Virginia Raggi in attesa della sentenza di un giudice e, se dichiarata colpevole, di quella del Movimento 5 Stelle

Virginia Raggi in attesa della sentenza di un giudice e, se dichiarata colpevole, di quella del Movimento 5 Stelle

Più che il movimento delle stelle, è il movimento delle precisazioni, della colpa è di quelli di prima, del cavillo in seconda battuta... insomma il movimento della sofistica, ma meglio ancora dell'eristica.

Lo abbiamo appreso in questi primi mesi di governo, quando le promesse mancate fatte in campagna elettorale sono state giustificate dagli attivisti e dai ministri pentastellati ricorrendo a giustificazioni classificabili come la classica arrampicata sugli specchi.

La storia sembra ripetersi con la vicenda che riguarda la sindaca di Roma Virginia Raggi.

Virginia Raggi sta affrontando un processo in cui è accusata di falso. Raffaele Marra, nominato dalla Raggi "factotum" del Comune di Roma avrebbe messo il fratello Renato a capo della direzione Turismo, pur non avendone titolo. Ma la sindaca dice che quella nomina l'avrebbe gestita in prima persona, fidandosi delle assicurazioni del suo factotum.

Secondo la Procura, la Raggi mentì al rappresentante dell'Anticorruzione in Campidoglio, nell'inchiesta seguita ai rilievi Anac sulla nomina di Renato Marra, perché se avesse detto che quella promozione era stata gestita direttamente dal fratello Raffaele, la sindaca sarebbe incorsa in un'inchiesta, sarebbe stata indagata e in base al codice etico allora vigente nel Movimento 5 Stelle avrebbe dovuto lasciare il proprio incarico.

E con l'accusa di falso, Paolo Ielo, per la Procura di Roma, ha chiesto al giudice del processo in cui è imputata che Virginia Raggi sia condannata a 10 mesi.

Prontamente, sulla vicenda è arrivata la precisazione del Movimento con la pubblicazione, sul blog delle stelle, della seguente nota:

1) non esiste un codice etico antecedente a quello attuale; esiste, invece, un codice di comportamento per i candidati eletti del MoVimento 5 Stelle alle elezioni amministrative di Roma del 2016.2) L’articolo 9 di tale codice prevedeva al capo A l’obbligo per il sindaco di dimettersi “se, durante il mandato sarà condannato in sede penale, anche solo in primo grado” o “l’impegno etico di dimettersi laddove in seguito a fatti penalmente rilevanti venga iscritto nel registro degli indagati e la maggioranza degli iscritti al MoVimento 5 Stelle, mediante consultazione in rete, ovvero i garanti del movimento decidano per tale soluzione…”Pertanto non esisteva alcun automatismo ma un meccanismo che comportava una valutazione caso per caso. A conferma di quanto sopra, la stessa sindaca ha correttamente ricordato i casi dei sindaci Federico Pizzarotti e Filippo Nogarin i quali, a seguito della loro iscrizione nel registro degli indagati per due differenti eventi, non si sono dimessi e non hanno subito alcun procedimento disciplinare per tale motivo. Si precisa che il sindaco Pizzarotti è stato sospeso per non aver dato comunicazione del procedimento di cui era a conoscenza da vari mesi e non già per il procedimento in sé.

Adesso, però, arriverà - già forse nella giornata di oggi - una sentenza che potrebbe condannare la Raggi in primo grado. In quel caso che cosa accadrà? La Raggi si dimetterà da sindaco, oppure dovremo attenderci un'ulteriore cavillo che ci spieghi che non dovrà farlo oppure potrebbe anche dimettersi dal Movimento e continuare il proprio mandato... con l'appoggio degli stessi consiglieri 5 Stelle?

Qualunque cosa accada, fin d'ora si ha però l'impressione che ci troveremo di fronte a qualcosa di illogico, con l'unico scopo di voler far credere agli italiani che i 5 Stelle siano un forza politica dove vige trasparenza, coerenza e onestà, mentre, all'atto pratico si vede pressappochismo, inesperienza e scarso rispetto dei ruoli e delle istituzioni in nome di un'inefficienza che non riguarda solo il governo della città di Roma.

Categoria Cronaca
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