Mi sequestri la nave? E io ti denuncio: presentato da Mediterranea un esposto alle Procure di Agrigento e Roma

Mi sequestri la nave? E io ti denuncio: presentato da Mediterranea un esposto alle Procure di Agrigento e Roma

Dieci i punti elencati da Mediterranea Saving Humans in relazione alla vicenda che ha visto protagonista la Mare Jonio nel salvataggio di 98 migranti - tra cui 22 bambini - al largo delle coste libiche, conclusasi con il sequestro amministrativo della nave e una sanzione di 300mila euro per avere violato il divieto di ingresso in acque territoriali, nonostante l'autorizzazione fosse stata richiesta e concessa dalla Capitaneria di porto competente.

Nell'esposto, Mediterranea rivendica la correttezza dell'operato del proprio equipaggio a tutela dei diritti delle persone, in piena conformità col diritto internazionale e con la Costituzione, invitando le due Procure ad effettuare le dovute indagini in modo che ciò venga accertato ufficialmente, valutando, allo stesso tempo, l'effettiva correttezza e liceità delle decisioni prese da alcuni dei massimi vertici del governo in carica fino a ieri, valutandone eventuali estremi di reato, al fine di perseguire e punire a norma di legge chi ne sia autore.


Questo è il testo dell'esposto presentato da Mediterranea Saving Humans:

Si ritiene che la vicenda che ha riguardato la gestione dell'evento SAR del 28 agosto 2019 prima; l'adozione del provvedimento inibitorio di accesso alle acque territoriali in seguito; ed il sequestro amministrativo della nave MARE JONIO e di applicazione di sanzione pecuniaria per l'asserita violazione della diffida ministeriale, per finire, sia segnata da una serie di gravissime omissioni istituzionali; di provvedimenti assunti in difetto delle condizioni di legge e in violazione di obblighi internazionali e di norme di rango costituzionale; di comportamenti di dubbia liceità e fortemente lesivi della integrità psico-fisica, dignità e dei diritti dei migranti soccorsi, dell'equipaggio e di tutte le persone a bordo, con particolare riferimento a:il tentativo di respingere in Libia 98 profughi di guerra in grave condizione di vulnerabilità, vittime di reiterati atti di sevizie e violenze nei campi di detenzione libici, tra cui numerosi bambini e donne in gravidanza, con la consapevolezza di esporli, in tale maniera, al rischio concreto di essere torturati o uccisi;l'omesso coordinamento dell'evento SAR da parte delle Autorità nazionali a ciò preposte, pur essendo state costoro informate, per prime, del soccorso e dunque avendone l'obbligo legale;l'omessa assegnazione del PoS in violazione degli obblighi internazionali e nazionali in tema di salvataggio delle vite in mare;l'emissione del provvedimento inibitorio di accesso nelle acque territoriali da parte dei Ministri competenti in assenza di alcuna istruttoria atta ad accertare la sussistenza delle ragioni di pericolosità per l'ordine e la sicurezza nazionale richiamate nel decreto n. 59/2019 convertito in legge n. 77 e in diretta violazione degli obblighi internazionali e nazionali in tema di salvataggio delle vite in mare;l'ingiustificato trattenimento di tutte le persone a bordo della MARE JONIO – nave, peraltro, battente bandiera italiana, come tale territorio flottante dello Stato – costretti a rimanere sul rimorchiatore contro la loro volontà per 6 giorni in condizioni inumane ben note alle competenti autorità in quanto documentate da sanitari di bordo e ministeriali e dalla psichiatra, dott.ssa Carla Ferrari Aggradi e reiteratamente comunicate alle competenti autorità;il ritardo nell'adozione dei provvedimenti di evacuazione medica pur a fronte dei numerosi solleciti e delle relazioni del sanitari di bordo e ministeriali e della relazione psichiatrica che paventava il rischio, in caso di prosecuzione della permanenza a bordo, di atti di autolesionismo o di reazioni violente, che ha cagionato un progressivo aggravamento delle condizioni psico fisiche dei naufraghi soccorsi fino ad ingenerare condotte autolesive, ansia, panico, disturbi del sonno, rifiuto del cibo e scioperi della fame;l'omessa indicazione di un punto di fonda all'interno delle acque territoriali, in temporanea deroga all'inibizione, per garantire la sicurezza di tutte le persone a bordo della MARE JONIO a fronte dell'allerta meteo diramata dalle Autorità competenti;l'omessa, tempestiva, adozione, da parte delle competenti Autorità, dei necessari provvedimenti a tutela della salute e della sicurezza di tutte le persone a bordo per contenere il rischio di un'emergenza sanitaria e la diffusione di malattie comunitarie, pur essendo stati reiteratamente informati delle precarie condizioni igieniche della MARE JONIO a causa della disfunzione dell'impianto di dissalazione dell'acqua, e della conseguente assenza di acqua corrente, e del rischio di diffusione di malattie comunitarie per l'impossibilità di garantire una corretta igiene personale e degli ambienti;l'aver, come conseguenza delle condotte sopra richiamate, sottoposto i naufraghi soccorsi dalla MARE JONIO a trattamenti inumani e degradanti, fortemente lesivi della loro dignità di persone e dei loro diritti fondamentali, contribuendo ad aggravarne le condizioni di stress psico-fisico al punto da ingenerare reazioni di tipo autolesive, depressive, rifiuto del cibo, ansia e panico;l'adozione del provvedimento di sequestro amministrativo della MARE JONIO e della sanzione pecuniaria per violazione dell'art. 12 comma 6 bis del Decreto Legislativo n. 286/1998, pur a fronte dell'autorizzazione all'ingresso in acque territoriali rilasciata dalle competenti Autorità portuali.”

Categoria Cronaca
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