Esteri

All‘ONU si discute di crisi climatica e conflitti collegati


Crisi climatica e conflitti si stanno alimentando a vicenda sempre di più perpetuando la fame e la povertà. Sono necessarie azioni urgenti e soluzioni innovative per affrontare l’insicurezza alimentare globale secondo quanto sostenuto dal vicedirettore generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), Beth Bechdol, nel corso del dibattito ad alto livello del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

L’evento ONU intitolato “L’impatto del cambiamento climatico e dell’insicurezza alimentare sul mantenimento della pace e della sicurezza internazionale” è stato presieduto dal presidente Mohamed Irfaan Ali della Guyana, alla presenza di oltre 80 Stati membri. Il Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha pronunciato il suo discorso di apertura sottolineando che i disastri climatici e i conflitti infiammano le disuguaglianze, mettono in pericolo i mezzi di sussistenza e costringono le persone ad abbandonare le proprie case.

Tra gli altri relatori era presente il segretario esecutivo della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) Simon Stiell e Jimena Leiva Roesch, Responsabile per le iniziative globali e della pace, del clima e dello sviluppo sostenibile presso l'International Peace Institute.

Sono gli agricoltori a sostenere il peso maggiore degli impatti climatici e, nel suo discorso, la Bechdol ha sottolineato che l'aumento delle temperature, il cambiamento dei modelli delle precipitazioni piovose e la maggiore frequenza degli eventi estremi climatici stanno diventando più intensi, compromettendo la sicurezza e la stabilità alimentare.

“La crisi climatica non risparmia nessuno, ma non colpisce tutti allo stesso tempo o allo stesso modo”, ha detto. “Sappiamo che le popolazioni più a rischio sono quelle che dipendono dall’agricoltura e dalle risorse naturali: vivono in zone rurali e sono essi stessi agricoltori”. Il vicedirettore generale ha aggiunto che tali popolazioni sono spessosoggette a controversie derivanti dalla scarsità di risorse naturali. 

Secondo il Rapporto globale sulle crisi alimentari del 2023, 258 milioni di persone in 58 paesi si trovano ad affrontare livelli elevati di insicurezza alimentare acuta (Fase 3 IPC o superiore), con oltre due terzi ovvero con 174 milioni di persone che rientrano in tale categoria a causa del clima e dei conflitti. 

"Il cambiamento climatico annullerà i progressi compiuti nell'alleviare la fame, ma man mano che esso si intensificherà creerà ulteriori disagi e continuerà a essere un motore di conflitto", ha affermato il vicedirettore generale della FAO. Secondo alcune proiezioni, infatti, il 10% dell'area attualmente adatta alle principali colture e al bestiame potrebbe diventare climaticamente inadatto entro la metà del secolo in scenari ad alte emissioni.

A tal fine, Bechdol ha sottolineato la necessità di dotare gli agricoltori e le comunità degli strumenti per prepararsi e rispondere a tali crisi e a riprendersi rapidamente da esse. “Stiamo vedendo i risultati dei nostri sforzi nel costruire la resilienza delle comunità rurali in luoghi come l’Afghanistan”, ha affermato, mettendo in rilievo il calo della popolazione che, in quel paese, sta affrontando una grave insicurezza alimentare. 

Bechdol ha evidenziato l'importanza del Fondo per il Peacebuilding del Segretario Generale, che ha risposto alla necessità di affrontare l'intersezione tra cambiamento climatico e conflitti, e gli effetti di una maggiore competizione per le risorse naturali, ribadendo l'impegno della FAO a sostenere questo tipo di progetti e a rafforzare la collaborazione con i partner.

Il vicedirettore generale ha parlato anche della complessità del rapporto tra cambiamento climatico e conflitti, citando come esempio i conflitti tra pastori nell'Africa occidentale e centrale a causa delle rotte migratorie alterate che stanno causando una crescente concorrenza per le già scarse risorse naturali.

Nello Yemen, la FAO ha implementato il progetto “Acqua per la pace” che ha contribuito a mitigare i conflitti legati all’acqua, con le donne come agenti di risoluzione dei conflitti. Attraverso denaro in cambio di lavoro, le comunità partecipanti hanno protetto aree dove scorre l’acqua durante le piogge e riabilitato i canali di irrigazione. Le comunità agricole si sono impegnate, nell’ambito del progetto, anche a risolvere i conflitti locali sull’assegnazione dell’acqua. 

Poiché il cambiamento climatico e i rischi per la sicurezza che esso comporta non conoscono confini geografici, è necessaria la cooperazione a tutti i livelli per garantire la gestione pacifica e sostenibile delle risorse condivise, ha osservato inoltre la Bechdol.

Cinque azioni fondamentali per affrontare il nesso tra clima e conflitti sono state delineate in ambito FAO: dare priorità agli investimenti per costruire sistemi agroalimentari resilienti ai cambiamenti climatici, attingendo all’adattamento ai cambiamenti climatici, alla riduzione del rischio di catastrofi e ad approcci basati sulla comunità.Richiedere agli enti delle Nazioni Unite di analizzare e riferire regolarmente sui rischi e sui fenomeni associati al cambiamento climatico. Dati e informazioni sono fondamentali per interventi mirati. Migliorare il coordinamento strategico a tutti i livelli e sfruttare i meccanismi esistenti, come il meccanismo di sicurezza climatica delle Nazioni Unite e il meccanismo di coordinamento della sicurezza climatica dell’Autorità intergovernativa per lo sviluppo (IGAD). Assumere consulenti specializzati in clima, pace e sicurezza in più missioni delle Nazioni Unite, in particolare nelle zonesensibili al cambiamento climatico. Creare centri regionali per il clima, la pace e la sicurezza, come fatto dall’Ufficio dell’inviato speciale per il Corno d’Africa. 

La Bechdol ha concluso sottolineando che l'agricoltura non può essere assolutamente trascurata. Si tratta di una soluzione chiave alle crescenti minacce derivanti dal cambiamento climatico, dai conflitti e dal loro impatto sulla sicurezza alimentare. “È tempo di concentrarsi sugli agricoltori, sui pastori, sui pescatori, sui silvicoltori – non possiamo permetterci di lasciare indietro nessuno”, ha affermato.

Autore Carlo Marino
Categoria Esteri
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