Gerusalemme capitale, dichiarazioni e conseguenze

Gerusalemme capitale, dichiarazioni e conseguenze

Il Consiglio di sicurezza dell'Onu discuterà venerdì, in una riunione d’urgenza presentata da Bolivia, Egitto, Francia, Italia, Senegal, Svezia, Regno Unito e Uruguay, la decisione di Donald Trump di spostare l’ambasciata Usa in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme.

Mercoledì, il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres aveva espresso la sua contrarietà alla decisione del presidente Usa ricorrendo alla sola arma della diplomazia, con una dichiarazione rilasciata al quartiere generale dell'Onu in cui ha affermato che per arrivare ad una pace tra israeliani e palestinesi non esiste nessun piano B all'unica soluzione possibile, quella dei due Stati che abbiano ciascuno Gerusalemme come capitale.

Come è facile intuire, anche il presidente dell'Autorità Palestinese Mahmoud Abbas ha espresso la propria "contrarietà" alla decisione di Trump che è vista anche come incoraggiamento ad Israele nel continuare la sua azione politica basata su occupazione, insediamenti, apartheid e pulizia etnica.

Inoltre - ha continuato Mahmoud Abbas - con la sua decisione Trump contribuirà a dare nuova linfa ai gruppi estremistici, perché il conflitto israelo-palestinese adesso potrebbe finire per essere invischiato anche in una possibile "guerra di religione".

Secondo Abbas, riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele da parte degli Usa è un atto che non aiuta il processo di pace, ma al contrario crea i presupposti per mandare all'aria tutto quello che finora era stato fatto.



Anche il primo ministro inglese Theresa May, mercoledì, ha rilasciato una dichiarazione in cui esprime apertamente il proprio disaccordo con la decisione degli Stati Uniti e che tale decisione non aiuterà di certo il piano di pace che, per la Gran Bretagna, rimane sempre quello dove Gerusalemme sia la capitale condivisa tra i due Stati di Israele e Palestina. Ma le proteste sono generalizzate anche con dichiarazioni ufficiali da molti paesi in tutto il mondo, come fanno da esempio quelle di Turchia, Francia, Cile.

Giovedì è arrivata anche la presa di posizione ufficiale del Governo italiano, con la seguente dichiarazione del ministro degli Esteri Angelino Alfano: «La posizione italiana su Gerusalemme è e rimane ancorata a quella europea e al consenso internazionale maturato in ambito ONU.

Una soluzione per Gerusalemme quale futura capitale di due Stati va ricercata tra israeliani e palestinesi attraverso i negoziati, nell’ambito del processo di pace basato sui due Stati, tenendo conto delle legittime aspettative di entrambi.

Fino a che ciò non avverrà, l'Italia continuerà ad attenersi alle relative risoluzioni delle Nazioni Unite e a mantenere a Tel Aviv la propria ambasciata presso lo Stato di Israele.

Siamo preoccupati per le ripercussioni che l’annuncio del nuovo approccio americano potrà avere sul terreno. Facciamo appello al senso di responsabilità di tutti gli attori in Palestina e nella regione perché siano evitati incidenti e violenze da cui nessuno trarrebbe beneficio.

Per l'Italia si tratta ora, insieme ai partner Ue - e in contatto con gli attori regionali e internazionali -, di valutare la situazione e di riflettere su possibili iniziative europee per contribuire ad un rilancio sostanziale del processo di pace nella prospettiva della soluzione dei due Stati, che va preservata in quanto rimane l’unica realisticamente possibile.»


Adesso non rimane che registrare le conseguenze pratiche della scelta americana. Mercoledì sono state bruciate alcune bandiere israeliane e americane; giovedì i palestinesi scioperano a Gerusalemme e in Cisgiordania e si sono avuti i primi scontri tra manifestanti e forze di sicurezza israeliane ai confini Gaza. Venerdì è giorno di preghiera per i musulmani e non è escluso che possa diventare l'inizio di una nuova intifada, anticipata dalle dichiarazioni di alcuni dirigenti di Hamas.

E agli ottimisti che hanno dichiarato che riconoscere Gerusalemme come capitale degli Usa possa favorire la pace tra israeliani e palestinesi, risponde un'analisi pubblicata dal quotidiano israeliano Haaretz intitolata "Trump non ha ucciso il processo di pace, ne ha dichiarato la morte."

Ugo Longhi
nella categoria Esteri
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