Che cos'è il decreto sicurezza

Che cos'è il decreto sicurezza

Negli ultimi mesi i social - o per meglio dire - i mass media, impazzano sul fantomatico e vituperato “Decreto Sicurezza”, Decreto del 4 Ottobre 2018, convertito in legge l’1 Dicembre 2018.

Si tratta di un provvedimento molto atteso, sia perché il primo recante la firma di Matteo Salvini, sia perché dispone su delicatissimi temi come la protezione internazionale ed immigrazione, sicurezza pubblica, lotta alla mafia e terrorismo.

Dopo aver letto innumerevoli fake news ed articoli in cui traspare quello che potremmo volgarmente definire “sentimento di parte”, ho deciso di schiarire le mie idee nel modo più semplice possibile: leggendo la circolare ministeriale.

Il provvedimento consta di 74 articoli e si suddivide in quattro Titoli, ma quello che andrò a sintetizzare è solo il primo, il quale reca disposizioni in materia di protezione internazionale e di immigrazione, finalizzate ad una più efficiente ed efficace gestione del fenomeno migratorio, nonché ad introdurre mezzi di contrasto del rischio di un ricorso strumentale agli istituti di tutela previsti Ciò che il Ministero si propone, attraverso tale legge, è di introdurre un insieme organico di norme volte alla strutturazione di una nuova linea operativa.

Si è inteso, innanzitutto, disinnescare l'equazione automatica tra salvataggio in mare degli immigrati ed il loro sbarco ed ingresso nel nostro Paese, rilanciando con forza nelle sedi europee il correlato tema della ripartizione tra Stati membri a seguito di operazioni di ricerca e soccorso in mare, in base al principio di solidarietà stabilito dagli stessi Trattati europei (articolo 80, Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea).

La normativa è volta anche a contrastare i trafficanti di esseri umani, concorrendo all'obiettivo di riportare, nel medio periodo, l'intero sistema nazionale ad una gestione ordinata e sostenibile, basata su canali legali di ingresso e sul rimpatrio degli immigrati in condizioni di soggiorno irregolare, esposto al rischio di marginalità sociale e di coinvolgimento in attività illegali.

Ma ciò che ci si chiede è: da cosa nasce questa normativa? Da ciò che molti definiscono un puro sentimento di razza, o sulla base dei dati registrati negli anni scorsi, che hanno dichiarato il fallimento della protezione umanitaria?

Ciò che la circolare stabilisce, è che il ricorso a tali istituti, sorti per assicurare tutela alle persone con necessità di protezione, ha comportato una proliferazione di istanze già in origine non meritevoli di accoglimento, con intasamento dell’ordinaria attività delle Commissioni territoriali preposte all’esame delle stesse ed un irragionevole prolungamento del soggiorno in Italia di persone in attesa di una definizione della propria posizione, con conseguenti oneri sul sistema di accoglienza.

Rileva al riguardo che, su circa 40.000 tutele umanitarie riconosciute dalle Commissioni territoriali negli ultimi tre anni, poco più di 3.200 sono state le conversioni in permesso di lavoro e circa 250 in ricongiungimenti familiari. La “protezione umanitaria” non si è rivelata un adeguato strumento di integrazione, determinando l’incremento di oneri per rimpatriare chi non ha convertito il permesso in altro titolo di soggiorno regolare e, soprattutto, l'effetto di moltiplicazione dei casi di reale marginalità sociale, riguardanti persone che, al termine di un percorso destinato a rimanere senza sbocchi, hanno prolungato la permanenza sul territorio nazionale, in condizioni di assoluta fragilità e povertà, spesso foriere di attrazione in circuiti criminali.

I permessi di soggiorno, sono stati dunque sostuiti con i permessi per "protezione speciale" (un anno), "per calamità naturale nel Paese di origine" (sei mesi), "per condizioni di salute gravi" (un anno), "per atti di particolare valore civile" e "per casi speciali" (vittime di violenza grave o sfruttamento lavorativo). Ovviamente tutto ciò rende di gran lunga più difficile la permanenza degli immigrati e proprio ciò ha dato voce a molti giuristi ed esperti sull'immigrazione circa la incostituzionalità della legge.

Il medesimo testo, prevede anche che nei Centri di permanenza la durata massima del trattenimento degli stranieri venga prolungata a 180 giorni, periodo ritenuto necessario all'accertamento dell'identità e della nazionalità del migrante.

Inoltre, il diniego della protezione internazionale scatta nel caso di condanna definitiva anche per i reati di violenza sessuale, spaccio di droga, rapina ed estorsione. Tra i reati di "particolare allarme sociale" sono inclusi la mutilazione dei genitali femminili, la resistenza a pubblico ufficiale, le lesioni personali gravi, le lesioni gravi a pubblico ufficiale in servizio di ordine pubblico, il furto aggravato dal porto di armi o narcotici.

Infine, è prevista l'adozione, di una lista dei Paesi di origine sicuri, al fine di accelerare la procedura di esame delle domande di protezione internazionale delle persone che provengono da uno di questi Paesi.

Le critiche mosse al testo del nuovo progetto non sono state poche ed ultimamente hanno dato voce ai Sindaci, scuotendo le coscienze dei cittadini; ma la vera domanda è: il “Decreto Sicurezza” renderà impossibile l'integrazione, o non farà altro che regolamentare al meglio il fenomeno, al pari degli Stati membri? A voi le opinioni.

Categoria Politica
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