Il Cda Alitalia lascia ed il governo chiede all'Europa l'ok per un prestito fino a 400 milioni

Il Cda Alitalia lascia ed il governo chiede all'Europa l'ok per un prestito fino a 400 milioni

Il 25 aprile si è riunito il CdA di Alitalia. Alla fine dell'incontro è stato rilasciato il seguente, lapidario, comunicato stampa:

"Il Consiglio di Amministrazione di Alitalia, convocato oggi, ha preso atto con rammarico della decisione dei propri dipendenti di non approvare il verbale di confronto firmato il 14 aprile tra l'azienda e le rappresentanze sindacali.

L'approvazione del verbale avrebbe sbloccato un aumento di capitale da 2 miliardi, compresi oltre 900 milioni di nuova finanza, che sarebbero stati utilizzati per il rilancio della Compagnia.

Data l'impossibilità di procedere alla ricapitalizzazione, il Consiglio ha deciso di avviare le procedure previste dalla legge e ha convocato un'assemblea dei soci per il 27 aprile al fine di deliberare sulle stesse."

Pertanto, l'azienda chiederà al governo la nomina di un commissario che cercherà di venderla oppure, nel caso questo non risulti possibile, ne decreterà il falimento.

Nel frattempo, come dichiarato dal ministro dello Sviluppo Carlo Calenda, il governo chiederà all'Unione europea il via libera per un prestito ponte fino a 400 milioni di euro che consenta ad Alitalia l'operatività in attesa di un nuovo proprietario: «L'unica cosa sarà avere un prestito ponte da parte dello Stato che consenta ad Alitalia di andare avanti in attesa di un compratore.»

In questa vicenda, rimane comunque un mistero: il perché l'attuale proprietà si sia risolta solo ad aprile nel trovare una soluzione all'andamento negativo dei conti dell'azienda, quando la liquidità era ormai arrivata agli sgoccioli.

A questo si aggiunge la proposta di un piano industriale di salvataggio che prevedeva solo dei tagli al personale e la riduzione dei costi, ma niente di concreto per quanto riguardasse le prospettive di sviluppo.

E che dire poi del fatto di non aver voluto coinvolgere, nella redazione del piano, nessun rappresentante del personale, né di terra né di volo, affidandosi solo all'intermediazione del sindacato che ha potuto solo limare un documento già stilato.

E tutto questo con quali risultati? Forse la proprietà pensava che lo Stato potesse riacquistare Alitalia? O forse pensava che il prestito ponte potesse essere garantito dallo Stato e che, in tal modo, gli azionisti non avrebbero dovuto sborsare un euro in attesa del compratore. Ma, in queste condizioni, siamo sicuri che sia conveniente per qualcuno acquistare Alitalia? E se la società dovesse fallire dove sarà il guadagno per gli azionisti?

Tutto questo per non aver voluto affrontare la situazione almeno ad inizio anno e per non aver voluto coinvolgere i dipendenti in un piano di salvataggio e riorganizzazione.

Mario Falorni
nella categoria Economia
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