Partito Democratico? No, partito Charlie Brown

Partito Democratico? No, partito Charlie Brown

Per capire che cosa sia oggi il Partito Democratico è emblematico l'intervento di Andrea Orlando all'ultima Direzione Nazionale. Come riassumere il Pd odierno in un'immagine? È quella di Charlie Brown che tenta di calciare una palla da football che, puntualmente, Lucy toglie all'ultimo momento. Ogni volta Charlie Brown crede che sia la volta buona, ma Lucy, nonostante le promesse, non resiste.

Orlando nel suo intervento, vale la pena di leggerlo, dice cose "normali", logiche, che qualsiasi elettore, qualunque sia il suo orientamento, vorrebbe sentir dire ad un proprio rappresentante in Parlamento. Non solo la logica è nello spiegare il senso dell'andare a vedere che cosa i 5 Stelle avrebbero proposto, ma anche nell'analisi del perché Matteo Renzi abbia commesso l'ennesimo errore nel voler far naufragare tale iniziativa.

L'intervento, purtroppo non adeguatamente pubblicizzato, viene chiuso da Orlando affermando di non aver voluto essere reticente. È vero. Orlando ha avuto il coraggio di criticare Matteo Renzi e, indirettamente, svelarne le solite trame da retrobottega, tanto care al presunto statista del contado fiorentino.

Ma ancora una volta, però, invece di far saltare il tavolo per fare chiarezza una vota per tutte all'interno di quel partito, Orlando - e non solo lui - si è accontentato che si votasse una fiducia al segretario reggente Maurizio Martina come soluzione a tutti i problemi, nella convinzione che finalmente, d'ora in avanti, il Pd possa diventare un partito "normale". Figuriamoci...

Di seguito le parole di Orlando.


A un certo punto Maurizio mi ha chiesto un parere sull'eventualità di un'apertura su questa possibilità. Dico quello che ho detto a lui: meglio andare a vedere le carte, perché se ci sono le condizioni di portarli sul nostro terreno e di far partire un Governo, naturalmente ponendo la questione che la leadership non poteva essere più di Di Maio, abbiamo fatto bingo, se non ci sono queste condizioni, ponendo la questione di Di Maio, noi possiamo andare alle elezioni come una forza, che parlando al Paese dice esplicitamente, in via empirica perché non è possibile un'alleanza. La discussione è stata immediatamente impostata come la ricerca delle poltrone, il tradimento, la svendita e la subalternità ai 5S. Non l'ha fatto qualcuno fuori, è accaduto qua dentro.

Questo non è compatibile con il proporzionale, perché proporzionale e fanatismo non vanno d'accordo insieme, e questa delegittimazione delle iniziative politiche complesse non consentirà la manovra. E la manovra nel proporzionale è la condizione essenziale per poter agire.

Io non mi sento preso con le mani nel sacco con Maurizio la notte a fare un accordo con Di Maio. Forse sono l'unico del gruppo dirigente - tanto di quelli a favore quanto di quelli contro - che non ha parlato con il M5S. Io non sono stato preso con le mani nel sacco a cercare di fare un accordo, io ho sostenuto una linea politica, e credo che questa linea politica la dobbiamo motivare e giustificare e spiegare per far capire perché sia stato un errore bruciarla così.

Noi adesso ci troviamo in una situazione in cui abbiamo una carta in mano in meno, e una situazione dove si è verificato che abbiamo un doppio timone. Abbiamo una carta in mano in meno e prima di bruciarla in una trasmissione televisiva - per me ognuno può andare dove vuole e può parlare tutte le volte che vuole - mi sarei interrogato sul fatto se ne esiste un'altra da giocarne dopo. Questa è la domanda che mi sarei fatto. Non l'avrei fatto così alla leggera - mi è consentita questa critica? Perché sono convinto che dopo non ce ne sono altre.

Perché l'ipotesi che ha sostenuto sia Franceschini che Matteo, cioè di fare un accordo costituente in questa legislatura, non mi vede particolarmente convinto. Perché se affermiamo che questi non sono interlocutori affidabili in quanto estranei alla democrazia, per poter fare un Governo, come si fa a farli diventare contraenti di un patto costituente? Prima di andare a uno scenario che porta al voto, perché questo mi sembra a questo punto quello più probabile, avrei fatto una discussione qua dentro e mi sarei interrogato semmai su quale potesse essere l'alternativa da mettere in campo prima di imboccare un percorso che anche io vedo rischioso e pieno di incognite.

Perché credo che non ce ne sia un'altra? Perché il Governo di tutti è appunto se ci stanno tutti, e io credo che oggi questa condizione sia remota. Allora, prepariamoci alla possibilità delle elezioni, ma sapendo che una barca con due timoni non va avanti. E non mi si può dire "se parli te perché non può parlare lui", perché se parla l'azionista di una corporation e smentisce il suo amministratore delegato, le azioni in borsa crollano. Se parla uno che ha un pacchetto minoritario la stessa cosa non succede. Diciamo che forse dovremmo parlare tutti meno. Benissimo, il punto politico è che se dopo che la delegazione, nella quale è rappresentata ampiamente l’area renziana, apre, io chiudo da un'altra parte, si toglie complessivamente credibilità a quella forza politica, non è che si è sventato un complotto. E io sono convinto del fatto che noi oggi frettolosamente dobbiamo provare a rimettere una linea politica in campo, perché in questo momento siamo senza, cari compagni e amici. Siamo senza una linea politica con la quale affrontare le elezioni e interloquire con le altre forze politiche. E questa è un’evidenza che se anche ci mettiamo tutti d'accordo, non cancelliamo.

Sommessamente. Non sono stato entusiasta - ma lo dico con molta franchezza perché non sempre ho condiviso le posizioni di Maurizio - ma io ho sostenuto la scelta della reggenza di Maurizio, mettendo in guardia rispetto a una possibilità: attenzione che non si rimetta in moto il meccanismo maoista, dello sparare sul quartiere generale. E' successo puntualmente.

Ora ridico la stessa cosa oggi, è l'ultima chiamata: o l'unanimità è vera, o altrimenti noi con un doppio timone, in vista delle elezioni, rischiamo di imbarcare moltissima acqua. Allora, se tutti quanti siamo veramente convinti che il mandato a Maurizio è un mandato pieno, alziamo la mano, se non siamo convinti, discutiamo magari ancora un giorno in più, ma decidiamo un assetto che ci consenta di affrontare la sfida della vita del PD. Oggi peggio di tutto è la reticenza ed io, stasera, non ho voluto essere reticente.

Categoria Politica
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