Cronaca

Un unico virus per due diversi modi di essere cattolici

Questo il messaggio del 17 Settembre 2019 della Regina della Pace (la Madonna di Medjugorje) rivolto al resto del Mondo attraverso il veggente Ivan: 

«Cari figli, vi invito in modo particolare a pregare per le mie intenzioni, in modo che fermiate, mediante le vostre preghiere, il piano di satana sull’umanità, che è ogni giorno più lontana da Dio, invece di Dio mette al primo posto se stessa e distrugge tutto ciò che è bello e buono nelle anime di ciascuno di voi. Perciò, figlioli, pregate, digiunate e fate la volontà di Dio, in modo da essere coscienti di quanto Dio vi ama. Grazie per aver risposto alla mia chiamata».

Secondo don Livio Fanzaga, fondatore e direttore di Radio Maria, la pandemia da coronavirus ha avuto origine in Cina, un paese dove avvengono persecuzioni anticristiane, e poi si è trasferita in Italia, dove il secolarismo sta cancellando i tratti del sacro e le radici della fede nazionale. 

E per questo, la pandemia «si tratta di un ammonimento che ci dice che ci vuole poco per metterci in ginocchio» e che «bisogna tenere sempre in mano la corona del rosario» e che «il tempo dei segreti si avvicina e ci saranno cose terribili, come guerre, epidemie, sconvolgimenti della natura». 

La pandemia da Covid-19, accostata a quelle della peste raccontate prima dal Boccaccio e poi dal Manzoni e all'influenza Spagnola che fece centinaia di migliaia di morti nella prima decade del '900, secondo padre Livio Fanzaga, sarebbe un ammonimento divino per convertire l'umanità alla fede e al ritorno del sacro, per riportare i fedeli sulla retta via, anticipato dalla Madonna di Medjugorie nel messaggio riportato all'inizio.

«La natura è ormai ostile a noi e con questo coronavirus abbiamo aperto gli occhi, perchè è arrivato in un momento propizio, basta ascoltare il messaggio della Madonna di Medjugorie dato a Ivan il 17 settembre, nel quale afferma che si sta realizzando il periodo di Satana».

Quindi l'epidemia, prosegue il sacerdote, è vista come una punizione divina, un segnale di allerta, un avvertimento per indicare ai fedeli di ritornare alla via maestra.


La tesi sopra riportata rispecchia il credo di una fetta importante del mondo cattolico, e non certo solo quello rappresentato dai fedeli, di un Dio paragonato a Giove che, in base al grado di arrabbiatura procuratogli dall'umanità che a lui dovrebbe sempre essere riconoscente e devota, scaglia i suoi fulmini per accoppare un po' di gente in modo che ciò sia poi di ammonimento a chi campa, per farlo così ritornare sulla retta via e farlo rigar dritto in futuro. Un concetto che ritroviamo nei sovranisti che vogliono far affogare i migranti in mare perché ciò faccia da esempio a coloro che ancora non sono partiti, in modo da far loro capire ciò che gli aspetterebbe nel caso volessero intraprendere lo stesso "viaggio".

Ma è questo quello che è scritto nei Vangeli? Secondo il servita Alberto Maggi, biblista, Dio dice cose completamente diverse. Eccone il perché in un suo articolo pubblicato su Il Libraio nell'agosto del 2016: 

