Sabato 8 giugno il pubblico impiego in piazza a Roma per protestare contro il Governo

Sabato 8 giugno il pubblico impiego in piazza a Roma per protestare contro il Governo

Sabato 8 giugno, a Piazza del Popolo a Roma, si sono dati appuntamento i dipendenti pubblici in una manifestazione organizzata da Cisl, Uil e Cgil per protestare contro le politiche del Governo.

Quali sono i temi dolenti per il pubblico impiego? Prima di tutto i soldi del contratto che è scaduto da tempo, ma non è ancora stato finanziato. Poi c'è la questione assunzioni. Con l'entrata in vigore di quota 100, 500mila dipendenti pubblici andranno in pensione nei prossimi 3 anni, mentre nel 2019 il Governo ha previsto solo 33mila assunzioni straordinarie.

Se questo è l'andamento, difficile pensare che i posti persi siano poi recuperati, mentre l'avanzamento dell'età media tra i dipendenti pubblici è in costante aumento, passando dai 47,1 anni del 2001 ai 50,6 anni del 2017. E come dimenticare poi i precari da stabilizzare.

A questi temi, da aggiungere poi quelli raccolti nel quaderno delle doglianze delle singole categorie che riguardano medici, infermieri, vigili del fuoco, agenti penitenziari, ecc... tutti insoddisfatti delle politiche del governo.

Queste le rivendicazioni espresse nei vari interventi da Cgil, Cisl e Uil.


Nota di colore, naturalmente nero, per ricordarci come sia intesa la democrazia ai tempi del cambiamento.

La vicenda riguarda un "innocente" striscione della Uil dove era riprodotto uno scambio di battute tra i due vicepremier Di Maio e Salvini.


"Volevamo mettere lo striscione al Pincio questa mattina - ha dichiarato il segretario generale della Uil Fpl, Michelangelo Librandi - ma ci hanno bloccato perché troppo grande. Abbiamo poi provato a metterlo per strada ma è intervenuta di nuovo la Digos, dicendo che visto che questo striscione era contro i due vicepremier non poteva essere aperto." Lo stesso è accaduto al gazebo della Uil a Piazza del Popolo, dove lo striscione alla fine era approdato, sempre però piantonato da persone della Digos affinché non venisse aperto.

Dalla questura di Roma hanno confermato solo il divieto di esposizione al Pincio, perché lo striscione è stato ritenuto lesivo del decoro paesaggistico, in base all'art.49 del Codice dei Beni Culturali e del paesaggio, che "vieta il collocamento o l'affissione di cartelli o altri mezzi di pubblicità sugli edifici e nelle aree tutelate come Beni Culturali", come se fosse stata un'affissione permanente!

Per smarcarsi dal divieto di esposizione è intervenuto il vicepremier Di Maio che da parte sua ha negato, a nome dei 5 Stelle, di aver chiesto qualsiasi intervento di censura. Ma altrettanto, finora, non ha fatto il vicepremier e ministro dell'Interno Salvini, da cui la Digos dipende.

Categoria Cronaca
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