Backstop: perché è stato introdotto e quali problemi crea alla Brexit

Backstop: perché è stato introdotto e quali problemi crea alla Brexit

A rendere difficile una soluzione che garantisca tutte le parti in relazione all'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea, è il cosiddetto "backstop", inteso a garantire il libero scambio tra l'Irlanda del Nord, parte del Regno Unito, e  l'Irlanda, motivo principale del voto contrario espresso un paio di settimane fa dal Parlamento britannico 

Alla Camera dei Comuni, Theresa May proporrà ai parlamentari una soluzione al riguardo, nella speranza di riuscire ad ottenerne l'approvazione, anche se non si capisce quali possano essere i margini di manovra della premier, dal momento che a Bruxelles continuano a dichiarare che non è loro intenzione rivedere quanto già concordato in precedenza.

Visto che per quanto riguarda il futuro è impossibile fare previsioni, cerchiamo almeno di capire che cos'è il backstop.

Nel 1998, la Gran Bretagna, l'Irlanda e l'Irlanda del Nord siglarono l'accordo chiamato del Venerdì Santo con cui posero fine ad anni di violenze legate alla questione dell'Ulster. In seguito all'accordo, i controlli al confine terrestre di 500 km tra le due "Irlande" cessarono e vennero sostituiti con apposite norme che hanno dato vita ad uno statuto speciale per l'Irlanda del Nord.

L'equilibrio politico ed economico raggiunto verrebbe adesso sconvolto con una chiusura dei confini dovuta alla Brexit che, di conseguenza, rischierebbe anche di provocare un ritorno al clima di violenze del passato.

Per la premier May, il periodo di transizione previsto dopo la Brexit, in cui vi sarebbe il mantenimento dello status quo per un arco di tempo compreso tra i 20 e i 44 mesi, dovrebbe consentire di trovare un accordo doganale e commerciale con l'Ue, tale da garantire condizioni simili a quelle attuali, senza bisogno di controlli intrusivi sulle merci alla frontiera, compresa quella irlandese.

Il governo irlandese, sostenuto dal resto dell'Ue, ha preteso però una garanzia nel caso in cui i negoziati sopra descritti fallissero e non si arrivasse ad un accordo doganale e commerciale tra Regno Unito ed Unione europea.

Ecco così che nasce il backstop, accettato dalla May lo scorso novembre, in base al quale il Regno Unito rimarrebbe nell'Unione doganale europea a meno che e fintantoché non si trovino soluzioni alternative.

Per Bruxelles, tale soluzione avrebbe dovuto essere applicabile solo all'Irlanda del Nord e non al resto del Regno Unito. Ma Theresa May e il partito filo-britannico di Belfast hanno invece preteso che il backstop valesse per tutta la Gran Bretagna, per evitare qualsiasi possibile futuro appiglio che permettesse all'Irlanda del Nord di giustificare la richiesta di un'unione con l'Irlanda.

Nella precedente votazione la Camera dei Comuni ha bocciato l'accordo sulla Brexit per come il backstop era stato pensato, temendo che  così  la Gran Bretagna potesse rimanere soggetta alle regole sugli scambi commerciali imposte dall'Ue, anche dopo la Brexit, che in tal modo avrebbe perso ogni significato!

Adesso nessuno è in grado di sapere come la premier riuscirà a trovare una soluzione all'attuale stallo, considerando che in Europa non ci sono segnali per rivedere quanto già concordato e siglato.

Pertanto, rimane lo spettro della cosiddetta "hard Brexit" con l'interruzione traumatica, a partire dalle ore 23 del 29 marzo, delle relazioni commerciali attuali, un eventualità che avrebbe conseguenze drammatiche, soprattutto per il Regno Unito.

Ieri, ad esempio, le principali catene di supermercati che operano in Gran Bretagna hanno scritto, congiuntamente, una lettera in cui avvertono il Governo che in caso di un'uscita dall'Ue senza un accordo non sarebbero in grado di assicurare la fornitura di prodotti freschi, soprattutto frutta e verdura e, in ogni caso, di non poterlo fare mantenendo i prezzi attuali.

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