Delrio parla di minaccia populista, ma evita di parlare della minaccia "renzista"

Delrio parla di minaccia populista, ma evita di parlare della minaccia renzista

Non sarebbe necessario ripetere che il Pd è in crisi, lo dimostrano i fatti e i risultati. Ma a volercelo ricordare sono però gli stessi esponenti del Pd che rilasciando dichiarazioni sui media confermano lo stato confusionale che caratterizza il partito e i suoi membri, presi dalla necessità di far dimenticare la serie interminabile di errori fatti in passato e reiterati nel presente.

Ultimo della lista, Graziano Delrio, ministro con le valigie delle Infrastrutture.

Ecco una serie di passaggi esemplificativi tratti dall'intervista da lui rilasciata a Repubblica.

Cinque e Stelle e Lega sono un pericolo per l'Italia.
«Sono due le parole chiave: “fermiamoli”, perché questo governo farà del male alla gente, alle imprese, a questo povero paese. La partenza è pessima, con un rischio di incostituzionalità nelle proposte di Lega e M5S. Ma l’altra è “fermiamoci” perché questo cupio dissolvi del Pd è segno di una comunità che ha perso la rotta e il senso dello stare insieme.»

Dopo aver avuto la possibilità di discutere se esistevano le condizioni per fare un governo assieme ed averla rifiutata, senza neppure conoscerle - per un espresso diktat di un senatore semplice che oltretutto non dovrebbe avere nessun ruolo all'interno del partito - la colpa di questo governo è di Lega e 5 Stelle che, secondo Delrio, già a prescindere erano alleati anche prima delle elezioni. Surreale! Semmai vale il contrario. Infatti - sarà un caso, ma è difficile crederlo - nelle prossime elezioni locali, Lega e 5 Stelle sembrano aver attuato un piano di desistenza che favorisca le due forze politiche nelle rispettive aree di competenza, una nel nord, l'altra nel sud.
«La saldatura tra queste due forze c’era già stata prima delle elezioni. Il Pd da parte sua ha preso atto delle proprie differenze con i grillini. Quello grillo-leghista è un patto di potere, in cui i cittadini non c’entrano nulla. Lavoreremo per far cambiare idea agli italiani.»

Il programma, secondo Delrio è surreale. Lo dimostrerebbe, tra l'altro, anche la volontà (sebbene non sia neppure indicata nel contratto) di fermare la Tav in val di Susa, bloccando così il traffico delle merci nei porti italiani. Peccato che il traffico su rotaia sia ormai da anni in costante e continuo calo! Nessuno lo aveva detto a Delrio?
«Così isoleranno il nostro paese dal traffico di merci europeo e perderanno occasioni i nostri porti. Le merci trasportate verso la Francia procedono al 99% su gomma, noi dovevamo togliere i camion dalle strade. La scelta di fermare la Tav è anti ecologica e anti economica. Piuttosto spendano i 130 miliardi di opere che abbiamo lasciato in eredità.»

E dopo aver spianato un'autostrada perché Lega e 5 Stelle si sposino non solo in Parlamento, ma finiscano pure per diventare alleati a partire dai prossimi appuntamenti elettorali, tanto che i risultati del Pd finirebbero per essere simili a quelli del 20 maggio in Valle d'Aosta, Delrio prova a giustifiucarli in questo modo.
«I risultati valdostani sono influenzati dalla forte presenza di liste autonomiste.»

Ma il problema del Partito Democratico, spacciato per socialista ma in realtà una suburra alle dipendenze degli interessi personali e familiari del dottor Matteo Renzi, è circoscritto alla questione della sinistra in Europa!
«È molto facile pensare di fare il processo a Renzi e avere così risolto la questione della sinistra in Europa. Rispetto ai proclami dei populisti noi dem dobbiamo essere ancora più radicali nelle proposte e non perdere tempo a parlare di Renzi e delle minoranze interne. Radicali nell’europeismo, nella lotta alle disuguaglianze. Le cose non si risolvono con un po’ di tifo, ma con pensiero e fatica.»

Se queste sono le premesse per evitare, ancora, di affrontare, discutere e risolvere i problemi del Pd, non è che poi i rappresentanti del Pd possono lamentarsi del populismo, dell'incapacità o dell'approssimazione che caratterizzerebbe i loro avversari politici. Dopo aver fatto di tutto per far sì che prendessero più voti, non si può addossar loro la colpa di usarli.




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