TACCUINO #47

Introduzione: Una Stortura Esistenziale

Il concetto di "criminale di specie" rappresenta una categoria che trascende la mera dimensione normativa o psicopatologica, immergendosi in un'analisi ontologica di complessità radicale. Questa figura incarna un'anomalia materiale capace non solo di destabilizzare l'ordine sociale, ma anche di sovvertire l'equilibrio intrinseco del tessuto vitale da cui prende forma. Non basta identificarlo come un trasgressore delle norme o un individuo affetto da cosiddetti "disturbi psicologici": il criminale di specie è un agente di discontinuità esistenziale, un'entità le cui azioni minano le fondamenta stesse delle relazioni tra vita, materia e struttura. Tale definizione sfida le categorie convenzionali, richiedendo una comprensione che attinga a un'ontologia critica e materiale.

Ci proponiamo di esplorare la fenomenologia del criminale di specie senza edulcorazioni metaforiche né narrazioni consolatorie. L'obiettivo è penetrare le dinamiche della sua manifestazione, offrendo un ritratto crudo e dettagliato delle sue azioni e delle implicazioni esistenziali. Attraverso un approccio interdisciplinare, si cercherà di mostrare il mostro nella sua interezza: non come una deviazione isolata, ma come una possibilità radicata nel substrato stesso della vita organica.

 

Parte I: Definizione e Caratteristiche del Criminale di Specie

1.1 Una Devianza Ontologica

La devianza del criminale di specie trascende le lenti tradizionali della criminologia o della psicologia. Essa si manifesta come una disarticolazione intrinseca alla biologia, un collasso dell'ordine vitale che si traduce in negazione e disgregazione. Trattiamo di aberrazione ectopica. Questo soggetto non si limita a violare regole prestabilite, ma destruttura il campo stesso delle possibilità relazionali e ontologiche. La sua azione si colloca in uno spazio liminale tra il possibile e l'impossibile, rendendo la sua figura una sfida radicale alle categorie dell'essere.

 

1.2 Elementi Costitutivi

Sadismo Ontologico: il sadismo del criminale di specie non si limita alla soddisfazione personale, ma rappresenta un’espressione sistematica di negazione dell’essere. Esso traduce la distruzione fisica e psicologica in una dichiarazione di discontinuità esistenziale.

Manipolazione Materiale: attraverso efferata violenza, il criminale trasforma il corpo della vittima in un luogo di dominio assoluto. La sua azione riduce la materia a un oggetto privo di autonomia e identità.

Negazione e Distorsione: la capacità di creare un universo parallelo di inganni frammenta la realtà percepita dalla vittima, amplificando il disorientamento e l'impotenza.

Mostrare il Mostro

La manifestazione del criminale di specie si distingue per la normalizzazione della sua devianza. Ogni gesto, nella sua apparente banalità, trasforma il perturbante in una presenza familiare. Il mostro si configura non come un'eccezione, ma come una possibilità latente nell'ordinario.

Parte II: Dinamiche della Crudeltà

2.1 Abuso Fisico e Mentale

L'abuso, per il criminale di specie, è un linguaggio attraverso cui imprime la propria essenza. Ogni atto di violenza è una traduzione materiale della sua volontà di negazione. La vittima non è solo danneggiata, ma trasformata in un supporto su cui si inscrive la disgregazione sistematica dell'identità.


2.2 Il Ghigno del Mostro

Il ghigno del criminale di specie simboleggia una separazione radicale da qualsiasi dimensione empatica. Questo sorriso deformato rappresenta il trionfo della distruzione sull’etica, fungendo da sigillo del perturbante e rendendo visibile la distanza incolmabile tra il mostro e l'"umano".

«Capiamo qui il territorio periglioso. È dunque di non facile comprensione la sottile linea tra il concreto e l'astratto. Si badi a non deviare lente dall'osservazione della stessa cosa e della cosa stessa. L' "umano" può esser definito in molti modi. Forse con sensibilità potremmo meglio intendere e far intendere che mostro non è rappresentazione fantastica di penna, nel linguaggio più caro al tal (pare) D'Isigny e al suo Mortimer Mouse, o simili. Il nostro mostro, è essere umano, non personaggio immaginario, e lontano dall'immaginario che spinge muovendo a idealizzazioni di criminali da tv e pellicola». 

 

Parte III: Il Corpo della Vittima


3.1 Territorio e Oggetto

Il corpo della vittima diventa il teatro della violenza. Ogni cicatrice è una testimonianza materiale del dominio esercitato dal criminale di specie. Il corpo è ridotto a un territorio da colonizzare, visto privo di soggettività e autonomia.

«Siamo dentro un ciclo di ripetizione, una struttura cellulare che estende l'aspetto comportamentale al calcolo e alle valutazioni utili alla soddisfazione delle perversioni sessuali (il motore avviato più narcisistico del narcisista). Lo schema segue ritualità e culto, nella prova di magnificenza idealizzata nella conquista, il che porta all'autoapprovazione del danno, nell'irreparabilità dell'architettura più prossima alla vita». 

3.2 L’Annichilimento

L'annichilimento operato dal criminale è totale: si estende dalla dimensione fisica a quella ontologica. La vittima è frammentata in detriti esistenziali, incapaci di ricomporsi autonomamente. La ricostruzione richiede una resistenza deliberata e una ricomposizione strutturale.

 

Parte IV: Materia e Decomposizione


4.1 Il Mostro come Entropia

Il criminale di specie si configura come agente di entropia, accelerando la dissoluzione delle strutture vitali. Ogni azione è orientata a ridurre l'ordine al caos, incarnando la degenerazione universale e la fragilità intrinseca dell'equilibrio materiale.

4.2 Marciume e Squallore

Il marciume associato al criminale non è solo fisico, ma ontologico. Ogni sua azione contamina la realtà, lasciando una traccia di corruzione che si estende oltre il piano immediato. Questo squallore non è accidentale, ma costitutivo della sua essenza.

 

Parte V: Conseguenze e Ricostruzione


5.1 Riparare l’Essenza

La ricostruzione della vittima richiede un processo radicale di resistenza e ricomposizione identitaria. Questo atto di rigenerazione è una lotta contro l’entropia, un'opposizione deliberata alla disgregazione.

5.2 Superare la Giustizia

Le categorie convenzionali di "giustizia" si rivelano inadeguate. È necessaria una prospettiva che riconosca la profondità del danno e promuova una rigenerazione che superi la mera punizione. La giustizia, in questo contesto, diventa un processo di restaurazione esistenziale.

 

Conclusione: Mostrare il Mostro

Questo taccuino non si limita a descrivere il criminale di specie, ma lo espone nella sua interezza. La figura che emerge è quella di un’entità perturbante che sfida le fondamenta dell’umano, dentro le stesse. Mostrare il mostro significa affrontare l’orrore senza veli, rendendo visibile ciò che normalmente rimane celato.