Il potere al popolo, la democrazia, è la forma di governo che tutti auspicano, perché da tutti viene ritenuta la più giusta. La volontà popolare, in una democrazia, esprime dei candidati che governano un Paese in base al mandato ricevuto tramite le urne.

Già in questa breve sintesi, almeno per quanto riguarda l'Italia, vediamo qualche problemuccio. Negli ultimi anni, quando mai dei politici eletti dal popolo hanno governato rispettando le linee guida del programma presentato in campagna elettorale e sulla base del quale gli elettori avevano espresso la loro preferenza? Non che in passato le cose andassero molto meglio, ma certo mai si erano raggiunti i livelli toccati dal Movimento 5 Stelle. Nel giro di poco tempo i grillini hanno rinnegato tutta la loro storia, comprese le promesse fatte nell'ultima campagna elettorale, con le quali avevano conquistato così tanti consensi. Chi non ricorda il voltafaccia sulla Torino-Lione o sull'Ilva di Taranto?

E che dire poi del fatto che adesso, a decidere che cosa sia meglio per l'Italia e gli italiani è un signore che fino a poco tempo fa ha fatto il banchiere e che non è mai passato al vaglio della volontà popolare. E' stato nominato premier per acclamazione, quasi unanime, dei rappresentanti del popolo. Rimane un mistero il motivo per cui costoro debbano essere convinti che la loro scelta corrisponda ai desiderata dei loro elettori, visto che nessuno aveva prospettato in campagna elettorale un tipo di governo come quello attuale. Anzi c'era chi si strappava le vesti alla prospettiva di governare insieme a Berlusconi o alla Lega, e invece...

Il popolo, a parte le ultime fibrillazioni per le riaperture Covid, sembra aver accettato la situazione, forse convinto dai politici che si trattava di una scelta ineluttabile, che non esistevano alternative e che, alla fine, erano state rispettate le regole democratiche. Lo stesso ha fatto il cane da guardia della democrazia, il mondo dell'informazione, assicurandoci un po' candidamente (in senso voltairiano) che il governo Draghi è il miglior governo possibile.

Ne dobbiamo dedurre che le regole con cui il popolo esercita il potere, almeno in Italia, sono caratterizzate da un'estrema flessibilità e cambiano a seconda del caso... Questa volta il "relativismo" non viene condannato.

Nel nostro Paese abbiamo, dunque, una democrazia flessibile che si adatta alle circostanze, allungandosi e accorciandosi in base alla convenienza del momento. 

E ad oggi far parte del governo era conveniente, molto conveniente per tutti i partiti. C'è da decidere la destinazione dei finanziamenti che arriveranno grazie al Recovery Fund, perché restarne fuori? Sì va bene, bisogna garantire a tutti una fetta della torta, ma meglio accontentarsi di poco, che rischiare di rimanere fuori dal giro. Ma, naturalmente, tutto sempre nell'interesse dei cittadini italiani.

Perfino i populisti nostrani, sempre pronti a soddisfare la pancia degli italiani, pur di sedersi a tavola hanno prontamente rinnegato le loro posizioni su temi quali l'Europa e l'immigrazione.

E sul populismo ci sarebbe da aprire tutto un capitolo sul ruolo che svolge nel contribuire allo stravolgimento delle regole democratiche e al degrado della politica.

Fare politica non è, come molti ormai pensano, un'operazione di marketing, non significa cercare di capire cosa piace la gente e sfornare un prodotto che la soddisfi. Se perdi le elezioni, non vuol dire che la tua proposta era sbagliata, magari solo che gli elettori non erano ancora sufficientemente maturi per comprendere che le tue erano idee giuste e che avrebbero garantito la prosperità del Paese.

Oggi tutti i partiti, non solo i populisti, anche se questi lo fanno in misura maggiore, mirano alla pancia degli elettori e promettono di dar sfogo a quelli che sono i loro istinti primari. Dimenticano che, spesso, i loro elettori non hanno gli strumenti, le informazioni e le conoscenze per valutare cosa è giusto o sbagliato, cosa è davvero nel loro interesse. Il compito di chi li rappresenta è proprio quello di approfondire la natura dei problemi che di volta in volta si presentano e di fare la scelta giusta. Questo richiede preparazione e soprattutto tempo, cosa che non tutti i cittadini hanno, impegnati come sono ad affrontare la quotidianità.

Poi, se il politico avesse anche una visione d'insieme di quello che dovrebbe essere una società più giusta non sarebbe male. Oggi tutti disdegnano le cosiddette ideologie del passato, ma con cosa le hanno rimpiazzate, se non con un confuso pragmatismo, che molto spesso sconfina nell'interesse personale o in quello della propria fazione.

Sembra tutta una inarrestabile corsa al ribasso, come testimoniato anche dal linguaggio stesso ormai adottato da tutti i politici. Dobbiamo farci capire da tutti, questo è diventato l'imperativo comune a ogni partito. Quindi niente ragionamenti complicati, niente argomentazioni un tantino più complesse, niente approfondimenti della realtà che ci circonda, meglio far ricorso a slogan semplici ed efficaci, in uno stile mutuato dagli annunci commerciali. E se ci aggiungiamo anche un presunto antagonista, un nemico che opera a danno della gente comune, ancora meglio.

Ma non è una novità di oggi... Giorgio Gaber, ad esempio, aveva già capito la svolta che stava prendendo la politica e la descriveva così molti anni fa nei suoi spettacoli.