La protezione civile di Gaza ha quest'oggi dichiarato di aver recuperato dalle strade di Beit Lahia, nel nord della Striscia di Gaza, decine di corpi ormai in decomposizione:  "La maggior parte delle persone recuperate - ha dichiarato - sono state sottoposte ad esecuzioni sommarie e sbranate dai cani".

Potrebbero essere civili, ma è probabile che si tratti di combattenti di Hamas, e per questo il movimento di resistenza palestinese, insieme al Comitato internazionale della Croce Rossa e altre istituzioni internazionali, ha chiesto che siano controllate le condizioni e i diritti dei prigionieri palestinesi, oltre a monitorare e fare luce su  eventuali violazioni e torture cui potrebbero essere esposti nelle carceri  israeliane.

In precedenza, il neofascista Itamar Ben Gvir, ministro della Sicurezza Nazionale dello Stato ebraico, aveva chiesto l'esecuzione giornaliera di un prigioniero di Hamas, fino alla liberazione dei prigionieri israeliani a Gaza, catturati il 7 ottobre.

Secondo la narrativa sionista, lo sterminio di Gaza sarebbe giustificato dall'attacco di Hamas nel sud di Israele. E tale attacco, in base a quanto hanno dichiarato e dichiarano Netanyahu e i suoi ministri, darebbe loro il diritto di radere al suolo la Striscia e di massacrarne gli abitanti. 

Per questo, a seguito del voto di ieri al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dove gli Stati Uniti non hanno posto il veto ad un  aumento degli aiuti umanitari da far affluire a Gaza, Israele ha intensificato ulteriormente i bombardamenti uccidendo nelle ultime 24 ore 201 persone e ferendone più di 300.

Ma il genocidio ha un prezzo.

Così, il portavoce delle Brigate Al-Qassam, Abu Ubaida, questa sera ha annunciato che i bombardamenti israeliani hanno causato la perdita di contatti con il gruppo responsabile della detenzione di cinque prigionieri israeliani, di cui facevano parte Haim Gershon Peri, Yoram Itak Metzger e Amiram Israel Cooper, i tre "vecchietti" di cui Hamas giorni fa aveva diffuso un video in cui si rivolgevano al governo israeliano perché si adoperasse per la loro liberazione, facendo intendere che guardie e prigionieri fossero morti.

Ma anche l'esercito israeliano, seppur minimo, sta pagando comunque un prezzo a Gaza, dove nelle ultime ore sono stati 5 i militari dell'IDF uccisi nel sud e nel nord della Striscia, mentre sono stati 44 quelli feriti, di cui 10 in condizioni critiche.

Vi è anche un prezzo d'immagine che Israele sta pagando. 

I leader delle confessioni cristiane di Gerusalemme hanno incontrato il presidente israeliano Isaac Herzog, che giovedì ne aveva annunciato la visita aggiungendo di aspettarsi che il mondo cristiano esprimesse una chiara condanna dell'attacco di Hamas del 7 ottobre.

L'incontro, al quale hanno partecipato patriarchi e capi delle chiese della città tra cui il patriarca latino di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa, ha avuto luogo e ha scatenato la condanna dei palestinesi, sia cristiani che musulmani, che si sono detti scioccati nel vedere i leader cristiani dei territori palestinesi occupati che si erano incontrati con Herzog, affermando che avrebbero dovuto boicottare l'incontro in segno di solidarietà con Gaza.

Per questo, i leader cristiani hanno poi immediatamente diffuso una dichiarazione congiunta in cui affermano che l'incontro "non è stato un semplice scambio di convenevoli durante le festività natalizie", ma aveva come obiettivo quello di "chiedere, a nome dei cristiani di tutto il mondo, la cessazione immediata dello spargimento di sangue a Gaza".

L'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei rifugiati palestinesi (UNRWA) oggi ha nuovamente chiesto con urgenza la fine delle ostilità. In una conferenza stampa, la portavoce dell'UNRWA, Tamara Al-Rifai, ha espresso profonda preoccupazione per la grave situazione a Gaza, sottolineando la "necessità cruciale di un cessate il fuoco immediato e umanitario, insieme al flusso senza ostacoli degli aiuti, senza porre condizioni per negoziati politici".

In precedenza aveva riferito che le autorità di occupazione israeliane avevano emesso ulteriori ordini di evacuazione per i residenti nell'area centrale della Striscia, affinché si trasferissero a Deir al-Balah. Si stima che oltre 150.000 persone siano interessate dalla decisione, un dato particolarmente preoccupante data l'elevata densità di popolazione della zona, compresi i rifugi gestiti dall'UNRWA.

Evidenziando la difficile situazione della popolazione di Gaza, Al-Rifai ha sottolineato che queste persone "non sono pedine in una partita a scacchi, essendo state sfollate più volte... Non ci sono rifugi sicuri e nessun posto dove andare".

Il genocidio prosegue.