Dopo i ballottaggi del 9 giugno, in Italia esiste ancora il tripolarismo?

Dopo i ballottaggi del 9 giugno, in Italia esiste ancora il tripolarismo?

Come commentano le tre forze politiche il risultato dei ballottaggi per le elezioni dei sindaci?

Di Maio esulta per Campobasso, ricordando però che il "MoVimento 5 Stelle non può illudersi che con una vittoria singola sia tutto a posto. Serve un'organizzazione in modo tale che ci siano ruoli, responsabilità, progetti e in quest'ottica continuano i lavori. Nei prossimi mesi voglio mettere a punto l'organizzazione con persone che possano rispondere alle esigenze degli italiani".

Salvini, invece, esulta parlando di risultati storici, come aveva fatto per le europee, dove - nonostante le sue dichiarazioni rodomontesche - nessuno però si fila l'Italia nei colloqui per il rinnovo degli incarichi nelle istituzioni dell'Ue, dato che Lega e 5 Stelle appartengono a gruppi parlamentari minoritari.

In realtà, il centrodestra, prima ancora della Lega, ha ottenuto un risultato - almeno ai ballottaggi - di sostanziale parità con il centrosinistra, facendodichiarare al Pd che adesso in Italia siamo ritornati al duopolio destra sinistra.

Questa, perlomeno, è - con qualche precisazione - la tesi del Pd, espressa dal presidente del partito, Paolo Gentiloni: «Il verdetto delle elezioni comunali non poteva essere più chiaro: la competizione è stata tra coalizioni di centrodestra e centrosinistra. Un'avanzata leghista c'è stata, ma niente a che vedere con un'ondata travolgente.

Sindaci Pd o sostenuti dal Pd sono stati eletti nella maggioranza delle città in cui si è votato. Niente male per un partito dato per morto solo pochi mesi fa e in un paese che Salvini descrive come fosse suo. Del resto perfino nel proporzionale puro delle europee è risultato evidente il declino del terzo polo M5s.

Centrodestra contro centrosinistra, dunque. Come ai vecchi tempi? No, quasi tutto è cambiato.

Per noi, che dobbiamo promuovere una coalizione competitiva senza che ciò sia reso inevitabile da un sistema maggioritario che non c'è più e senza che sia facilitato dall'esistenza di forze e culture politiche che aspettano di essere coalizzate.

Il Pd non è autosufficiente, ma la coalizione nazionale che lo affiancherà non è già pronta.

Ma tutto è cambiato anche per il centrodestra. La prevalenza del nazionalismo estremista di Salvini che oggi appare un grande vantaggio può tradursi nel giro di pochi mesi in un limite o perfino in un ostacolo per un centrodestra largo e vincente.

La direzione di marcia è comunque chiara: promuovere una coalizione ampia partendo dall'opposizione al governo nazional populista e dalle nostre idee per l'Italia di domani. E intanto rinnovare e rafforzare il Pd, che come mostrano molte città può contendere alla Lega il ruolo di primo partito».

Nella sua analisi, però, Gentiloni non sembra tener conto di un fattore che, almeno a prima vista (quindi da confermare) il voto di domenica avrebbe dimostrato. Secondo una prima parziale valutazione dei "flussi elettorali", i dati farebbero pensare che la "simpatia" tra leghisti e grillini non esisterebbe più o quasi.

Il governo giallo verde esiste nel contratto ma, rispetto a prima, non in una possibile alleanza elettorale. Gli elettori 5 Stelle adesso, rispetto a qualche tempo fa, vedrebbero con scarsa simpatia la Lega, tanto da non scomodarsi per andare a votare i sindaci proposti dal quel partito, dando per scontato come invotabili" a prescindere quelli espressi dalle altre forze politiche del centrodestra.

Visto che il Pd, come ha ricordato Gentiloni, non è autosufficiente, se non a Di Maio dovrebbe almeno iniziare a guardare a quella corrente dei 5 Stelle che fa capo a Fico, che proviene dalla sinistra e riesce ancora a parlare alla gente e che sarebbe molto più vicina alla coerenza di idee di un partito che pretende di essere socialista... molto più di quanto lo siano personaggi come Renzi o Calenda.

Ma è impossibile o quasi che il Pd lo comprenda.

Categoria Politica
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