Non è ben chiaro se possiamo ancora chiamarlo Movimento 5 Stelle o Movimento Di Maio viste le difficoltà che il capo politico sta attualmente affrontando all'interno della sua stessa forza politica... fibrillazioni che riflettono il non felice momento dei 5 Stelle in base alle scelte politiche fatte finora ed ai risultati ottenuti.

Di Maio è facilmente e "dovutamente" criticabile su molti temi, in relazione a molte sue decisioni e riguardo a certe sue dichiarazioni... però, in relazione all'accordo ArcelorMittal è difficile ritenerlo responsabile.

Di quanto accaduto nel 2018, Di Maio ne fa una ricostruzione di parte, quasi apologetica: «Arcelor Mittal è una multinazionale estera che ha firmato un contratto con lo Stato impegnandosi ad assumere 10.500 lavoratori. Era un contratto discutibile, che la favoriva eccessivamente e che io definii il “delitto perfetto”. Un contratto che provai a revocare nel 2018 e che migliorai, obbligando Arcelor Mittal ad assumere tutti e 10.500 e non solo 8000 come voleva fare all'inizio».

In realtà, le cose andarono diversamente. Non sapendo che pesci prendere, a causa degli impegni elettorali assunti dai 5 Stelle che assicuravano la chiusura degli impianti ex-Ilva, Di Maio, quando si trovò a dover gestire l'accordo con ArcelorMittal per dare il via effettivo al contratto di affitto/acquisto dell'acciaieria - rendendo esecutivo l'esito di una gara già definito in precedenza e non da lui - scelse la via del "temporeggiamento".

Quando mancavano oramai pochi giorni alla scadenza per la firma del contratto per il subentro di ArcelorMittal al posto dei Commissari del Governo, Di Maio mise di fronte azienda acquirente e sindacati e li invitò a trovare un'intesa sui punti che più spinosi, riguardanti soprattutto i livelli occupazionali. Sindacati e ArcelorMittal l'intesa la trovarono, anche se la questione occupazionale rimase piuttosto fumosa e da ridefinirsi meglio in futuro, e l'accordo fu firmato.

Quindi, che di quell'intesa Di Maio sia stato responsabile, anche se lui al tempo se ne prese tutto il merito, non è assolutamente vero. Pertanto, addossare a lui e ai 5 Stelle la responsabilità dell'attuale situazione, anche in relazione al presunto venire meno di una protezione legale dovuta ad una mozione votata recentemente in Parlamento, è del tutto falso.

Per questo - incredibilmente, trattandosi di Di Maio - quanto scritto sulla vicenda ArcelorMittal dal capo politico grillino finisce per essere condivisibile:

«Ora di quei 10.500 ne vogliono licenziare 5000, e altri 1395 sono già in cassa integrazione. E non perché sia venuto a mancare lo scudo penale ma semplicemente perché hanno sbagliato i conti e non sono riusciti ad attuare il piano industriale che loro stessi hanno proposto e con cui hanno vinto la gara pubblica. Mi implorarono di dargli lo stabilimento dicendomi che sarebbero arrivati a 8 milioni di tonnellate. Poi invece hanno scoperto di non riuscire a produrne neanche 4 milioni.

Le multinazionali sbagliano i conti e pure tanto. Ma allo Stato interessano gli impegni.

La prima cosa che voglio dirvi è che in questi giorni si sta consumando una battaglia per la sovranità dello Stato italiano. Se una Multinazionale ha firmato un impegno con lo Stato, lo Stato deve farsi rispettare, chiedendo il rispetto dei patti e facendosi risarcire i danni.

Per questo sostengo l'appello all'unità lanciato oggi dal ministro Patuanelli. Tutte le forze politiche di Governo supportino l'azione del Presidente Conte, che già ieri ha smascherato il primo bluff, portando Mittal ad ammettere che avrebbero licenziato comunque 5000 dipendenti, anche con la reintroduzione del cosiddetto scudo penale.

Mi rivolgo, come ha fatto Patuanelli, anche alle opposizioni ed in particolare a chi si definisce sovranista, perché proprio la loro posizione è controversa.

Victor Orban, il loro idolo, in Ungheria combatte infatti le multinazionali, nazionalizzando addirittura le Banche. Gli mette nuove tasse e li vuole cacciare via dalla gestione di servizi strategici, come gas e luce.

Qui invece come hanno reagito i leghisti alla minaccia di Arcelor Mittal?

Salvini: “Reintrodurre subito l'immunità”. Una resa senza condizioni. Tra un po' gli portano anche la scorzetta di limone. Senza contare che la multinazionale ha già detto che lo scudo non c'entra e che comunque loro lasceranno per strada 5mila persone. Siamo arrivati al paradosso che la multinazionale fa leva sui sovranisti per piegare la volontà dello Stato.

In questi giorni ci sarà da far rispettare la sovranità dello Stato. E non lo potranno fare i camerieri delle multinazionali travestiti da sovranisti. Dovranno farlo le persone di buon senso. Unite e tutte dalla stessa parte, quella della città di Taranto, dei suoi cittadini e dei suoi lavoratori».


Anche il fatto, da parte di Di Maio, di non aver avanzato una qualche proposta concreta su come il Governo debba rispondere, in pratica, ad ArcelorMittal è da considerarsi positivo. Infatti, è il premier che deve annunciare le decisioni del Governo e non i "capi" partito, come avveniva fino a qualche mese.

Che per questo Di Maio sia diventato un politico credibile in grado di proporre e sostenere argomenti logici e concreti non lo affermo. Però, almeno in relazione al caso ArcelorMittal, non lo si può ritenere responsabile.