Politica

Matteo Renzi decide per il Congresso senza dare garanzie al Governo sulla data del voto

In una vignetta pubblicata su Il Fatto Quotidiano, Renzi manda affanc..lo Bersani che, a sua volta, rispode con un "vaffan..lo a te". Che cosa vuole riassumere? Molto semplicemente la riunione della Direzione del Partito Democratico che si è svolta ieri. Un riassunto assolutamente perfetto. È quasi inutile aggiungere qualcosa in più, se non per soddisfare la curiosità dei pedanti che vogliono sapere qualche particolare in più che descriva uno spettacolo - quello del PD - che, comunque, sta andando in scena da tre anni.

Ieri, Matteo Renzi, ha terminato il solito discorso di apertura, con la stessa struttura e con gli stessi argomenti, con l'unica variante di confermare quello che già ormai tutti sapevano: la decisione di anticipare il congresso del partito, rispetto alla scadenza di fine anno, che si dovrà svolgere il più presto possibile, in base alla decisione che prenderà l'Assemblea Nazionale che sarà convocata entro il prossimo fine settimana.

Convocare il congresso e definire la data per le primarie entro i primi giorni di maggio non è la volontà, sempre secondo Renzi, di voler andare al voto subito dopo. Almeno questo è quanto ha detto, senza però dare garanzie sul fatto che il PD appoggerà il governo Gentiloni fino alla fine della legislatura.

Insomma, il solito Renzi che cerca di tenersi aperte tutte le strade per sfruttare quella che, politicamente, sia la più vantaggiosa per confermarsi alla guida del PD ed avere poi l'imprimatur implicito come premier alle prossime politiche. Pertanto, se si andrà al voto alla scadenza naturale della legislatura o se questo sarà anticipato, seppur di pochi mesi, non è da sapere.

Bersani, nel suo intervento, oltre ad un congresso che venisse celebrato in tempi meno stretti, aveva chiesto all'Assemblea di esprimersi con chiarezza in merito alle prossime elezioni, con un voto che indicasse con certezza le intenzioni del partito. Secondo Bersani, che vorrebbe andare a votare a fine legislatura per i problemi economici del paese, non fare chiarezza su questo punto significa mettere in ulteriori difficoltà Gentiloni, sia rispetto all'Europa che rispetto ai mercati finanziari.

La tesi di Bersani è stata riassunta in una mozione che però la Direzione ha deciso di non mettere ai voti. In questo modo, i renziani, hanno evitato di far esprimere in qualunque senso i dirigenti del partito in merito all'appoggio al Governo. Un bell'incoraggiamento per Gentiloni e Padoan che hanno assistito al dibattito.

Anche Michele Emiliano, che ha confermato la propria candidatura alla segreteria, nel suo intervento ha detto "chiaro chiaro a Renzi che il congresso col rito abbreviato che ha in mente non consente ai candidati di girare le 100 province italiane e di incontrare gli italiani. E che io mi candido non perché ho la smania di farlo, ma perché dopo le delusioni che lui ha dato al paese credo che la mia candidatura sia necessaria per rendere credibile il progetto per l'Italia che vorrei realizzare assieme a tutti voi."

Così, al momento, a contendersi la segreteria del partito saranno in tre: Matteo Renzi, Enrico Rossi, che già da mesi aveva annunciato la sua candidatura, e Michele Emiliano. In attesa di candidarsi sembra esserci anche Andrea Orlando, che ieri non ha partecipato al voto finale e che ha fatto un intervento auspicando la necessità immediata di un chiarimento all'interno del partito invece di celebrare il congresso. E, secondo alcuni, sarebbe proprio il pericolo di una possibile candidatura di Orlando, non un nemico di Renzi e membro del Governo, che avrebbe indotto Renzi ad anticipare il congresso che adesso si dovrà celebrare il prima possibile.

Il congresso del PD è una procedura che porterà i circoli presenti sul territorio a votare per i candidati in lizza che, nel frattempo, dovrebbero girare in lungo e in largo per l'Italia per promuovere il loro programma. Per questo i tempi accelerati di svolgimento del congresso sono stati ritenuti sbagliati. Una volta che i circoli avranno votato per eleggere i primi tre candidati tra quelli in lizza, questi si presenteranno alle primarie dove saranno i cittadini a scegliere il segretario. Una riunione finale dei rappresentanti del partito sancirà ufficilamente il risultato delle primarie.

La Direzione di ieri, come già accaduto anche in passato, non ha chiarito in alcun modo le tensioni tra maggioranza e minoranza all'interno del PD, tanto che Bersani non ha escluso a priori la possibilità di una futura scissione

Autore Carlo Airoldi
Categoria Politica
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