Esteri

A ulteriore dimostrazione che il surriscaldamento globale non si può combattere con le sfumature lessicali... come è avvenuto a Glasgow

Le conclusioni della COP26 hanno dimostrato, anche se non ce n'era bisogno, l'ipocrisia non certo lungimirante di molti governi che continuano a pensare di poter venire a patti con la natura, come se questa agisse tramite le consuete vie diplomatiche. 

A parte alcuni idioti e i lobbisti che li sostengono, ormai tutti concordano nel ritenere le fonti energetiche fossili le principali responsabili dell'aumento dell'effetto serra che, a sua volta, è responsabile che surriscaldamento del globo e del conseguente cambiamento del clima che ha effetti devastanti già nell'immediato e ne  avrà ancora di più in futuro. 

Nonostante ciò, a Glasgow le nazioni partecipanti non sono state in grado di fornire certezze sui tempi e sulle modalità di riduzione nell'utilizzo delle fonti energetiche fossili, in primis il carbone.

A dimostrazione che il clima se ne infischia delle tempistiche e delle esigenze dei vari Stati, nelle scorse ore in Canada, nella Columbia Britannica che nell'estate appena trascorsa ha registrato temperature africane, una perturbazione mai vista in precedenza ha scaricato in meno di 24 ore  nell'area intorno a Vancouver la pioggia che normalmente cade in un mese, causando causando allagamenti, frane, interruzioni di strade e ferrovie, con numerose abitazioni rimaste al buio. Una persona è morta e due risultano disperse.

L'impatto del cambiamento climatico sulla frequenza di eventi atmosferici catastrofici sarebbe dovuta al fatto che l'aumento della temperatura della superficie del mare riscalda l'aria favorendo uragani, cicloni e tifoni che ricevono maggiore energia che consente loro di arrivare, anche con più forza, dove in precedenza non erano in grado di arrivare. Per questo in molte regioni della Terra si registrano con frequenza eventi che in passato erano invece rari, se non rarissimi.

Nel frattempo, nell'India che non vuole rinunciare al carbone, le autorità di Delhi hanno chiuso tutte le scuole a tempo indeterminato a causa del peggioramento dei livelli di inquinamento atmosferico. Anche i lavori all'aperto sono stati vietati fino al 21 novembre, mentre solo cinque delle 11 centrali elettriche a carbone della città sono state autorizzate a rimanere in funzione, mentre una foschia densa e pericolosa, a  causa dei livelli di PM 2,5 , stanno avvolgendo la capitale dell'India.

Ecco perché secondo molti, la COP26 è da considerarsi un'occasione persa nella battaglia per il contenimento del surriscaldamento globale.

Autore Antonio Gui
Categoria Esteri
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