IL TATTOO E’ ARTE?

IL TATTOO E’ ARTE?

Articolo di Carla Guidi, giornalista.

 

Questo discorso era iniziato addirittura nell’aprile del 1985 con una grande Mostra su questo tema, realizzata ai Mercati Traianei da Renato Nicolini. Titolo emblematico “L’Asino e la zebra, origini e tendenze del tatuaggio contemporaneo”. A questa mostra si è ispirata l’attuale “Tattoo forever”, in visione dal 2 giugno al 24 luglio al MACRO - Museo d’Arte Contemporanea, Roma, presso gli spazi de La Pelanda 2 e della Factory, oggi che questa pratica sembra aver assunto dimensioni di tutto rispetto. Secondo l’ISS infatti, al 07/09/2015 in Italia, a scrivere indelebilmente sulla propria pelle, sono quasi sette milioni di persone, il 12,8% della popolazione complessiva.

Possiamo concluderne che negli ultimi trent’anni questa tendenza sia aumentata in una maniera che potremmo chiamare epidemica. Io stessa avevo già evidenziato queste riflessioni, con un po’ di anticipo rispetto alla bella mostra sopraccitata al Macro, con il mio articolo del 2015 [http://www.artapartofculture.net/2015/05/20/virtuale-o-corporeo-tattoo/] nel quale mettevo in evidenza anche l’interessante ed originale lavoro di Marco Manzo (che ne è stato poi dichiarato il direttore artistico). Segnalo anche la mia organizzazione della Conferenza alla Biblioteca di Roma V. Nardi pochi giorni prima, il 25 maggio 2016, con il titolo significativo “L’arte, il tattoo, il corpo - epidemia/epidermia” con la partecipazione del sociologo Pietro Zocconali (Presidente ANS) e del fotografo Valter Sambucini.

Ma per tornare alla Mostra “Tattoo forever”, segnaliamo che l’evento sembra costituire veramente l’ingresso ufficiale del Tattoo nell’Empireo dell’Arte contemporanea, anche con il sostegno qualificato di Achille Bonito Oliva che apre in catalogo (Gangemi editore) con un suo articolo, già presente nel catalogo del 1985. Erano infatti allora già avvenute trasformazioni importanti nel mondo delle immagini e nel simbolismo delle narrazioni così che A.B.Oliva dice - “Marcel Duchamp è l’artista che nel novecento adotta in termini esplicitamente espressivi il corpo quale luogo capace di proiettare verso l’esterno segni inscrivibili dentro il linguaggio dell’arte”...

La bella Asia Argento, che esibisce alcuni notevoli tatuaggi di Marco Manzo, ne è la testimonial ufficiale mentre l’idea è di Maria Costici e l’organizzazione di Federica Nicosia, insieme alla storica dell’arte Francesca Villanti per C.O.R., promozione di Roma Capitale. Questo evento quindi costituisce veramente un omaggio ad una delle forme grafiche più antiche del mondo, ingiustamente legate ad emarginati sociali od alfabeti visivi d’appartenenza a gruppi malavitosi. Gli artisti-tatuatori tengono a dire anche che sono state trovate antichissime mummie segnate a testimoniare la loro origine addirittura preistorica, alla base dei linguaggi che, insieme alle famose pitture rupestri, ancora oggi confondono gli studiosi riguardo la loro problematica collocazione simbolica tra Arte e Magia. I tempi però sono cambiati ed anche i trasgressivi Graffiti si sono trasformati in Street Art, evidentemente cambiando sia la loro funzione che la loro valenza simbolica.

“Tattoo forever” nasce quindi come un doveroso tributo ad una pratica “artistica” emancipata dalla sua esclusiva dannazione di “stigma” per dipanarsi in un viaggio all’interno dell’Ex Mattatoio, già ridefinito e riconquistato come spazio culturale, articolandosi in diverse sezioni. Si parte da quella storica, un ritorno alle origini con testimonianze e reperti museali; si prosegue con la parte fotografica, attraverso le foto di Michael Laukien, una serie di ritratti di persone tatuate appartenenti a tribù diverse, alcune delle quali aventi più di 100 anni. Si prosegue con i grandi artisti del Tattoo italiani ed internazionali ed una sezione della mostra è riservata alle immagini degli artisti della scuderia Cheyenne, l’azienda tedesca leader mondiale nella produzione delle macchinette del tatuaggio, infine una sezione è interamente dedicata a giovani artisti emergenti italiani presentati da Ars Estetica.

Non manca “Tattoo for peace” (progetto di MultiOlistica giunto alla sua terza edizione) nel cui padiglione espongono i testimonial del progetto, anche Dario Fo con un ritratto femminile dal titolo Libertà. Poi è il turno della mostra inedita del 13° Festival Internazionale di Humor Grafico, con autori da tutto il mondo, infine il Tattoo viene interpretato come elemento di seduzione femminile, come simbolo di ricercatezza ed associato quindi all’Alta Moda. Sei stilisti e due Accademie intervengono in mostra a rendere omaggio all’arte del tatuaggio attraverso la loro creatività, anche con i virtuosismi delle loro tecniche, dal ricamo alla pittura.

