L’Assemblea Generale della Cgil riunita con le Assemblee di tutte le categorie nazionali e dello Spi che si è tenuta il 12 e 13 febbraio al PalaDozza di Bologna è iniziata la campagna per il voto ai quesiti referendari sui temi del lavoro e della cittadinanza in vista della consultazione che si svolgerà in una data tra il 15 aprile e il 15 giugno.
Queste le parole con cui il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, ha promosso l'iniziativa:
"Non sappiamo ancora la data del referendum – ha detto -, ma nei prossimi giorni chiederemo un incontro con il governo e la Presidenza del Consiglio per chiarire quando verrà fissata la consultazione. Sarebbe logico accorpare il referendum alle elezioni amministrative per ottimizzare le risorse pubbliche"."Quel giorno che verrà indicato [per il voto] sarebbe utile che tutti quelli che non hanno la possibilità di poter votare dove risiedono abbiano la possibilità di votare dove sono. Se si ha a cuore la democrazia questo dovrebbe essere un diritto normale che viene garantito a tutti. Così come per tutti gli italiani all'estero che hanno il diritto a votare. Bisogna metterli nella condizione di conoscere per poter decidere di partecipare al voto, applicando tutte le regole democratiche che in questo Paese sono indicate"."Il voto oggi può apparire come una delle scelte più difficili, in un Paese in cui ormai metà dei cittadini non va più a votare. Probabilmente, molti pensano che votare non serva a nulla, che tanto nulla cambia mai e che nessuno si occupi dei loro problemi, costringendoli ad arrangiarsi da soli. Io, invece, credo che il voto sia una battaglia che dobbiamo combattere insieme. Il voto va ribadito e valorizzato: è un diritto individuale fondamentale, conquistato nel tempo e non sempre garantito. È stato ottenuto con la democrazia e, grazie ad essa, per la prima volta è stato esteso anche alle donne, che prima ne erano escluse. È un diritto universale, di tutti”."Pur essendo un diritto individuale, il voto ha una forte dimensione collettiva: se esercitato, può determinare un vero cambiamento. Un voto può essere una rivolta, perché è in grado di generare trasformazioni concrete e immediate"."Se vinciamo il referendum sulla cittadinanza, il giorno dopo il tuo voto avrà garantito questo diritto a 2 milioni e mezzo di persone che altrimenti non lo avrebbero avuto. Lo stesso principio vale per il lavoro, per l’estensione dei diritti e delle tutele contro i licenziamenti ingiusti, per i lavoratori delle imprese con meno di 15 dipendenti e per la lotta alla precarietà. Dire ‘basta’ alla precarietà significa impedire che il contratto a termine diventi una condizione permanente e senza garanzie. Significa affermare che nessuno debba più morire sul lavoro perché, attraverso il sistema degli appalti e subappalti, si perde ogni responsabilità sulle condizioni di sicurezza"."Come vedete, basta un sì e basta andare a votare perché il giorno dopo il cambiamento diventi realtà. Non dobbiamo solo convincere, ma anche ascoltare. La maggior parte di coloro che non votano sono lavoratori e cittadini sfiduciati. A loro dobbiamo parlare, ovunque: sul posto di lavoro, nei bar, nei luoghi di svago. Il nostro obiettivo non è fare un favore a un partito politico, ma restituire dignità a chi lavora e vive in condizioni di precarietà"."Abbiamo cinque milioni di iscritti alla Cgil. Se ognuno di loro convincesse almeno cinque persone, avremmo già 25 milioni di votanti. Questo è il potere dell'organizzazione collettiva"."Attraverso l'uso del referendum e della partecipazione democratica, vogliamo aprire una discussione non solo nel nostro Paese, ma anche a livello più ampio, per rimettere al centro un'idea diversa di libertà. La libertà non è quella del mercato e del profitto. La vera libertà è quella fondata sulla solidarietà tra le persone e sulla giustizia sociale. È un'altra idea di libertà e di democrazia, che mette al primo posto i diritti, l’uguaglianza e la dignità di tutti"."Stiamo affrontando una situazione che rappresenta un vero e proprio passaggio d’epoca. Non si tratta di qualcosa di già vissuto o già visto, ma di una trasformazione profonda, che porta con sé un rischio concreto: la rottura tra il mondo del lavoro e la democrazia. Questo è il tema centrale che abbiamo di fronte. Quando la maggioranza di chi non va a votare non è composta da chi sta meglio, ma da chi sta peggio, significa che c’è un problema profondo da affrontare. Vuol dire che dobbiamo recuperare e ricostruire il rapporto con le persone che vogliamo rappresentare, affinché al centro tornino il lavoro e la persona, e non il profitto o il mercato. Dobbiamo ricostruire una solidarietà capace di restituire ascolto, amicizia e fratellanza tra le persone, perché solo così possiamo rimettere al centro i diritti e la dignità di tutti"."Abbiamo già vinto battaglie difficili in passato, come quella contro l'abolizione dell'articolo 18. Oggi dobbiamo avere la stessa determinazione. Se riusciamo a portare 25 milioni di persone a votare, possiamo cambiare la storia. Nessuno di noi, allora, quando abbiamo deciso tutti insieme di aprire la battaglia e quello scontro, che è quello che portò tre milioni di persone in piazza nel 2002 e portò Berlusconi a ritirare l'intervento sull'articolo 18, nessuno pensava, nel momento in cui l'abbiamo fatto, che sarebbe stata vinta, che c'era la possibilità di farlo. Ma il coraggio che quei dirigenti hanno avuto, non sapendo come sarebbe andata a finire quella battaglia, ha portato a un risultato"."Non possiamo lasciare ai giovani un Paese in cui la precarietà e l'assenza di diritti siano la norma. Il referendum è uno strumento per restituire dignità al lavoro e alla democrazia"."Non solo noi abbiamo la necessità di introdurre e garantire il diritto di cittadinanza, ma se vogliamo tenere in piedi il sistema sociale, se vogliamo dare un futuro alle pensioni, alla sanità pubblica, al lavoro; se vogliamo che il nostro Paese continui a essere un Paese industriale e che sia all'avanguardia dei processi innovativi che oggi sono in corso, noi abbiamo bisogno non solo che aumentino le nascite, ma anche di saper accogliere persone che vengono da altri paesi nel nostro. Abbiamo bisogno della loro intelligenza e della loro competenza. Capite che il valore di ciò che stiamo facendo va al di là dei referendum"."Oggi abbiamo bisogno di rilanciare con forza nel Paese una battaglia per un nuovo modello sociale, fondato sulla giustizia sociale. Pertini diceva che la libertà senza giustizia sociale è solo la libertà di morire di fame. Questo concetto ha una forza, io credo, secca e netta, che parla a tutti"."Abbiamo bisogno che ognuno di noi, nei prossimi mesi e nelle prossime settimane, nel lavoro e nel tempo libero, in ogni luogo, svolga questa funzione. Attraverso il voto e quindi attraverso la democrazia, possiamo costruire un cambiamento che aprirà la strada in Italia e in Europa a un nuovo modello sociale e politico".
Fonte: CGIL, Collettiva