Ricollocamenti dei migranti, storia di un flop

Ricollocamenti dei migranti, storia di un flop

Che cos’è il ricollocamento? È un meccanismo messo a punto da Bruxelles nel 2015, l’annus horribilis dell’immigrazione in Europa, con oltre un milione di disperati che sbarcò sulle nostre coste, mettendo in ginocchio in particolare i due Paesi in prima linea, la Grecia e l’Italia.

Dovrebbe servire a ricollocare 160mila stranieri provenienti da Italia e Grecia. La commissione europea si gloria del piano come di un successo, ma le cifre sono lì a sostenere il contrario.

Secondo l’Unhcr, I dati che si riferiscono al 31 luglio scorso parlano di solo il 20 per cento dei ricollocamenti dall’Italia andati a buon fine (7935 su 39.600) e del 26 per cento di quelli dalla Grecia (17.457 su 66.400).

Un fallimento che si spiega anche con il rifiuto di molti Paesi ad accogliere anche un solo migrante.

A chiudere completamente le loro frontiere in barba a ogni accordo sono stati soprattutto i Paesi del blocco di Visegrad: Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca e Ungheria.

Ma anche altri Paesi hanno aperto le frontiere a un numero di stranieri inferiore a quello previsto.

La Germania, che in tutta questa vicenda è riuscita a dare di sé l’immagine del Paese dell’accoglienza, in realtà nei due anni ha accolto soltanto il 26 per cento dei migranti che le sarebbero toccati.

La Francia che ora ci fa la morale, fa ancora peggio: solo il 21 per cento realmente ricollocato.

La Spagna che ora si fa bella accogliendo i disperato dell’Acquarius a Valencia solo perché il nuovo governo Sánchez cerca visibilità internazionale, è fermo al 12 per cento, sfigurando anche di fronte al vicino Portogallo, che è ben sopra la media europea con il 47 per cento di ricollocamenti effettivamente realizzati.

Alla fine i paesi più generosi sono quelli della prospera Scandinavia: la Norvegia fa l’en plein con 100 per cento, la Finlandia ci va vicino con l’85 per cento, la Svezia resta un po' indietro, ma è comunque sopra la media continentale con il il 29%, le tre repubbliche baltiche fanno una buona figura con il 43% l'Estonia, il 67% la Lettonia e il 57% la Lituania.

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