La nostra Pelle si trova ad essere inserita nello stesso tempo in un ordine concreto, immaginario ed infine simbolico, con un valore di protezione della nostra individualità psicofisica, contemporaneamente come primo strumento e regione di scambio con gli altri; luogo di contatti fondamentali fin dai primi giorni di vita, essenziale per lo sviluppo dell'organismo e dei linguaggi attraverso la percezione, l’affettività, la sessualità, come si apprende da Asley Montagu(1). Non solo, da sempre si è anche saputo della sua indubbia capacità di reagire allo stress con evidenti fenomeni cutanei, conseguenza del fatto che tra cervello e pelle esiste una specie di corsia preferenziale, entrambi originati dallo stesso foglietto embrionale; quest'ultimo passaggio essendo alla base della Riflessologia, tecnica ben nota ed accettata senza limitazioni dalla medicina ufficiale. Contemporaneamente il Corpo come soggetto si è andato sempre più disobbligando dal monopolio della religione, dalla violenza politica e delle ideologie, così il senso della ri-appropriazione del “corpo proprio” e della sua gestione “liberata” ha aperto le porte anche alla sua commercializzazione, però una ulteriore conseguenza positiva è stata l'attenzione alla psicosomatica col dilagare di terapie psico-corporee, nel tentativo di superare la tenacia della cosiddetta dicotomia corpo-mente. Apprezzando la fecondità dell’approccio alla mente-corpo come Sistema siamo purtroppo nell’epoca della frammentazione e dell'autoreferenzialità di discipline o istituzioni, mentre cresce il timore di contaminazioni culturali in una paventata rottura delle frontiere, indecisi nel concetto di Limes, inteso come confine, muraglia, o strada, soglia che permetta ingressi e favorisca scambi. Allora il tatuaggio finalmente può essere riconosciuto come Arte e diventare una strada del linguaggio emozionale di difesa, contemporaneamente di memoria e contenitore di svariati significati personali ma anche distintivo di ruolo e status sociale, poiché la scrittura sulla pelle vale come rafforzamento dell'Immagine corporea e contemporaneamente essere un messaggio all'altro per suscitare rispetto, avvertimento, provocazione.

Distinguerei però decisamente tra Tatuaggio e Piercing, prendendo in esame solo ciò che sta entro la superficie e non ciò che si inserisce prepotentemente dentro il corpo, modificando spesso non solo l’immagine corporea, ma addirittura lo schema corporeo, lasciando intravvedere significati più complessi e tendenzialmente di trasformazione autolesionistica. Riguardo quella terribile tendenza, destabilizzante ed in qualche modo iniziatica, ad infliggersi dolore per sentirlo questo corpo reale, tendenza evidenziata anche dal dilagare dell’allarme cutting tra gli adolescenti, citerei direttamente David Le Breton (2) antropologo e professore all’università di Stasburgo, che ai tatuaggi e piercing ha dedicato il libro “Signes d’ientité”.

Il mondo è sottoposto a nuove paure, ai cambiamenti climatici, agli scontri di civiltà, agli attacchi iconoclastici, alle pressioni neoliberiste ed alle guerre finanziarie che tendono a mantenerci in una pseudo-realtà, più vera del vero, attraverso strumenti elettronici e mediatici che ci avvolgono, invece di informarci, e sostituiscono spesso i contatti reali che non riusciamo più a percepire. Allora su questi corpi, sottoposti a stress intollerabili, si proiettano permanentemente anche le immagini dei film più amati o più terrificanti per riuscire finalmente a possederle, per dominarle insieme ai desideri, ai ricordi personali sempre più sfuggenti, ai sogni, a volte gli incubi evaporati dalla psiche messa sotto pressione dalle paure, queste sì sempre meno controllabili, immagini evase da Internet e rimbalzate dal Tablet, dagli iPhone, dagli Android. Allora il tessuto simbolico delle immagini, segnate con dolore sulla pelle, diventano una forma di terapia, un linguaggio artistico-simbolico a guardia della soglia con l'Innominabile che ci fa finalmente percepire quello che Slavoj Zizek afferma in “Benvenuti nel deserto del reale!” (3). Il tatuatore-catalizzatore-artista-stregone è allora chiamato in causa per guidare la persona attraverso un percorso di consapevolezza estetica, non solo attraverso esorcismi alla decadenza corporea ma anche verso nuove “spiritualità ed armonia”, (come fa del resto l’artista tatuatore Marco Manzo) nella direzione di quello che Yves Klein (4) precursore della Body Art, usava dire - creare costantemente un solo unico capolavoro, se stesso.

 

NOTE:

(1) Asley Montagu “Il linguaggio della pelle” (Ed it. Verdechiaro edizioni 2015)

(2) David Le Breton “Signes d’ientité”, edito Metailié 2002.

(3) Slavoj Zizek– “Benvenuti nel deserto del reale” – Meltemi editore srl Ed italiana 2002.

(4) Yves Klein [https://it.wikipedia.org/wiki/Yves_Klein]

 

FOTO DI VALTER SAMBUCINI – www.valtersambucini.it

“Tattoo forever” Macro Testaccio - “Una galleria eterna” ritratti di Michael Laukien

valsam
nella categoria Cultura e Spettacolo
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