Antichi tsunami rilevati su Marte, a testimonianza dell'esistenza di forme di vita

Antichi tsunami rilevati su Marte, a testimonianza dell'esistenza di forme di vita

Osservazioni della superficie di Marte condotte da alcuni scienziati hanno rivelato quelle che potrebbero essere tracce di veri e propri tsunami causati dall'impatto di meteoriti. Questo confermerebbe la presenza di oceani sul Pianeta Rosso e, quindi, indirettamente anche la possibilità di forme di vita.

Attualmente su Marte non ci sono tracce evidenti di acqua. Tuttavia molte ipotesi sono state formulate sull'eventualità che in passato esistessero masse d'acqua più o meno estese, sebbene non siano state mai rilevate sulla sua superficie zone modellate dalle acque, tali da poter essere indiscutibilmente considerate come veri e propri tratti costieri.

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Nature, immagini termiche delle pianure dell'emisfero settentrionale di Marte avrebbero rivelato la presenza di antiche cicatrici, attribuibili a due giganteschi tsunami avvenuti circa 3,4 miliardi di anni fa.


Uno degli autori dell'articolo, Alberto Fairén, uno scienziato che lavora presso il Centro di Astrobiologia di Madrid e la Cornell University di New York, è certo che i risultati della ricerca sono una conferma definitiva della presenza di grandi oceani su Marte.

Esaminando gli ipotetici tratti costieri del pianeta, gli scienziati hanno rilevato la presenza di lobi, cioè proiezioni che fuoriescono dalla superficie, formate dal deposito di sedimenti, delle dimensioni di centinaia di chilometri, sia in lunghezza che in larghezza. Formazioni analoghe, seppur di dimensioni più piccole, si osservano anche sulla Terra, a seguito di uno tsunami.

Ad averle provocate sarebbero stati appunto due enormi tsunami: uno più antico, che avrebbe interessato una superficie di 800 mila km. quadrati ed uno più recente che avrebbe inondato una superficie di un milione di chilometri quadrati.

Il primo tsunami si sarebbe tirato dietro dei massi di oltre 10 metri. L'acqua, ritornando poi nel suo alveo naturale per effetto della gravità, avrebbe creato molti canali di grosse dimensioni, lunghi fino a 20 km e larghi più di 200 metri. Un fenomeno registrato anche in concomitanza degli tsunami terrestri.

Nel periodo intercorso fra i due tsunami il clima su Marte sarebbe cambiato, diventando molto più freddo. Lo conferma il fatto che i lobi formatisi a seguito del secondo tsunami avrebbero contenuto molto ghiaccio e l'acqua sarebbe congelata sulla superficie senza potersi ritrarre.

I ricercatori hanno attribuito gli tsunami a dei meteoriti, il cui impatto avrebbe generato dei crateri larghi 30 km e provocato onde di almeno 50 metri.  Sembra che l'impatto di meteoriti sia stato un fenomeno destinato a verificarsi ogni 30 milioni di anni su Marte.

Antonio Gui
nella categoria Scienza e Tecnologia
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