Decreto Dignità e Santanchè: a lei non piace, chissà... perchè

Decreto Dignità e Santanchè: a lei non piace, chissà... perchè

Dopo il titolo rimato, ecco pescato dalla rete un parere sui movimenti del parlamentare Di Maio. Va da se che non esiste probabilmente alcuno che non abbia sentito parlarne; si sta facendo riferimento al decreto Dignità, uno dei primissimi provvedimenti dei 5 Stelle che, pur tallonati da una Lega che si è liberata dello scomodo ‘Nord’ nella definizione (mossa astuta ma parente stretta di quel ‘Il lupo perde il pelo ma non il vizio’…) e che cerca di far cassa, si auspica prosegua per la sua strada. Comunque, ecco il riassunto.

Dodici articoli. Quello approvato lunedì sera dal Consiglio dei ministri col nome di decreto Dignità porta con sé tra le misure più impattanti una stretta sui contratti a termine, i licenziamenti con la previsione della nuova maxi-indennità di 36 mesi e le delocalizzazioni. Ancora si provvede al restyling del redditometro e l'abolizione dello split payment per i professionisti, più lo stop alla pubblicità per il gioco d'azzardo.

Bloccati anche i controlli da redditometro per gli anni d'imposta dal 2016 in avanti, in attesa di nuovo decreto ministeriale. Perché il provvedimento diventi operativo è necessaria la firma del presidente della Repubblica, che in questi giorni si trova in visita di Stato nei Paesi Baltici. Da quel momento si avvierà il passaggio nei due rami del Parlamento che avranno 60 giorni per procedere all’approvazione definitiva.

L’abitudine è la più infame delle malattie, perché ci fa accettare qualsiasi disgrazia, qualsiasi dolore, qualsiasi morte.”

(Oriana Fallaci, scrittrice)

È crudelmente vero: l’abitudine è una vera e propria patologia. Se non fossimo abituati a certe affermazioni – ormai la ‘stirpe’ ha plagiato tutta la società – ci si dovrebbe indignare a una Santanchè che, nella puntata di Agorà Estate di oggi, ha affermato che il Governo dovrebbe occuparsi dei problemi degli imprenditori: altro che decreto Dignità. Ma la gente è occupata a seguire un campionato mondiale dove non compare nemmeno quell’Italia fatta da ‘poveri’ calciatori milionari.”

(Mimmo Parisi, songwriter)

Categoria Politica
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