Maria Grazia Adamo racconta "La verità del tango"

Maria Grazia Adamo racconta La verità del tango

 

Perché questo titolo?
Il tango è la colonna sonora e che conduce la storia, ma nello stesso tempo una vera e propria struttura di sostegno al testo, perché attraverso questa danza la “verità” riuscirà ad esprimersi e ad arrivare laddove le parole non possono.


Chi è il personaggio o i personaggi principali del suo romanzo?
Lola, ex ballerina di tango, e Isabella, una giovane donna oppressa da fantasmi del suo passato, sono le protagoniste di questa storia; ma non solo, al loro fianco troviamo anche le “nonne di Plaza de Mayo” e tutte le donne vittime di sopraffazioni e violenze.


Quali sono i principali temi della sua narrazione?
La memoria che ci consente di conoscere il passato, di proiettarci nel futuro e di comprendere il presente.


A chi è rivolto questo romanzo? Quale è il suo pubblico ideale?
Il target che ho individuato è molto ampio: donne, giovani e meno giovani, casalinghe, intellettuali, ma anche uomini…


Quale è il messaggio racchiuso nella sua opera?
I nodi irrisolti della storia prima o poi ci presentano il conto perché ciò che è accaduto in passato può ripetersi, magari in forme diverse… e questo vale sia a livello individuale che collettivo. Un paese, come una persona, che non sa da dove viene, non può sapere dove andrà.


Questo è il suo romanzo d’esordio? Se sì, cosa l’ha spinta a scrivere?
Sì, sebbene scriva da sempre, questo è il mio primo romanzo. L’idea è nata per caso. Un viaggio a Madrid. Una cena in un ristorante argentino e l’incontro casuale con l’avvocato che curò il processo in Italia contro cinque Generali argentini, voluto dai familiari di desaparecidos italiani emigrati nella “terra d’Argento”.


Quali sono gli scrittori, artisti o intellettuali che hanno influito sulla sua poetica e hanno rappresentato per lei dei modelli?
Senza dubbio la letteratura latino-americana è quella che sento più vicina a me, ma non solo. Non c’è cultura nel vuoto di cultura. Ogni autore lascia un segno.


Gli ultimi tre libri che ha letto?
Lavoro in una biblioteca e per forza o per fortuna, leggo di tutto. Sono onnivora. Gli ultimi tre libri sono: respiro corto di Massimo Carlotto e la trilogia marsigliese di Jean-Claude Izzo.


C’è ancora spazio per la parola stampata in un mondo dove tutto è immagine?
Fare una domanda così a una che cataloga libri da 32 anni è come chiederle se ha senso la sua professione. Dunque le rispondo Si. Nulla può sostituire il profumo della carta stampata e il piacere di toccarla con mano. Un libro è per sempre.


Ha già un’idea per il suo prossimo romanzo?
Sì. Catalogando un testo di criminologia dei primi del secolo scorso, ho trovato un biglietto ingiallito e consunto come le pagine di quel libro, con su scritta una frase che mi ha rapita al primo sguardo. Era un grido di aiuto. Non vorrei sembrare presuntuosa, ma è come se quel biglietto aspettasse di essere letto e quella storia di essere raccontata. E’ l’idea che mi ha cercata e io non posso fare altro che scrivere. Non vedo l’ora.

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