La piazza di Castello di Godego, un piccolo paese nel trevigiano, nella mattina di sabato si è svegliato con la tragica notizia di un omicidio- suicidio. Un padre che ha ammazzato il figlio di 2 anni, ritrovati all’interno dell’abitazione dal nonno, che ha chiamato i carabinieri. La madre, in quel momento, era fuori casa e alla notizia è stata colta da malore. 

Chiediamo il parere alla dott.ssa Maria Rosaria Palmigiano, psicologapsicoterapeuta, consulente per il Ministero della Giustizia.
 

Dott.ssa Palmigiano, qualche settimana fa, poco distante, a Carmagnola, nel torinese, era accaduta una tragedia simile, di cui lei aveva già parlato in una precedente intervista, dove aveva perso la vita un bimbo di 5 anni insieme alla sua mamma. Sì, questa volta, a differenza di quel tragico evento, in cui la “motivazione” venne attribuita a problemi legati alla separazione dei genitori, qui invece sembrerebbe da ricondurre a problematiche di salute del bimbo: un figlicidio definito di tipo “altruistico”, in cui la morte viene vista come l’unico modo per salvare il proprio figlio da un mondo minaccioso e senza scrupoli. Non sapremo però mai quanto proprio la nascita del bimbo con problemi significasse per il padre “un fallimento individuale”.


Un gesto premeditato?
Direi proprio di sì. L’azione, a mio avviso, è stata lucida ed eseguita con volontà. Me lo fa pensare anche il fatto che il padre avesse lasciato sul tavolo del salotto un lungo scritto in cui spiega il folle gesto.

Non risulta che il padre del piccolo Massimiliano avesse problematiche psicologiche o psichiatriche che potessero far pensare ad un gesto così folle. Cosa è accaduto nella sua mente?
E’ vero, non risulta avesse problematiche note di pertinenza psicologica e /o psichiatrica, ma non escudo però che potesse avere “un’ideazione “prevalente o dominante” sulla condizione di salute del piccolo che si imponeva sugli altri pensieri, perché accompagnato da una particolare carica affettiva. Un’overthinking, un mix di pensieri sul futuro di Massimiliano che si aggrovigliavano continuamente nella testa. Tuttavia, pur provando a dare delle spiegazioni criminologiche agli infanticidi, sia che vengano agiti per mano di un padre, sia di una madre, credo che rimangano sempre uno delle azioni omicidiarie più aberranti e contro natura.