Quello che l'Istat e Renzi si sono dimenticati di dirci sul dato dei 23 milioni di occupati

Quello che l'Istat e Renzi si sono dimenticati di dirci sul dato dei 23 milioni di occupati

Questi sono i fatti, il resto sono chiacchiere... questo è il risultato del Jobs Act, dal 2014 (sic!) abbiamo creato un milione di posti di lavoro... e via di questo passo.

Questo il tenore dei commenti inviati via social dal segretario del PD, ex presidente del Consiglio, Matteo Renzi all'ultima rilevazione Istat, relativa a luglio 2017, sull'occupazione in Italia.

Tra i dati pubblicati, quello che più aveva fatto esaltare Matteo Renzi era quello relativo al numero degli occupati, pari a poco più di 23 milioni di unità, tornato allo stesso livello del 2008.

Quello che però l'Istat e Renzi si sono dimenticati di dirci, e lo ha fatto invece la Cgia di Mestre, è che il monte ore lavorate è però diminuito di oltre 1,1 miliardi (-5 per cento).


Nei primi 6 mesi del 2008, infatti, gli occupati in Italia avevano lavorato un totale di 22,8 miliardi di ore, mentre nel primo semestre di quest’anno quel numero è sceso a 21,7.

Qual è la causa di questo dato?

"In buona sostanza - in base a quanto afferma l’Ufficio studi della CGIA - se a parità di occupati sono diminuite le ore lavorate, rispetto al 2008 i lavoratori a tempo pieno sono scesi e, viceversa, sono aumentati quelli a tempo determinato (contratti a termine, part time involontario, lavoro intermittente, somministrazione, etc.)."

Infatti, nel 2008 i dipendenti full time erano l’86 per cento del totale, oggi, quel valore è sceso all’81 per cento, mentre i dipendenti a tempo determinato, invece, sono aumentati dal 14 al 19 per cento, causando una contrazione nella produttività del lavoro molto importante sia nei servizi (-3,1 per cento), che nelle costruzioni (-7,1 per cento), settori che danno lavoro al 79 per cento del totale dei dipendenti presenti in Italia.

Di conseguenza, anche la retribuzione media per occupato ha registrato una forte contrazione: tra il 2008 e il 2016 è diminuita, al netto dell’inflazione, del 3,4 per cento.

Questo è quanto ha dichiarato in merito il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo: «Nonostante abbiamo recuperato gli occupati che avevamo prima della crisi, ciò è avvenuto a scapito della qualità dei nuovi posti di lavoro e della diminuzione della produttività nei settori più importanti che hanno trascinato verso il basso anche i livelli retributivi pro capite

"Oltre a ciò - ricordano dalla CGIA - rispetto alla situazione pre-crisi l’Italia deve recuperare tra i principali indicatori economici 3 punti percentuali di consumi delle famiglie, 5,8 punti di Pil, 7 punti di reddito disponibile delle famiglie e ben 24,4 punti di investimenti!"

Mario Falorni
nella categoria Economia
Attendere...