Abusi, famiglia, migranti, i temi trattati da papa Francesco in Irlanda nel suo discorso alle autorità

Abusi, famiglia, migranti, i temi trattati da papa Francesco in Irlanda nel suo discorso alle autorità

Il responsabile della Sala stampa vaticana, Greg Burke, durante il volo che portava in Irlanda Papa Francesco Papa per la visita pastorale in occasione del IX Incontro Mondiale delle Famiglie, ha ricordato ai 70 giornalisti presenti che l'Irlanda è un Paese piccolo, ma anche un Paese importante, che ha avuto tanta influenza nel mondo, e nella Chiesa per sottolineare l'importanza di questo viaggio.

Papa Francesco lo ha confermato negli argomenti trattati durante il discorso tenuto, dopo il suo arrivo e dopo il colloquio privato con il presidente Higgins, al Castello di Dublino dove ha incontrato le le autorità, la società civile e il corpo diplomatico, compresa una delegazione dell’Irlanda del Nord.

Oltre che dell'Irlanda, il Papa ha parlato della famiglia, della necessità di difenderla dagli attacchi e dalle difficoltà che si trova ad affrontare, della crisi migratoria e dell'urgenza di soluzioni condivise ed infine dello scandalo degli abusi sessuali sui minori da parte di membri della Chiesa, definito grave.



Partiamo da quest'ultimo aspetto, su cui erano puntati i riflettori dei media. Il Papa ha parlato alla Chiesa irlandese, ricordando poi gli ultimi avvenimenti a cui aveva risposta con la sua recente "Lettera al Popolo di Dio".

"Sono ben consapevole - ha detto il Papa - della condizione dei nostri fratelli e sorelle più vulnerabili – penso specialmente alle donne, e ai bambini, che nel passato hanno patito situazioni di particolare difficoltà; e agli orfani di allora. Considerando la realtà dei più vulnerabili, non posso che riconoscere il grave scandalo causato in Irlanda dagli abusi su minori da parte di membri della Chiesa incaricati di proteggerli ed educarli.

Il fallimento delle autorità ecclesiastiche – vescovi, superiori religiosi, sacerdoti e altri – nell’affrontare adeguatamente questi crimini ripugnanti ha giustamente suscitato indignazione e rimane causa di sofferenza e di vergogna per la comunità cattolica. Io stesso condivido questi sentimenti. Il mio predecessore, Papa Benedetto, non risparmiò parole per riconoscere la gravità della situazione e domandare che fossero prese misure «veramente evangeliche, giuste ed efficaci» in risposta a questo tradimento di fiducia (cfr Lettera pastorale ai Cattolici dell’Irlanda, 10).

Il suo intervento franco e deciso continua a servire da incentivo agli sforzi delle autorità ecclesiali per rimediare agli errori passati e adottare norme stringenti volte ad assicurare che non accadano di nuovo. Più recentemente, in una Lettera al Popolo di Dio, ho ribadito l’impegno, anzi, un maggiore impegno, per eliminare questo flagello nella Chiesa; a qualsiasi costo, morale, e di sofferenza.

Ogni bambino è infatti un dono prezioso di Dio da custodire, incoraggiare perché sviluppi i suoi doni e condurre alla maturità spirituale e alla pienezza umana. La Chiesa in Irlanda ha svolto, nel passato e nel presente, un ruolo di promozione del bene dei bambini che non può essere oscurato.

È mio auspicio che la gravità degli scandali degli abusi, che hanno fatto emergere le mancanze di tanti, serva a sottolineare l’importanza della protezione di minori e adulti vulnerabili da parte dell’intera società. In questo senso, siamo tutti consapevoli dell’urgente necessità di offrire ai giovani un saggio accompagnamento e valori sani per il loro cammino di crescita."


All'inizio del suo intervento, Papa Francesco aveva espresso la propria soddisfazione per questa nona edizione dell'Incontro mondiale delle Famiglie definito "una testimonianza profetica del ricco patrimonio di valori etici e spirituali, che è compito di ogni generazione custodire e proteggere", di fronte alle minacce che subisce ad ogni livello con il dissesto del matrimonio e della vita quotidiana, come collante della società, da promuovere e tutelare con ogni mezzo appropriato.

"È nella famiglia che ciascuno di noi ha mosso i primi passi nella vita. Lì abbiamo imparato a convivere in armonia, a controllare i nostri istinti egoistici, a riconciliare le diversità e soprattutto a discernere e ricercare quei valori che danno autentico significato e pienezza alla vita."

 

Francesco ha poi parlato della famiglia degli esseri umani e della necessità di unità e solidarietà, "specialmente nei riguardi dei fratelli e delle sorelle più deboli. Troppo spesso, tuttavia, ci sentiamo impotenti di fronte ai mali persistenti dell’odio razziale ed etnico, a conflitti e violenze inestricabili, al disprezzo per la dignità umana e i diritti umani fondamentali ed al crescente divario tra ricchi e poveri.

Quanto bisogno abbiamo di recuperare, in ogni ambito della vita politica e sociale, il senso di essere una vera famiglia di popoli! E di non perdere mai la speranza e il coraggio di perseverare nell’imperativo morale di essere operatori di pace, riconciliatori e custodi l’uno dell’altro."

Per questo, "la sfida che più provoca le nostre coscienze in questi tempi è la massiccia crisi migratoria, che non è destinata a scomparire e la cui soluzione esige saggezza, ampiezza di vedute e una preoccupazione umanitaria che vada ben al di là di decisioni politiche a breve termine."


Infine, il Papa ha auspicato una pace completa per l'Irlanda, dopo l'Accordo del Venerdì Santo di 20 anni fa, che vinca ogni ostacolo residuo, favorendo così la nascita di un futuro di concordia e riconciliazione.

Senza la pace che sgorga dalla conversione dei cuori, "l’ideale di una famiglia globale di nazioni, - ha detto il Papa - rischia di diventare un vuoto luogo comune" favorendo piuttosto il diffondersi della cultura dello scarto che rende indifferenti verso i poveri e gli indifesi, "compresi i non nati, privati dello stesso diritto alla vita".

Categoria Esteri
Attendere...