Il post Di Maio uno spot per Renzi, così la politica ai tempi del cambiamento

Il post Di Maio uno spot per Renzi, così la politica ai tempi del cambiamento

E ogni tanto è giusto parlare anche di Renzi. Ma quale? Quello della tv che va in giro per Firenze vestito con una divisa dell'Ataf, impersonando a metà una guida turistica e a metà un pistolero per raccontarci, male, quello che già sappiamo su quella città? Oppure il senatore semplice? Oppure l'ex presidente del Consiglio?

Prendiamo l'ultimo. Perché è riferendosi a quell'incarico che oggi, via social, Renzi si è fatto gioco di colui che è diventato il suo più acerrimo nemico, il 5 Stelle Luigi Di Maio.

«Luigi Di Maio ha voluto farmi un regalo di Natale e non me lo aspettavo. Guardate questo grafico che ha pubblicato ieri sulla sua pagina. C’è scritto “Più lavoro a tempo indeterminato”. E la curva rossa è quella del lavoro a tempo indeterminato. Nell’ultimo trimestre c’è stato un lieve aumento del tempo indeterminato e Di Maio ha festeggiato inviando a tutti questo grafico. ...

Che cosa dice, per chi sa leggere? Che la curva rossa del lavoro a tempo indeterminato cresce in modo impressionante tra il 2015 e il 2016. Quando? Quando entrano in vigore le nostre riforme a cominciare dal JobsAct.
Detto in altro modo: questo grafico spiega che la lotta al precariato l’ha fatta il Governo dei MilleGiorni. Che il JobsAct funziona. E che quelle di Di Maio contro di me sul lavoro erano tutte FakeNews. ...

Volevano fare un post, ci hanno fatto uno spot. Forse è il loro modo per farci gli auguri di Natale. ...»

 

 

Che cosa aveva scritto Di Maio? Che «IN ITALIA CRESCE IL NUMERO DI CONTRATTI A TEMPO INDETERMINATO! Infatti, anche se il terzo trimestre del 2018 è stato negativo per il Pil, i dati congiunti di Ministero del Lavoro, Istat, Inps, Inail e Anpal parlano chiaro: a fronte di una diminuzione di 27 mila contratti a tempo determinato c’è un aumento di 42 mila contratti stabili rispetto al trimestre precedente.

E i nuovi dati Inps di ieri confermano questa tendenza: nei primi 10 mesi del 2018 c’è stato un saldo positivo di 207.541 contratti a tempo indeterminato, mentre il saldo dei contratti a termine è in calo, soprattutto nel periodo agosto-ottobre, cioè quando il decreto Dignità ha iniziato a fare il suo lavoro.

Il bello naturalmente deve ancora venire! Quando la Manovra del Popolo, che rilancia i consumi interni e gli investimenti pubblici, darà i suoi primi frutti, gli effetti del decreto Dignità saranno ancora più tangibili.»




Ma allora chi ha ragione? Entrambi. Renzi ha solo letto il grafico in base al suo esclusivo tornaconto politico, sottolineando un fatto che già sapevamo. L'aumento dei contratti a tempo indeterminato (ma che in realtà si dovrebbero chiamare permanenti) tra il 2015 ed il 2016, è dovuto esclusivamente alla defiscalizzazione del costo del lavoro per tre anni, per i nuovi assunti. Finiti quegli incentivi, quella modalità di assunzione è drasticamente diminuita, in favore di quella a tempo determinato.

Di Maio ha voluto invece far notare che, grazie al decreto dignità che impedisce ad un'azienda di utilizzare all'infinito i contratti a tempo determinato, adesso stanno di nuovo iniziando ad aumentare i contratti di lavoro permanenti.

Forse Di Maio avrebbe dovuto utilizzare un altro grafico o farselo rifare, per evitare di finire sotto il fuoco della propaganda delle opposizioni. In fondo, la sua fortuna e quella del movimento si devono anche a piccoli episodi come quello sopra narrato. Un po' di maggiore attenzione, pertanto, avrebbe dovuto esserci, specialmente da parte di chi ne cura l'immagine.


Infine, questa notizia - o se si vuole una non notizia - che ha scatenato pure l'ironia social di molti utenti finisce per essere la perfetta dimostrazione di come i politici seguano i loro avversari istante per istante, nell'attesa di coglierli in fallo, dando così la dimostrazione di intendere la politica non certo come un campo di confronto, ma invee come una specie di ring, anzi un pollaio, dove azzuffarsi - per ora a parole - per far credere agli italiani che stanno ad osservarli di essere più furbi e capaci dei loro avversari.

Categoria Economia
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