L'Europa che vorremmo a 60 anni dall'inizio dell’integrazione europea

L'Europa che vorremmo a 60 anni dall'inizio dell’integrazione europea

Sabato 25 marzo saranno trascorsi 60 anni dall'inizio del processo di integrazione europea. L'evento sarà occasione di celebrazioni ufficiali che si terranno a Roma. Di conseguenza, a Roma si terranno anche convegni e cortei per far presente a chi finora ha portato avanti il progetto di Unione dell'Europa lo ha fatto dimenticandosi di privilegiare gli interessi di chi ne era più direttamente coinvolto: i cittadini europei.

Quali sono state le conseguenze? Sono riassunte nel manifesto di LA NOSTRA EUROPA, una coalizione di associazioni, movimenti sociali, sindacati, organizzazioni e attori sociali che si sono dati appuntamento in questi giorni per costruire una grande mobilitazione europea per dare un segnale ai leader della UE che si riuniranno a Roma.

Diseguaglianza e insicurezza sociale, diffuse a piene mani dall’austerità e da politiche ingiuste, alimentano culture e movimenti reazionari. Si moltiplicano razzismi, nazionalismi regressivi, muri, frontiere e fili spinati. 

I migranti sono le prime vittime, insieme alla democrazia e ai diritti. Non c’è tempo da perdere. Chiediamo a chi è cosciente del pericolo di mettersi in gioco, di mobilitarsi, di partecipare.

A questi temi, vanno aggiunti anche quelli relativi alle problematiche economiche a cui rispondere con l'invito ad arginare la speculazione, smettere di demonizzare investimenti e spesa pubblica, favorire sviluppo sostenibile ed economia solidale.

Questi argomenti sono stati indicati in un documento elaborato dalla Fondazione Finanza Etica (Gruppo Banca Etica) di cui di seguito viene riassunta in breve l'analisi che ne è all'origine.

In questi anni abbiamo assistito a un ribaltamento dell’immaginario collettivo. Mentre vengono imposti limiti durissimi alle finanze pubbliche, dall'austerità al fiscal compact, poco o nulla è stato fatto per bloccare gli eccessi del sistema finanziario privato, malgrado le sue enormi responsabilità nell'attuale crisi.

L'austerità rimane la stella polare delle politiche economiche nonostante l’evidenza del suo fallimento sociale, occupazionale e anche economico visto che ha inibito la ripresa degli investimenti, mentre il rapporto debito/PIL continua a peggiorare.

Si strangola la finanza pubblica ma la BCE inonda i mercati di denaro tramite il Quantitative Easing con effetti paradossali: ci sono talmente tanti soldi che i titoli di Stato sono ormai a rendimento negativo, ma agli Stati è proibito indebitarsi anche per investimenti a lungo termine, per una riconversione ecologica dell'economia o per ricerca e formazione. Ma né credito né economia ripartono.

Che cosa fare in concreto:

Promuovere la finanza etica in Europa. La finanza etica propone un progetto di cambiamento profondo del sistema finanziario. Un modello fondato su trasparenza, partecipazione e uso responsabile del denaro, che rifiuta visioni di brevissimo respiro per considerare gli effetti a lungo termine delle proprie attività. E che presuppone l’educazione critica alla finanza di un numero crescente di persone.

Euro o non euro? Ciò che è stato sbagliato nella costruzione della moneta unica è l'aver costruito un’unione monetaria senza capacità di controllo delle economie a livello europeo. Ma questo non significa che sia giusto né opportuno uscirne.

Lobby? Oggi il peso delle lobby finanziarie condiziona pesantemente le scelte delle istituzioni europee. È necessaria un’azione di “contro-lobby” come quella di Finance Watch su scala europea.

Regole. In Italia con l’ultima Legge di Stabilità è stata finalmente riconosciuta la finanza etica. Occorre una scelta analoga su scala europea. Servono poi: una tassa sulle transazioni finanziarie; la separazione delle banche commerciali da quelle investimento; contrastare seriamente i paradisi fiscali; limitare i bonus dei manager; estendere l'applicazione del principio precauzionale contenuto nel Trattato di Maastricht anche all'ambito finanziario.

Controlli sui capitali. Mentre l’Europa dei muri vuole impedire i movimenti delle persone e si torna a parlare di dazi per proteggere i prodotti, non si discute di come controllare i capitali. Con la Direttiva sull'Unione del Mercato dei Capitali, l’UE nuovamente rischia di spingersi in direzione diametralmente opposta a quella che andrebbe presa.

Di queste ed altre proposte se ne discute, tramite iniziative e forum, giovedì 23 e venerdì 24 marzo all'Università La Sapienza. Per sabato 25 marzo è previsto un corteo che partirà alle 11 da piazza Vittorio per raggiungere il Colosseo.

Giuseppe Ballerini
nella categoria Politica
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