Il Procuratore generale Barr non va a testimoniare davanti al Congresso sul rapporto Mueller: il Russiagate non è ancora storia

Il Procuratore generale Barr non va a testimoniare davanti al Congresso sul rapporto Mueller: il Russiagate non è ancora storia

Per la presidente della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, Nancy Pelosi, il Procuratore generale (ministro della Giustizia) William Barr avrebbe commesso un reato rifiutandosi di comparire davanti alla Commissione giustizia della Camera. Barr era stato chiamato a dare spiegazioni in relazione al rapporto redatto dal consigliere speciale Mueller, frutto di un'indagine durata ben 22 mesi, in merito alle interferenze della Russia sulle elezioni americane del 2016, volte a favorire l'elezione di Trump.

All'accusa della Pelosi ha replicato la portavoce del dipartimento di Giustizia, Kerri Kupec, che l'ha definita "spericolata, irresponsabile e falsa".

Oltre a pretendere che Barr mettesse a disposizione del Congresso il rapporto Mueller nella sua interezza, senza le omissioni da lui giustificate per motivi di sicurezza nazionale, i membri della Commissione giustizia volevano altri chiarimenti su due situazioni collegate alla pubblicazione del rapporto.

La prima riguarda il fatto che il Procuratore Barr abbia mentito al Congresso, dichiarando di non esser stato a conoscenza delle preoccupazioni, preventivamente manifestategli da Mueller, per l'interpretazione del suo rapporto, che non escludeva completamente, come invece si sarebbe potuto intendere, ogni coinvolgimento di Trump nel Russiagate.

La seconda è relativa al fatto che Barr abbia omesso di menzionare una lettera da lui ricevuta il 27 marzo, in cui Mueller si lamentava esplicitamente del fatto che la rappresentazione delle risultanze del rapporto, riassunta da Barr all'opinione pubblica, non fosse stata corretta.

Trump, da parte sua, tramite interviste (a Fox News) e tweet definisce chiusa la vicenda Russiagate, dichiarando che ci sono questioni più importanti da affrontare.

 


Ma i democratici hanno aperto anche altri fronti contro Trump. In uno di questi hanno chiesto a Deutsche Bank di consegnare tutta la documentazione su conti, transazioni, documenti finanziari riguardanti Trump, i suoi familiari e le sue aziende. La Banca si è detta disponibile a dar seguito alla richiesta, ma gli avvocati di Trump si sono opposti portando la vicenda in tribunale.

Come è facile intuire, nonostante Trump cerchi di far credere all'opinione pubblica americana che i fantasmi di un possibile impeachment, che lo hanno accompagnato lungo il percorso del suo mandato siano ormai un ricordo del passato, in realtà non è così.

I democratici, dal canto loro, sono preoccupati che un'eventuale messa in stato di accusa del presidente non possa poi trasformarsi in un boomerang, finendo per favorirlo nella corsa alle presidenziali del 2020. Ma in ogni caso non smetteranno di provarci. Infatti, se riuscissero ad acquisire documenti sufficientemente imbarazzanti per Trump, potrebbero essere in grado di minarne l'immagine e la credibilità, mettendone così a rischio la rielezione.

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