«È una bestemmia pensare che Dio, che ha inviato il suo unico Figlio per salvare il mondo, poi lo voglia distruggere a forza di cataclismi. Gesù esclude tassativamente qualunque relazione tra le disgrazie che colpiscono gli uomini e il castigo divino.Puntuali, a ogni calamità emergono i tenebrosi necrofori. Sembra che non aspettino altro che le disgrazie, sono il loro abietto alimento. I necrofori sanno che le loro argomentazioni, tremende quanto ridicole, spietate quanto disumane, non hanno alcun fondamento, ma approfittano del momento in cui le persone sono stordite dal dolore e affogate nella disperazione per scagliare le loro inappellabili sentenze, e il verdetto è sempre quello: è il castigo di Dio! E di motivi a Dio per castigare l’umanità non ne mancano, ha solo da scegliere. C’è del sadico piacere in queste persone nell’affondare il coltello sulla piaga del dolore per rivendicare che avevano ragione: l’immoralità della società, la depravazione dei costumi, l’abbandono della pratica religiosa, che cosa altro potevano portare se non terribili castighi divini? Pur rifacendosi a Dio questi beccamorti mostrano di non conoscerlo minimamente. Dio è Amore (1 Gv 4,8), e nell’amore non c’è alcuna parvenza di castigo. Nel ritratto di Dio che l’apostolo Paolo fa nella Lettera ai Corinti si legge che “l’amore non si adira, non tiene conto del male ricevuto”, che “tutto scusa” (1 Cor 13,5.7), e la buona notizia di Gesù non contiene alcuna minaccia di castighi divini. Il Padre non castiga, perdona, lui è un Dio che nel suo amore arriva a essere “benevolo verso gli ingrati e i malvagi” (Lc 6,35). In nessun brano del vangelo si annunziano castighi per i peccatori, ma si afferma che “Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui”(Gv 3,17). È una bestemmia pensare che Dio, che ha inviato il suo unico Figlio per salvare il mondo, poi lo voglia distruggere a forza di cataclismi. Gesù esclude tassativamente qualunque relazione tra le disgrazie che colpiscono gli uomini e il castigo divino. Nel vangelo di Luca il Signore, commentando il crollo della torre di Siloe sotto le cui rovine morirono diciotto individui, e nel quale le persone religiose erano certe di aver visto il giudizio di Dio, afferma: “Credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme?” (Lc 13,4). Ugualmente nell’episodio del cieco nato, Gesù esclude qualunque relazione tra la cecità e il peccato dell’individuo (Gv 9,3). A quanti vedono una relazione tra peccato e castigo, Gesù annuncia che l’azione di Dio con i peccatori non è punitiva, ma vivificante, e in polemica con Giovanni Battista che aveva annunciato sicuro che “ogni albero che non porta buon frutto, sarà tagliato e buttato nel fuoco” (Lc 3,9), Gesù risponde che lui presta tutte le cure all’albero sterile, e zappa attorno per far prendere ossigeno alle radici, lo concima.Dio crea, non distrugge.Nel mondo primitivo ogni cataclisma era considerato sicuramente un castigo da parte della divinità offesa, e ogni dio aveva la sua specializzazione, c’era il dio dei fulmini (Zeus) e quello delle tempeste (Baal), il dio dei vulcani (Vulcano) e quello dei terremoti (Poseidone). Ma già nel Libro della Genesi viene smentita l’idea del castigo divino. Con la narrazione del diluvio, infatti,l’autore vuole correggere la credenza che metteva in relazione fenomeni atmosferici con l’ira divina, e il Signore stesso assicura che “Non sarà più distrutto nessun vivente dalle acque del diluvio, né più il diluvio devasterà la terra”(Gen 9,12). A riprova della verità della sua dichiarazione, il Signore depone le armi: l’arco di guerra, lo strumento che serviva a Dio per lanciare le saette e punire gli uomini, viene definitivamente deposto. L’arco del Signore non solo non servirà più per punire le persone, ma diventerà il segno dell’alleanza tra Dio e l’umanità: “Pongo il mio arco sulle nubi ed esso sarà il segno dell’alleanza tra me e la terra”(Gen 9,13).Pertanto non c’è da temere alcun castigo da parte di Dio, ma collaborare con la sua azione creatrice per rendere il creato sempre più espressione del suo amore, ponendo il bene dell’uomo come unico valore supremo.»


E voi, se siete credenti, a quale gruppo di cattolici pensate di appartenere?

Autore Angelo Zanotti
Categoria Cronaca
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