Esteri

L'IDF ha assassinato a Gaza tre prigionieri catturati da Hamas il 7 ottobre. Ma non dovevano liberarli?

Testimoni oculari hanno affermato che i carri armati israeliani che a Gaza City circondano il quartiere Zaytoun hanno minacciato di sparare a chiunque, presente all'interno della piazza della chiesa della Sacra Famiglia che ospita più di 600 sfollati la maggior parte dei quali sono cristiani, dopo che due cecchini dell'IDF, questa mattina, avevano ucciso una donna e sua figlia, rifugiate con altri cristiani all'interno del luogo di culto.

A Gaza, e non solo, i sionisti israeliani, oltre a bombardare i civili, sparano a qualunque cosa vedano muoversi nel raggio di azione delle loro armi. E tanto è il loro desiderio di vendetta e di sterminio che finiscono per sparare anche ai propri connazionali.

Era accaduto in Israele poco tempo fa, quando un militare ha assassinato un civile israeliano che con la sua pistola aveva appena ucciso due terroristi palestinesi che avevano compiuto un attentato alla fermata di un autobus. L'uomo si era messo in ginocchio in mezzo alla strada, aveva lasciato andare la pistola e si era messo ad urlare in ebraico che era un cittadino israeliano. Non è servito a nulla: è stato ammazzato.

Più o meno è andata così, ieri, anche per tre dei prigionieri catturati dai miliziani palestinesi il 7 ottobre. Se i tre siano stati liberati o se siano riusciti a fuggire non lo sapremo mai. Si trovavano a Shujayea, un sobborgo orientale di Gaza City, erano a torso nudo e hanno affrontato i militari israeliani "armati" di un bastone su cui avevano fermato uno straccio bianco, che stavano sventolando in segno di resa.

Nonostante non fossero un minaccia, i sionisti gli hanno sparato. Due sono morti sul colpo, mentre un terzo è fuggito, gridando in ebraico di essere israeliano. Non gli è servito ripeterlo neppure a chi lo ha inseguito nell'edificio in cui aveva tentato di rifugiarsi. È stato ugualmente "freddato".

I tre ostaggi uccisi erano Yotam Haim e Alon Shamriz, rapiti dal Kibbutz Kfar Aza, e Samer Talalka, rapito dal vicino Kibbutz Nir Am.

L'aspetto tragicamente ironico della vicenda è che, oltre che per eliminare Hamas, l'IDF ha invaso Gaza per liberare le persone prigioniere delle milizie della resistenza palestinese... mentre invece continuano ad assassinarle! Infatti, se quanto detto in precedenti occasioni da Hamas è vero, altri prigionieri sono stati uccisi a causa dei bombardamenti israeliani.

E a conferma di ciò, questo sabato, le Brigate Al-Qassam, l'ala militare di Hamas, hanno diffuso un videomessaggio in cui le immagini delle persone rapite vengono alternate a quelle degli edifici bombardati e distrutti dall'IDF con un contatore che, a seguito del bombardamento, si incrementa, facendo intendere che quei prigionieri, di cui il volto e la voce sono stati editati per non renderli identificabili, erano ormai morti.

Inoltre, l'accaduto conferma quanto denunciato da testimoni palestinesi che, in diverse occasioni, hanno riferito che i soldati israeliani hanno aperto il fuoco mentre i civili cercavano di mettersi in salvo.

Ma, come commenterebbero qui in Italia i sionisti locali, a partire dai giornalisti del "calibro" di Mieli, questi crimini di guerra sono semplicemente dei tragici "errori" commessi dall'esercito israeliano.

Se non bastassero le violenze di Gaza a dimostrare quale sia il reale scopo del genocidio messo in atto da Israele, ecco il servizio girato nei Territori Occupati dalla giornalista Francesca Mannocchi e mandato in onda nell'ultima puntata del 2023 nella trasmissione Propaganda Live su La7...

La guerra messa in atto da Israele non è tanto per sconfiggere Hamas, quanto per ammazzare quanti più palestinesi possibile per poi scacciarli... prima da Gaza e poi dai Territori Occupati.

Autore Giuseppe Ballerini
Categoria Esteri
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