Il risultato delle regionali in Sicilia, il PD va "Indietro" invece che "Avanti"

Il risultato delle regionali in Sicilia, il PD va Indietro invece che Avanti

Le elezioni per il rinnovo di deputati e presidente della regione Sicilia hanno rispettato le previsioni della vigilia. A votare è andata meno della metà degli aventi diritto, il Movimento 5 Stelle è la prima forza politica nella regione con un numero di preferenze quasi doppie rispetto alla media degli altri partiti, grazie alla coalizione il centrodestra ottiene la maggioranza e governerà l'isola, i 5 Stelle invece vincono con il vantaggio di non dover governare una regione ingovernabile. Persino la sinistra radicale può essere soddisfatta dell'andamento del voto.

L'unico che perde, e pesantemente, è il Partito Democratico che ha incassato una sonora sconfitta che nei titoli della stampa nazionale viene descritta con termini che vanno dalla disfatta allo sfascio.

La notizia del giorno, infatti, è il PD di Renzi che, come singolo partito all'interno della coalizione che sosteneva il candidato Micari, ha ottenuto intorno al 13% delle preferenze. Un po' poco, se si pensa che il suo segretario ipotizza che alle politiche non esclude di raccogliere il 40% dei voti! Come potrà farlo, con queste premesse, è un mistero.

La sconfitta è stata digerita male, come è ovvio che sia. Per Davide Faraone - che in Sicilia dovrebbe essere il referente del PD, almeno quello di stretta osservanza renziana, conosciuto ai più per il famoso Ciaone usato per commentare il referendum sulle trivelle - la colpa della sconfitta è del presidente del Senato Grasso (sic!), di Fava e di Mdp che hanno presentato una loro lista solo per far perdere il Partito Democratico.

Più articolata l'analisi di un altro renziano doc, Lorenzo Guerini: «È una sconfitta tanto annunciata quanto netta e indiscutibile. Chi alla nostra sinistra immaginava sorpassi rimane fermo ed inchiodato al risultato di cinque anni fa nonostante tutto il battage di questi mesi. E se ci fosse stata più generosità a sinistra e maggiore apertura al centro avremmo giocato le nostre carte anche contro una destra unita. I dati dei sondaggi nazionali appena diffusi confermano il Pd al 26,5% e la coalizione ben sopra il 30. Si tratta ora di lavorare senza indugi per giungere a formalizzare un’alleanza che sia alternativa alle destre e al populismo e lavorare da subito alle elezioni nazionali.»

La batosta deve essere stata di notevoli dimensioni, considerato il numero di inesattezze, o se si preferisce di falsità, dette da Guerini. Infatti, la lista di Fava cui lui si riferisce è nata solo appena due mesi prima delle elezioni e, considerando che si è presentata senza alleanze, ha quasi triplicato il numero di voti del 2012, allora suddivisi a metà con l'IdV. Inoltre, la lista Fava è nata dopo che il PD aveva annunciato che in Sicilia si sarebbe presentato in coalizione con il partito di Alfano!

E adesso Guerini indica come problema della sconfitta del suo partito la mancata alleanza a sinistra voluta dalla sinistra radicale!

C'è anche un'ultima annotazione da fare e riguarda la campagna di propaganda di Matteo Renzi che conclude articoli, post e comizi con lo slogan Avanti insieme. A questo punto, per come è messo il PD, è più corretto che utilizzi Indietro, anche se c'è da capire se qualcuno vorrà retrocedere in sua compagnia.



Questa breve analisi è stata scritta dopo le prime proiezioni sui dati reali, cono lo spoglio dei voti che in Sicilia è iniziato alle ore nove di lunedì mattina.

Vittorio Barnetti
nella categoria Politica
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