Terrorismo in Europa: dubbi e perplessità

Terrorismo in Europa: dubbi e perplessità

Dopo la strage di Bruxelles, si è parlato molto di incompetenza delle forze di polizia e dei servizi di informazione dei vari stati e della necessità di creare una struttura a livello europeo, che possa garantire una più efficace prevenzione dei crimini legati al terrorismo.

Ma si può parlare veramente di incompetenza? Considerate le modalità con cui si sono svolti i fatti, si tratterebbe quasi di una totale incapacità. Mentre per quanto riguarda la struttura di coordinamento, sembrerebbe esistere già. Si chiama Europol ed è stata istituita nell'ormai lontano 1999. Conta oltre 900 dipendenti e, per sua stessa ammissione, "aiuta le autorità nazionali a contrastare le forme gravi di criminalità internazionale e il terrorismo". Anche all'Europol sono tutti incompetenti?

Coloro che sono considerati responsabili dei fatti di Parigi del novembre scorso, Salah Abdeslam, Najim Laachraoui e Mohamed Abrini, erano già da molto tempo prima conosciuti dalla forze di sicurezza. 

In un articolo sul sito New Eastern Outlook, si riportano fonti di stampa da cui risulta che Mohamed Abrini, ripreso dalle telecamere di una stazione di servizio sull'autostrada per Parigi, due giorni prima dell'attentato di novembre, insieme a Salah, sarebbe stato arrestato varie volte in precedenza per furti ed altri piccoli atti di criminalità.

Anche Salah Abdeslam aveva passato del tempo in carcere. Si sarebbe trattato di un carcere olandese, dove era finito per possesso di cannabis e dove avrebbe incontrato Abdelhamid Abaaoud. Ed è molto probabile che anche colui che aveva preparato le cinture esplosive utilizzate negli attacchi di Parigi, Najim Laachraoui, sia stato in passato arrestato. Altrimenti non si spiega come le autorità fossero in possesso del suo DNA, cosa che ne ha resa possibile l'identificazione.

Le autorità di polizia belghe devono essere veramente incompetenti, per non accorgersi della presenza di terroristi e della preparazione di attentati, proprio mentre erano in corso sistematiche operazioni di controllo e continui rastrellamenti, finalizzati all'arresto di Salah.

Una cosa simile era accaduta anche in Francia. Dopo l'attacco a Charlie Hebdo, nel gennaio del 2015, il governo aveva fatto approvare misure speciali per essere in grado di fronteggiare nuovi episodi di terrorismo. Misure che avrebbero dovuto essere particolarmente efficaci, dal momento che comportavano anche forti restrizioni alle libertà personali, tanto che molte furono le polemiche che si scatenarono in proposito. Sembrerebbe che tutto questo non sia servito a nulla, se, poi, non si è riusciti ad evitare gli attentati del 13 novembre.

La responsabilità degli attacchi di Bruxelles è stata attribuita all'ISIS, ma, in realtà, non esiste una rivendicazione ufficiale in tal senso. La stessa Reuters, nel definire lo Stato Islamico responsabile della strage, ha citato, come unico elemento a sostegno di questa tesi, un lancio della Amaq Agency, un'agenzia di stampa totalmente sconosciuta.

Per il resto, si tratta solo di messaggi di ipotetici sostenitori dell'ISIS sui vari social network. Niente di ufficiale.

Tutto questo è molto strano, compresa la cattura di Salah, svoltasi con modalità che ricordano comiche del cinema muto. Dobbiamo rifugiarci nell'ennesima teoria del complotto? Forse no, ma certamente una riflessione sul cui prodest si imporrebbe.

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