Obama cancella l'incontro con il presidente delle Filippine, che lo aveva chiamato figlio di p...

Obama cancella l'incontro con il presidente delle Filippine, che lo aveva chiamato figlio di p...

Dopo che il presidente delle Filippine Rodrigo Duterte gli aveva dato del "figlio di puttana", Barack Obama non ci ha pensato due volte e ha cancellato l'incontro che i due avrebbero dovuto avere oggi in Laos, in occasione del summit dei paesi del sud-est asiatico, che fanno parte dell'Asean (Association of Southeast Asian Nations).

L'espressione pronunciata durante un incontro con la stampa
Il non poco piacevole epiteto il settantunenne Duterte lo aveva pronunciato in occasione di un incontro con la stampa, quando un giornalista gli aveva chiesto come avrebbe spiegato a Obama gli oltre 2000 sospetti spacciatori e consumatori di droga uccisi senza processo dalla sua entrata in carica, il 30 giugno scorso.

Durante il G20, il presidente Usa si era espresso in merito, sostenendo che, pur essendo consapevole del fatto che nelle Filippine il narcotraffico sia una piaga per il paese, è tuttavia necessario combatterlo rispettando i diritti fondamentali e affermando di avere intenzione di sollevare la questione durante l'incontro con Duterte.

La risposta al giornalista era stata secca: "Sono presidente di uno stato sovrano e da tempo non siamo più una colonia. Non ho altro padrone che il popolo delle Filippine, nessun'altro." E, rivolgendosi a Obama, aveva continuato: "Devi portarmi rispetto. Non devi star lì a farmi domande. A quel summit ti darò del figlio di puttana."

Forse, nell'occasione, anche l'irrefrenabile Duterte aveva avuto un po' di pudore e si era espresso in Tagalog, la lingua filippina, usando l'espressione "putang ina", sperando forse di limitarne l'impatto.

Obama l'ha presa bene e si è limitato a definire il presidente filippino un tizio "colorito".

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Nessun rispetto per i diritti umani
Duterte è, indubbiamente, un personaggio sopra le righe. Più volte, nei suoi discorsi, ha detto che per lui i diritti umani non contano niente, promettendo di eliminare i trafficanti di droga e minacciando di morte anche esponenti politici e poliziotti.

Una promessa che sta mantenendo, come ha confermato il capo della polizia, Ronald de la Rosa, durante un'audizione al Senato filippino, dichiarando che nelle sette settimane dall'assunzione della presidenza da parte di Duterte le uccisioni di trafficanti, ad opera della polizia e di vigilantes, sono state 1800.

I precedenti
La volgarità di Duterte era già nota. In campagna elettorale aveva ironizzato sulla violenza subita da una missionaria australiana e aveva mandato a quel paese il papa per aver creato ingorghi nel traffico di Manila, durante la sua visita del 2015.

Questa volta, deve essersi accorto di aver veramente esagerato e si è detto dispiaciuto che Obama abbia preso le sue parole come un attacco personale (che altro avrebbe potuto fare?), giustificandole come una reazione alle insistenze dei giornalisti.

Alberto Valli
nella categoria Esteri
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