Cronaca

Il direttore di Libero Pietro Senaldi ha scoperto l'esistenza del normotipo veneto

«So che qui a Roma non lo si capisce ma nel Nord-Est c'è voglia di autonomia regionale. Loro si ritengono una nazione: hanno la loro bandiera, la loro lingua, hanno anche un "normotipo veneto" che è diverso dal "normotipo italiano".

Non si parla più di razza, però ci sono dei ceppi nell'umanità. E i ceppi veneti sono diversi da quelli italiani. E quel ceppo lo si riconosce.

La faccia di Zaia non la trovi in Calabria, se non si è spostato un veneto in Calabria.

I veneti, insomma, si ritengono un popolo diverso.

Vogliono l'autonomia e solo la Lega li rappresenta».


Nelle parole che il direttore responsabile di Libero, Pietro Senaldi, ha pronunciato a Omnibus (La7) nella puntata del 12 giugno durante una discussione sull'autonomia regionale per sottolineare la diversità dei veneti rispetto agli altri italiani non si dice, ma si sottintende, è che i normotipi veneti siano non solo diversi, ma anche migliori di quelli calabresi e, di conseguenza, di quelli degli altri italiani.

Però, il normotipo veneto, dato che Sinaldi ha la memoria corta, fino agli anni '60, non solo non pensava all'autonomia, ma emigrava persino in Italia dove veniva accolto e aiutato dagli altri italiani... seppur non dotati dello stesso normotipo. Anche quegli italiani che la Lega adesso pretende di rappresentare, dopo aver dileggiato e insultato fino a poco tempo fa.

 

Autore Fabrizio Marchesan
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