A Roma un devastante incendio ha colpito la concessionaria Tesla di via Serracapriola, in zona Torrenova, alle 4.30 della scorsa notte. Le fiamme hanno distrutto 17 autovetture elettriche e danneggiato parzialmente la struttura, poiché le auto erano parcheggiate in un piazzale al suo interno. Le prime ipotesi fanno pensare ad un atto doloso e vigili del fuoco e polizia sono al lavoro per fare chiarezza sull'accaduto.
Il rogo sembra essere frutto del clima di avversione che aleggia nei confronti del marchio americano da quando Elon Musk, proprietario e amministratore delegato, si è impegnato a fianco di Donald Trump, non solo nella campagna per le presidenziali ma anche in modo diretto assumendo - da consulente - un ruolo diretto nell'attuale amministrazione di Washington, con l'obiettivo di tagliare spese, burocrazia e, soprattutto, impiegati pubblici. Questo ha esacerbato le tensioni, evidenziate da proteste su scala globale.
Due giorni fa, migliaia di attivisti si sono radunati davanti a oltre 200 concessionari Tesla in diverse città europee esortando le persone a disfarsi dei veicoli e delle azioni Tesla. Negli Stati Uniti. Il 27 marzo, a Las Vegas, un uomo è stato arrestato per aver assalito un concessionario Tesla e dato fuoco a cinque veicoli.
Mentre le dimostrazioni anti Tesla, sia violente che non violente diventano sempre più frequenti, la casa automobilistica sta vivendo un periodo di gravi difficoltà anche dal punto di vista commerciale. In Europa i dati di Jato Dynamics indicano che a febbraio Tesla ha venduto meno di 16.000 veicoli, registrando un calo medio del 44% in 25 paesi: i principali mercati dell'UE, Regno Unito, Norvegia e Svizzera. La quota di mercato è scesa al 9,6%, il dato più basso degli ultimi cinque anni. Già a gennaio le vendite avevano subito una flessione del 45%.
Nel frattempo, altri marchi stanno sostituendo gli acquisti di Tesla con marchi come Volkswagen, BMW, Mini, e persino concorrenti cinesi come BYD, Polestar, Xpeng e Leapmotor che hanno registrato aumenti significativi nelle vendite di veicoli elettrici. In particolare, BYD ha superato Tesla non solo in termini di volumi, ma anche di fatturato, chiudendo il 2024 con oltre 100 miliardi di dollari di entrate, a fronte dei 97,7 miliardi di Tesla. Anche se la valutazione di Tesla resta elevata – 780 miliardi di dollari – il calo di oltre un terzo nel prezzo delle azioni nel 2025 non fa che evidenziare l'attuale momento di difficoltà.
Negli Stati Uniti sempre più proprietari di Tesla stanno optando per la permuta dei loro veicoli con modelli di altre case automobilistiche. I dati di Edmunds evidenziano che, al 15 marzo, la percentuale di proprietari di Tesla in cerca di alternative concorrenti ha raggiunto livelli mai visti prima, passando dallo 0,4% di marzo 2024 all'1,4% dell'anno in corso. Inoltre, la ricerca di modelli Tesla sul sito dell'azienda ha toccato il minimo dal 2022.
Al di là degli atti vandalici, la disaffezione verso Tesla non sorprende. Infatti, chi acquista una macchina elettrica lo fa anche, se non in gran parte, per motivi ideologici. E chi vota a destra non è certo un elettore che si preoccupa del cambiamento climatico o dell'inquinamento. Pertanto, perché gli elettori di sinistra dovrebbero compare una Tesla quando il suo maggiore azionista e amministratore delegato promuove e mette in atto politiche di estrema destra, salutando i suoi seguaci alla maniera dei nazifascisti?