Se colti da un improvviso amore e rispetto per la verità, molti editori decidessero di mettere alla porta quei pennivendoli, invertebrati e mercenari, che continuano ad imbarbarire la informazione, di certo molte testate sparirebbero dalle edicole e molti talk show chiuderebbero i battenti da un giorno all’altro.

Da troppo tempo, infatti, il Paese soffre della carenza di giornalisti e commentatori capaci di tener testa ai politici e metterne a nudo malafede, ipocrisie, falsità.

Leggiamo sui giornali ed assistiamo in TV, ad esempio, ad  interviste artefatte nelle quali il cronista di turno pone domande concordate, lasciando che l’intervistato blateri a suo piacimento con monologhi opinabili e senza contraddittorio, e guardandosi bene dal confutare dichiarazioni e asserzioni per lo meno discutibili.

Una prassi, e non è la sola, per fare disinformazione, intossicare il clima e prendere per i fondelli il lettore o il telespettatore, colpa non marginale.

La riprova di quanto la disinformazione di questi pennivendoli da strapazzo sia ipocrita, faziosa ed in malafede ce la forniscono le evidenze di questi giorni. 

Hanno fatto ricorso ad ogni possibile espediente, dall’editoriale al sermoncino televisivo, dall’opinione di un sedicente psicologo al parere del vicino di casa, per mettere sulla graticola il Premier per quel passo falso in conferenza stampa.

Nemmeno una parola, al contrario, per censurare le false e gratuite accuse che, ben prima della conferenza stampa citata, Matteo Salvini e Giorgia Meloni avevano rivolte al Premier ed al Ministro Gualtieri, commettendo il reato di diffamazione aggravata (art. 595 del Codice Penale).

Gli imbesuiti pennivendoli che si sono affrettati a fare da megafono a sconcertanti ridicolaggini come “nuova Caporetto per l’Italia” (Salvini) o “Il Premier è reo del delitto di alto tradimento” (Meloni), non solo si sono resi anch’essi colpevoli di diffamazione, ma sono caduti nel grottesco.

Un grottesco nel quale sono ancora più sprofondati assecondando Matteo Salvini che, dopo aver diffamato Conte con accuse intenzionalmente false, ha avuta la faccia tosta di atteggiarsi a vittima del Premier ed a lagnarsi con il Capo dello Stato.

Non sapremo mai, purtroppo, cosa abbia pensato e cosa gli abbia detto al telefono il Presidente Mattarella, ma è sperabile credere che a quello svergognato piagnone abbia affibbiato almeno un paio di scapaccioni, anche se solo metaforici.