Polemiche a non finire sulla partecipazione dell'editore fascio/sovranista al Salone del Libro

Polemiche a non finire sulla partecipazione dell'editore fascio/sovranista al Salone del Libro

Polemiche a non finire sulla partecipazione della casa editrice Altaforte al Salone del Libro di Torino, che si tiene nella città piemontese dal 9 al 13 maggio.

Ormai è noto all'universo mondo che Altaforte è la casa editrice che ha pubblicato il libro Io sono Matteo Salvini. Intervista allo specchio, di Chiara Giannini, arricchito, si fa per dire, dalla prefazione di Maurizio Belpietro.

Il titolare di Altaforte è certo Francesco Polacchi (nella foto), attivista di CasaPound, che ama dichiararsi apertamente fascista, compiacendosi piuttosto palesemente dell'effetto provocatorio di questa sua affermazione.

Ci tiene a precisare che il suo essere fascista non significa che di tenore fascista sia anche la sua casa editrice, anzi lo esclude decisamente. Al massimo può ammettere che abbia una posizione sovranista, termine che si vanta di aver coniato lui stesso.

Ora, l'elenco delle opere pubblicate da Altaforte sembrerebbe smentirlo, essendo nella stragrande maggioranza testi che hanno a che vedere col fascismo e con suoi esponenti, con in testa Mussolini. A meno che sovranista non sia in realtà un sinonimo di fascista e, dato che Lega e Fratelli d'Italia l'hanno fatto proprio, la cosa non ci lascia molto tranquilli.

Il libro sulla vita e le opere di Salvini, con la copertina che lo ritrae in atteggiamento minaccioso, con occhi semichiusi che scrutano in lontananza quasi per individuare un ennesimo nemico da combattere (la ricerca di nemici è ormai un riflesso condizionato per lui, vista la loro efficacia per la sua propaganda politica), non sembra essere al momento una iniziativa editoriale di grossa rilevanza.

Lo stesso Polacchi ci ha informato di aver stampato solo 5000 copie. Non molte per la biografia del leader di un partito, che stando ai sondaggi può vantare il consenso di quasi il 40% degli italiani. Forse lo stesso Salvini ed il suo editore non nutrono grosse aspettative sul livello di alfabetizzazione di questa fetta della popolazione.

Il vero problema qui è che un leader politico, che ricopre un ruolo istituzionale importante come quello di ministro dell'Interno, abbia accettato che la sua biografia fosse pubblicata dalla casa editrice del fascista Polacchi.

Intellettuali e pseudo tali, invece, si dividono sull'opportunità o meno di accettare Altaforte Edizioni fra gli espositori del Salone del Libro o, come alternativa strettamente correlata, se è il caso che gli altri espositori prendano parte alla manifestazione, una volta accertata la presenza dello stand fascista, pardon sovranista.

Una sorta di falso problema, su cui si può dire tutto e il contrario di tutto, nessuno ha pienamente torto o ragione nel sostenere l'una o l'altra posizione.

Però, su alcune affermazioni un giudizio netto si può o si deve esprimere, come preferite. Ad esempio, su queste parole del comitato di indirizzo del salone, diretto da Nicola Lagioia:

"La Legge Scelba del 1952, coordinata con la Legge Mancino del 1993, sanziona e condanna chiunque propagandi idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico, rendendo reato in Italia l'apologia di fascismo. Materia della magistratura, quindi, è giudicare se un individuo o un'organizzazione persegua finalità antidemocratiche. È pertanto indiscutibile il diritto per chiunque non sia stato condannato per questi reati di acquistare uno spazio al Salone e di esporvi i propri libri..."

Il fatto che non ci sia stata né una denuncia, né una condanna non significa che la legge non sia stata infranta. Viviamo in tempi in cui formazioni di estrema destra godono di condizioni favorevoli e di un certo livello, purtroppo crescente, di impunità.

A Roma l'immobile occupato da CasaPound non è stato sgomberato, al contrario di altri nelle stesse condizioni. Questo significa che è occupato legalmente e che i suoi occupanti non hanno infranto la legge? Certamente, no. Allora se esistono queste disparità, un cittadino ha il diritto o forse il dovere di farsi una sua opinione e di agire di conseguenza. Trincerarsi dietro una magistratura o delle forze dell'ordine inadempienti non ti giustifica nell'accettare Altaforte come espositore.

Una contraddizione si riscontra anche nella parte successiva del comunicato del comitato di indirizzo dove si legge:
"...indiscutibile è il diritto di chiunque di dissentire, in modo anche vibrante, dalla linea editoriale perseguita da un editore e dai contenuti dei libri da esso pubblicati. Quale migliore occasione del Salone stesso per affermare questa posizione promuovendo il dibattito sul tema."

Questo diritto se l'era preso Christian Raimo, insegnante e scrittore dichiaratamente di sinistra, consulente di Lagioia, che aveva scritto in un post:
"..nell'ultimo anno le cose sono cambiate. I neofascisti si stanno organizzando. Matteo Salvini è....organico a quel mondo".

Secondo Raimo le idee fasciste/sovraniste del leader della Lega sono sostenute da giornalisti e commentatori organici al governo, fra cui, scrive Raimo, Alessandro Giuli, ex condirettore del Foglio e direttore di Tempi, Francesco Borgonovo, vicedirettore di La Verità, Adriano Scianca, responsabile culturale di CasaPound Italia e l'editore Francesco Giubilei.

Nonostante tutte le garanzie di espressione contenute nelle esternazioni del comitato editoriale, Raimo ha dovuto cancellare il post. Ma questo non bastava e si è dovuto anche dimettere.

Purtroppo, una cosa è teorizzare la libertà di espressione, una completamente diversa è resistere alle pressioni del governo e dei finanziatori della manifestazione.

 

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