Il diktat di Di Maio ai propri deputati fa del Movimento 5 Stelle un partito come gli altri

Il diktat di Di Maio ai propri deputati fa del Movimento 5 Stelle un partito come gli altri

"Pur coscienti del percorso che avrà il Decreto Sicurezza e Immigrazione e dei tavoli di trattativa che ci sono stati sul tema in fase di elaborazione, riteniamo che il testo che arriverà alla Camera abbia molte criticità che si rifletteranno pesantemente sulla vita dei cittadini.Un testo che non trova, in molte sue parti, presenza nel Contratto di Governo ed è, in parte, in contraddizione col programma elettorale del MoVimento 5 Stelle.Siamo perfettamente a conoscenza di come questo decreto sia essenziale per la Lega e non è nostra intenzione complicare i già delicati equilibri di governo; non per questo però riteniamo di non dover esercitare il nostro diritto di parlamentari e di non lasciare una traccia chiara e precisa di quale sia la posizione del MoVimento 5 Stelle su questo provvedimento.Non ci arroghiamo il diritto di essere la voce del MoVimento, sia chiaro. Ci sarebbe però piaciuto confrontarci in tempi e modi adeguati affinché una posizione condivisa emergesse.Purtroppo rileviamo una carenza di discussione interna che in molte sedi, anche ufficiali, tanti di noi hanno espresso.Per questi motivi, per l'importanza politica del decreto, per la sua incidenza culturale e sociale, veniamo a sottoporre al Presidente del Gruppo Parlamentare, ai Capigruppo di Commissione, ai Capi Area, otto emendamenti che alleghiamo, da depositare in Commissione Affari Costituzionali che sicuramente non renderebbero il decreto ottimale ma migliorerebbero sostanzialmente alcune parti davvero critiche, sempre ovviamente nel rispetto del Contratto di Governo, della Costituzione e dei principi del MoVimento 5 Stelle.Sappiamo che questo iter di condivisione interna possa non essere canonico e che la firma su un emendamento dovrebbe essere il passo conclusivo di un percorso: tale percorso però non c'è mai stato e la responsabilità non è certo dei singoli deputati e deputate.Quindi non rimane altra strada, al momento, di procedere in questa maniera. Concludiamo, non più sperando in maggior collegialità e condivisione, come facciamo da tempo, ma chiedendola con forza."


Questo il testo della mail - di cui è venuta in possesso l'Adnkronos - inviata al capogruppo M5S Francesco D'Uva, ai "capi area" e ai capigruppo di Commissione da 19 deputati 5 Stelle: Barzotti, Bruno, Cappellani, D'Ippolito, Deiana, Di Lauro, Ehm, Federico, Giannone, Giordano, Iovino, Ricciardi, Sarli, Siragusa, Sportiello, Suriano, Termini, Traversi, Vizzini.

Che cosa dicono i deputati 5 Stelle? Che il contenuto del decreto sicurezza in molte sue parti non ha nulla a che vedere con quanto indicato nel contratto di governo, fino ad essere persino in contraddizione con il programma elettorale del movimento.

Ma c'è di più. I parlamentari fanno notare che anch'essi sono diventati dei passacarte, proprio come i loro colleghi degli altri partiti quando supportavano la maggioranza. Quando i 5 Stelle erano all'opposizione accusavano i colleghi della maggioranza di non rispettare il Parlamento perché, votando senza discutere ciò che veniva detto loro di votare, ne sminuivamo l'importanza.

Adesso il "MoVimento" si comporta alla stessa maniera di Forza Italia e Partito Democratico.

Ed il capo politico del movimento, Luigi Di Maio, non sembra neppure accorgersene, tanto che ha risposto ai possibili neo dissidenti che non dovranno in alcun modo ostacolare il percorso del decreto sicurezza.

«Quel decreto va avanti e va votato, perché poi non possiamo chiedere di rispettare il contratto di governo. Se lo riapriamo e lo modifichiamo lo facciamo decadere: non ci sono più i tempi, Camera e Senato sono congestionati.»

Per Di Maio, quella lettera sarebbe - tutt'al più - un'azione di testimonianza. Una dichiarazione che fa seguito alla minaccia del suo alleato Matteo Salvini che, senza tanti giri di parole, aveva dichiarato: «Sono convinto che il dl Sicurezza sarà approvato il 3 dicembre oppure salta tutto


In attesa di vedere se anche alla Camera i 5 Stelle dovranno far fronte a nuovi distinguo all'interno del loro gruppo, è ormai evidente che il "MoVimento" e il suo capo politico devono far fronte alla realtà dei fatti e che la tanto sbandierata fermezza relativa alle tante promesse fatte in passato, che caratterizzavano la diversità dei 5 Stelle dagli altri partiti, è svanita nel nulla alla prima occasione. E questo "risultato" è innegabile.

Categoria Politica
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