta in caciara e in Germania lo chiedono

Reddito di cittadinanza: da noi la si butta in caciara e in Germania lo chiedono

Il presidente INPS, Tito Boeri, ha partecipato con il dimissionario presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, alla presentazione dell'Osservatorio Statistico del Reddito di Inclusione (REI), la misura che il governo ha messa in campo per il contrasto alla povertà.

Una misura alla quale può accedere il cittadino indigente, ottemperando ad un insieme di requisiti quali residenza e soggiorno, nucleo familiare, indicatori economici ed altri.

Ho strabuzzati gli occhi nel leggere, tra i requisiti richiesti, nientepopodimeno che il non possesso di navi ed imbarcazioni da diporto!

Per valutare, però, in concreto la reale efficacia del sussidio REI, prendiamo il caso di un nucleo familiare di 5 componenti con un certificato ISEE non superiore a € 6.000,00.

Il “beneficio massimo mensile” previsto ammonterebbe a € 534,37, vale a dire nell'ipotesi più favorevole circa 3/4 euro al giorno per ogni componente del nucleo familiare, sicuramente meno di quanto raggranelli un mendicante solitario accovacciato tra i banchi di un mercato rionale.

Per Tito Boeri, comunque, il REI esiste e sarebbe inutile, secondo lui, ipotizzare altre modalità di sostegno quale il “reddito di cittadinanza” proposto dal M5S.

Ma il presidente di INPS, per compiacere Gentiloni che gli era seduto a fianco, ma soprattutto Renzi, pur di affossare “il reddito di cittadinanza” ha voluto rincarare la dose dichiarando che in base ai suoi nuovi calcoli il costo si aggirerebbe sui 35/38 miliardi di euro anno, rivedendo così al rialzo, e che rialzo!, la sua precedente stima di 29 miliardi elaborata nel 2015.

Mi domando: se non si tratta di numeri buttati lì a vanvera come Boeri concilia questa sua sparata con il costo di 14,84 miliardi anno stimato dagli uffici studi di ISTAT per il reddito di cittadinanza?

Comunque, mentre in Italia si fa a gara a chi la spara più grossa per mandarla in caciara, in Germania con maggior pragmatismo si approfondisce con interesse il “reddito sociale di cittadinanza”.

L’iniziativa è partita dal sindaco di Berlino, il socialdemocratico Michael Mueller che ha proposto il “reddito sociale di cittadinanza” per cestinare definitivamente l'indennità di disoccupazione (Hartz IV) introdotta nel 2005 dal governo Schoder, misura considerata da molti indegna perché scoraggia la ricerca di un nuovo lavoro, incoraggia il lavoro  nero ed assuefa i disoccupati tedeschi ad un assistenzialismo che induce all'accettazione della povertà. 

Lo stesso ministro del lavoro, Hubertus Heil (SPD) ha già dichiarata la sua disponibilità a valutare la proposta Mueller se corredata da soluzioni “che corrispondano alla vita reale delle persone”.

Interessati dal progetto Mueller sarebbero i disoccupati di lunga durata ai quali verrebbe proposto un lavoro di pubblica utilità retribuito con un compenso lordo di circa 1500 euro, superiore all’assegno attuale di disoccupazione.

Ovviamente i costi sarebbero a carico delle finanze pubbliche.

I primi sondaggi confermerebbero che la stragrande maggioranza dei tedeschi sarebbe a favore di questo impianto ed apprezzerebbe in particolare che

1. il denaro pubblico, sborsato fino ad ora per sostenere i sussidi di disoccupazione, verrebbe investito invece in modo produttivo per realizzare lavori a beneficio della collettività;

2. si recupererebbero risorse operose e preparate in attività socialmente utili;

3. si offrirebbe una concreta opportunità di impiego a persone espulse dal mondo del lavoro, restituendo loro dignità e motivazioni.

Secondo Mueller i 4,5 miliardi di euro previsti dall’accordo di coalizione per risolvere il problema di 150.000 disoccupati di lungo corso potrebbero servire per attivare da subito la formula dei “redditi sociali di cittadinanza”.

Il percorso, comunque, non sembra facile sia per l'opposizione dei sindacati, che per lo scetticismo della CDU di Angela Merkel, mentre Mueller si dice certo che presto il progetto entrerà nella agenda dal governo.

Perché non credere che anche in Italia una parte almeno degli oltre 10 miliardi con cui si finanzia la cassa integrazione non possa diventare produttiva offrendo lavori di pubblica utilità ai disoccupati di lungo termine?

Oltretutto anche a livello locale i Sindaci avrebbero solo l’imbarazzo della scelta nell’indicare lavori socialmente utili alle loro comunità.

Categoria Politica
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