Esteri

Nuovi documenti rivelano i finanziamenti segreti delle aziende alla politica Usa

Democrazia e denaro, due termini che ormai negli Stati Uniti sembrano procedere indissolubilmente uniti. La democrazia che si mette al servizio degli interessi dei ricchi e delle grosse compagnie, sedotta dal denaro che finisce per minarne le basi.

Un quadro di come in America il denaro dei grandi gruppi economici influenzi il processo democratico e di come sia incessante e smisurata la richiesta di denaro da parte di politici, lobbisti e perfino giudici ce lo rivelano alcuni documenti, ufficialmente secretati, di cui è entrato in possesso il quotidiano inglese Guardian.

Battezzati "John Doe files", si tratta di 1500 pagine relative ad una indagine, chiamata "John Doe investigation", condotta da cinque procuratori dell'Wisconsin per presunte irregolarità nel finanziamento della campagna elettorale del governatore dello stato, il repubblicano Scott Walker (nella foto).

A consentire alle imprese di finanziare le campagne elettorali, dopo che per 60 anni questo era severamente proibito, è stata una sentenza emessa nel 2010 dalla Corte Suprema nel caso conosciuto come Citizens United v FEC.

In base a quella sentenza imprese e organizzazioni sindacali hanno, al pari di ogni singola persona, diritto di esprimere liberamente la loro opinione, come stabilito dal primo emendamento della costituzione americana. Di conseguenza hanno acquisito anche il diritto di finanziare le campagne elettorali.

Un'altra sentenza, in qualche modo correlata alla precedente, quella del caso Speechnow.org v FEC, ha portato alla creazione dei cosiddetti Super PAC (Political Action Commitee), gruppi che sono autorizzati a spendere somme illimitate, donate dalle aziende per condizionare il consenso popolare a favore o contro un candidato.

Accanto ai Super PAC, si sono formati anche gruppi "dark money", associazioni ai limiti della legalità che veicolano ai candidati finanziamenti ricevuti da donatori la cui identità rimane segreta.

 

L'indagine cui si riferiscono i "John Doe files", iniziata nel 2011, riguarda proprio presunti crimini commessi in violazione delle leggi relative ai finanziamenti alla politica da parte del comitato elettorale del governatore Scott Walker, presentatosi quest'anno anche alle primarie del partito Repubblicano nella corsa verso la Casa Bianca. L'accusa sostiene che il comitato elettorale di Walker avrebbe gestito una rete di gruppi di sostegno, attraverso i quali sarebbero state incanalate enormi somme di denaro, senza che fossero dichiarate pubblicamente.

I file, oltre a documenti del tribunale, contengono centinaia di pagine di email fra Walker, i suoi principali collaboratori, alcuni lobbisti e esponenti di spicco del partito Repubblicano. A finanziare la campagna di Walker hanno contribuito molti ricchi simpatizzanti di destra, fra cui il co-fondatore di Home-Depot, Ken Langone, e il magnate dei casino di Las Vegas, Sheldon Adelson. Un piccolo contributo di 15.000 dollari risulta averlo dato anche Donald Trump.

Una delle ragioni che hanno fatto diventare il governatore dell'Wisconsin un campione della destra radicale è la sua politica anti-sindacale e l'approvazione, durante il primo mandato, di una legge che impedisce la contrattazione collettiva ai dipendenti pubblici. Si è trattato di una legge molto avversata, al punto da scatenare reazioni che hanno portato a nuove elezioni per la carica di governatore ed è proprio a questa tornata elettorale che si riferisce l'indagine.

Fra i finanziatori che hanno sborsato le cifre più alte, i "John Doe files" elencano Harold Simmons, il proprietario delle NL Industries, un produttore storico di vernici al piombo, con ben 750.000 dollari, in tre tranche attraverso la Contran Corporation. Sembrerebbe essere stata una somma spesa bene, dato che proprio in quel periodo fu approvata dal senato dell'Wisconsin, a maggioranza repubblicana, una legge che rendeva più difficile alle vittime di avvelenamento da vernici al piombo querelare i fabbricanti.

Interessanti anche i finanziamenti non dichiarati per un totale di 3 milioni e mezzo di dollari utilizzati per la campagna a favore della rielezione del giudice David Prosser (foto sotto) alla corte suprema dell'Wisconsin nel 2011. Al tempo la rielezione di Prosser era necessaria per Walker affinché la corte suprema dell'Wisconsin mantenesse una maggioranza di destra e non abrogasse le leggi anti-sindacali del governatore.

Ma la mossa si è rivelata azzeccata soprattutto nel 2015, quando la corte suprema dello stato ha decretato la fine delle indagini sui presunti finanziamenti irregolari del governatore Walker, confermandone la regolarità e accusando i procuratori di non aver correttamente interpretato le norme a riguardo. Fra i votanti anche il giudice Prosser, che, intervistato sull'opportunità di astenersi in un procedimento che lo riguardava direttamente, ha sostenuto che i quattro anni ormai trascorsi gli avevano consentito di esprimere il suo voto. La procura ha presentato ricorso alla corte suprema federale, la cui decisione si dovrebbe conoscere nei prossimi giorni.

I "John Doe files" sono molto interessanti perché rivelano un mondo del tutto sconosciuto al grande pubblico, in cui grosse aziende e super-ricchi finanziano segretamente i politici attraverso associazioni terze, versando milioni di dollari per condizionare l'esito elettorale e ottenendo in cambio vantaggi concreti, come nel caso delle vernici al piombo e del giudice Prosser.

Una pratica, quella del finanziamenti delle campagne elettorali da parte delle aziende, che nelle primarie dei mesi scorsi Bernie Sanders (foto) aveva condannato, accusando Hillary Clinton di essersi venduta a Wall Street. Lo stesso Donald Trump, dall'alto della sua esperienza di finanziatore di lungo corso della politica, aveva confessato che quando ai politici gli dai qualcosa, loro fanno tutto quello che gli chiedi.

Secondo un'indagine indipendente, ammonterebbero a 2 miliardi di dollari i finanziamenti da parte delle aziende alla campagna per le presidenziali. Questa è di per sè una stortura in un paese che si vanta di essere democratico e di garantire a tutti pari opportunità, resa, però, ancora più grave dal fatto che la gran parte di queste donazioni è coperta da segreto.

Autore Alberto Valli
Categoria Esteri
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